• on maggio 28, 2021

La Polonia ricorda il card. Wyszynski, “eroe” della fede. A settembre sarà beato

Quarant’anni fa moriva il cardinale polacco Stefan Wyszyński. Fu lui che nel conclave dell’autunno del 1978 disse con voce ferma quel “se ti scelgono, devi accettare”, al suo compagno e amico fraterno cardinal Karol Wojtyla. Qualche giorno dopo, in segno di rispetto, Wyszyński si inginocchiava davanti a Papa Giovanni Paolo II, suo connazionale, di una ventina d’anni più giovane, promettendogli ubbidienza e fedeltà. Virtù mantenute scrupolosamente fino a quando, a causa di una neoplasia diffusa, morì a Varsavia il 28 maggio del 1981. Le solenni esequie di colui che ormai da tutti era già venerato come il Primate del Millennio, avvennero qualche giorno dopo, nella capitale polacca, presiedute dall’allora Segretario di Stato Vaticano card. Agostino Casaroli. A concelebrare, numerosi cardinali e vescovi venuti dal mondo intero. Tra questi anche l’allora arcivescovo di Monaco e Frisinga mons. Joseph Ratzinger. Nulla poterono le autorità della Polonia comunista che, indebolite nella primavera del 1981 dall’insorgere del movimento popolare di Solidarność, dovettero piegarsi al volere del popolo e acconsentire a una cerimonia religiosa pubblica con milioni di fedeli profondamente afflitti per la perdita della “guida spirituale della nazione”. Un evento celebrato a pochi giorni dall’attentato in piazza San Pietro contro Giovanni Paolo II il cui stato di salute ancora era piuttosto precario.

Amore per la patria. Una storia difficile e appassionante quella del porporato polacco. Il cardinale Stefan Wyszyński nasce il 3 agosto 1901 a Zuzela nella regione di Masovia. A 23 anni, il 3 agosto del 1924 diventa presbitero, a maggio del 1946 è ordinato vescovo. A svelare la sua spiritualità sono però gli scritti del tempo della prigionia, negli anni 1953-56. Come ha rammentato di recente l’arcivescovo di Varsavia card. Kazimierz Nycz la storia di Wyszyński è improntata all’unità tra la sua vita e il magistero della Chiesa. Partendo dalle parole “Soli Deo” inserite nel suo stemma vescovile, Wyszyński, ha detto l’arcivescovo della capitale polacca, fu “l’uomo dell’amore per la patria e per la Chiesa, per i nemici e per ogni uomo”. Fu anche “l’uomo della speranza pronto ad affidarsi alla Provvidenza e l’uomo della saggezza capace di guardare avanti, perfino nella prospettiva di centinaia di anni”. Fu “l’uomo della fede, convinto della validità degli atti di fede, e delle manifestazioni quotidiane della religiosità”, e infine anche “l’esempio del sacerdote e del vescovo, dell’uomo operoso, conscio dell’importanza del lavoro per la Chiesa e il popolo”.

Tre anni di carcere. Era il 30 maggio del 1957 quando il card. Stefan Wyszyński prese ufficialmente possesso della sua chiesa titolare romana: la basilica di S. Maria in Trastevere. Nonostante fosse stato nominato cardinale da Papa Pio XII il 12 gennaio del 1953, per oltre tre anni le autorità impedirono al presule di recarsi a Roma per ricevere la porpora. Nel settembre del ’53, a pochi mesi dalla sua elevazione al cardinalato – da lui stesso considerata peraltro non un riconoscimento personale bensì “una medaglia conferita alla Polonia credente e sempre fedele” – le autorità comuniste imprigionarono Wyszyński, isolandolo totalmente dal mondo.

Il regime comunista considerava infatti il neo cardinale un pericoloso nemico.

Negli anni di prigionia, essendo stato durante la Seconda guerra mondiale il cappellano militare dell’Armia Krajowa (Esercito nazionale clandestino, principale movimento di resistenza nella Polonia occupata dalla Germania nazista), Wyszyński, con coraggio e fermezza, si oppose a ogni proposta di collaborazionismo continuando senza sosta nella sua opera di rinsaldamento della fede del popolo polacco.

Legame con Roma. Nel suo diario, si legge di un episodio avvenuto nel 1957 durante il suo viaggio in Italia. Con fervore e fede, Wyszyński racconta che “recandosi nella capitale spirituale della cristianità” portava con sé in dono “una copia dell’effigie miracolosa della Madonna di Jasna Góra Regina di Polonia”. Un’immagine che consegnò al Pontefice “quale simbolo dell’unione della Polonia con la capitale del mondo”. L’assegnazione della basilica in Trastevere come sua sede titolare fu per lui un ulteriore “segno del legame spirituale tra Roma e la sua Polonia”. Fu sempre lui, nello stesso anno, il promotore di un’iniziativa che coinvolse tutto il Paese: una grande novena di preghiera, propedeutica al Millennio del cristianesimo, celebrata a Jasna Góra il 3 maggio del 1966. Un evento al quale invitò il Pontefice di allora, Papa Paolo VI, al quale però, a causa di un deciso rifiuto di accoglienza espresso dalle autorità dello Stato, non poté partecipare.

La visita di Giovanni Paolo II. Emozionante e indimenticabile per lui fu il primo viaggio in Polonia di Giovanni Paolo II, avvenuto nella tarda primavera del 1979. Fu un capolavoro di diplomazia svolto in prima persona dal Primate che riuscì a convincere le autorità comuniste che la visita nella sua terra dell’allora papa polacco non sarebbe stata un problema, bensì, al contrario avrebbe generato solo risultati positivi, e per tutti. In effetti, le parole pronunciate da Papa Wojtyła il 2 giugno del 1979 a Varsavia, durante la messa solenne ufficiata a cielo aperto davanti a milioni di fedeli e per lo più in diretta nella tv pubblica (nonostante il divieto di trasmissioni religiose) cambiarono la Polonia e con essa il mondo. Un cambiamento epocale il cui culmine è conciso con la caduta del muro che divideva l’Est dall’Ovest.

Madre Róża Maria Czacka. Il cardinal Stefan Wyszyński il 12 settembre prossimo sarà proclamato beato. Una cerimonia solenne, fortemente attesa dal popolo polacco che si svolgerà a Varsavia nella stessa piazza dove, nel 1979, parlò Giovanni Paolo II. La stessa piazza dove nel 1981 si svolsero le solenni esequie del Primate del Millennio. Insieme a Wyszyński agli onori degli altari salirà anche Madre Róża Maria Czacka (1896-1961), fondatrice dell’Opera per i non vedenti, la prima in Polonia, e del Centro per i non vedenti a Laski vicino a Varsavia. Madre Czacka e il cardinale Wyszyński si conoscevano, e per un certo periodo, negli anni della guerra, lavorarono insieme. Entrambi si prodigarono a far scorgere agli altri una luce di speranza nella notte più buia. È giusto che non siano dimenticati.