• on Aprile 24, 2022

La Misericordia di Dio è più grande delle nostre miserie e di quelle del mondo intero

Se in questa domenica ci ponessimo davanti all’Altissimo come si pose Mosè, Egli ci direbbe come è scritto nel libro dell’Esodo (34,6):

Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà.

Lo disse, rivelandosi di schiena per salvare la vita del suo profeta che, dinnanzi, allo splendore del Nome avrebbe potuto perdere la vita.
Potremmo allora scoprire la Sua identità, il suo Essere che ha voluto rivelarsi: il Misericorde. La Persona che viene incontro ad ogni persona, oggi, che respiri e viva.
L’accento liturgico cade sull’aggettivo misericordioso.
Se osserviamo però l’ebraico, il Creatore non usò un aggettivo ma pronunciò proprio il suo Nome EL che ritroviamo in molti nomi a noi noti: GabriEL, RaffaEL, MichaEL.
E vi aggiunse Rahum che significa utero.
Ci svela così il suo desiderio di generarci alla vita sempre e comunque, in tutti i passi del nostro esistere, in qualsiasi nostro pensiero e sentimento.
Egli, il Misericorde, genera, dona vita. Ci soccorre. Non ci getta nella storia, nel tempo e poi ci abbandona alle nostre forze, piccole o grandi esse siano.
El Rahum è Colui che mai smette di infondere vita, di accogliere ma anche di donare la libertà perché, una volta lasciato il Suo Utero, quella misteriosa ma feconda vita Trinitaria, diventiamo padroni di noi stessi, assolutamente liberi dinnanzi ad ogni nostra decisione. Fosse anche quella di rivoltarsi contro El Rahum, rifiutare il dono della vita e non accettare di essere rigenerati e portatori, a nostra volta, di una generazione che da Lui parte e a Lui ritorna.
Liberi di rivoltarsi.
Se però anche un minuscolo spiraglio si apre nel nostro sentire ed avvertiamo la nostalgia o il richiamo di El Rahum, scopriamo che mai ci ha abbandonato, mai ha smesso di rinnovarci.
Gesù, il Figlio, ci ha annunciato il Padre che sempre genera, proprio donando la Sua vita per salvarci, giungendo all’obbrobrio della morte di croce.
In questo momento storico la croce si impone costantemente dinnanzi ai nostri occhi: guerre, uccisioni, calamità, pandemie.
Noi crocifiggiamo noi stessi. Come ha ripetutamente affermato Francesco prestiamo ascolto al Caino che è in noi e agiamo di conseguenza.
Esiste una via di uscita che ci faccia scoprire il grembo che ci genera?
Caino, il Caino che sono io stessa e siamo tutti noi e ci logora e ci porta ad atti criminosi ed egoisti, viene già sempre accolto da El Rahum, purché innalzi il suo sguardo,
purché abbia anche un solo moto di sussulto.
Faustina Kowalska ha ascoltato, si è lasciata condurre e ci ha donato la sua viva esperienza che può contagiarci. El Rahum le ha detto:

la Mia Misericordia è più grande delle tue miserie e di quelle del mondo intero. Chi ha misurato la Mia bontà? Per te sono disceso dal cielo in terra, per te Mi sono lasciato mettere in croce, per te ho permesso che venisse aperto con la lancia il Mio Sacratissimo Cuore ed ho aperto per te una sorgente di Misericordia. Vieni ed attingi le grazie da questa sorgente con il recipiente della fiducia.

Come poter attingere quando siamo lontani dalla sorgente e abbiamo rifiutato la linfa che quell’utero vuole comunicarci?
In solidarietà gli uni con gli altri, gli uni per gli altri, con gesti microscopici e con assensi interiori, radicati in una certezza:

Figlia Mia, l’amore Mi ha condotto qui e l’amore Mi trattiene. Figlia Mia, se sapessi che grande merito e ricompensa ha un atto di puro amore verso di Me, moriresti dalla gioia.

Per questo ha parlato a Mosè di schiena.
Ora a noi cogliere ogni opportunità di bene, ogni accenno, magari silente, che chiede il nostro aiuto, quanto fatto e donato ai fratelli e le sorelle, diventa un atto di puro amore verso il Misericorde e gli dona gioia.