• on Gennaio 6, 2023

La luce della stella e la gioia dei Magi

Matteo asserisce nel suo Vangelo che dei Magi vennero dall’Oriente.
Chi sono costoro? Possiamo tentare di capire la ragione della loro ricerca e del loro avvicinarsi ad una stalla in Betlemme?
Benedetto XVI ci guida:

Il termine “magi” (mágoi), nelle relative fonti, ha una notevole gamma di significati, che si estende da un senso molto positivo fino ad uno molto negativo. […] Anche se non appartenevano esattamente al ceto sacerdotale persiano, erano tuttavia portatori di una conoscenza religiosa e filosofica che si era sviluppata ed era ancora presente in quegli ambienti.[…] Forse erano astronomi; ma non a tutti coloro che erano in grado di calcolare la congiunzione dei pianeti e la vedevano venne il pensiero di un re in Giuda che aveva un’importanza anche per loro.

Chi parlò loro?

La stella, una luce che brillando guidava ed infondeva a questi personaggi una speranza, altrimenti perché affrontare un viaggio faticoso e, per certi aspetti, sostanzialmente inutile e superfluo?

Possiamo, legittimamente, quindi scorgere in questi Magi un altro aspetto della loro personalità indubbiamente scientifica:

Erano “sapienti”; rappresentavano la dinamica dell’andare al di là di sé, intrinseca alle religioni– una dinamica che è ricerca della verità, ricerca del vero Dio e quindi anche filosofia nel senso originario della parola.

Tocchiamo con mano e in presa diretta un nodo che, in realtà, è uno snodo del pensiero e della ricerca, protratta per tutta la vita, di Joseph Ratzinger:

la sapienza risana anche il messaggio della “scienza”: la razionalità di questo messaggio non si fermava al solo sapere, ma cercava la comprensione del tutto, portando così la ragione alle sue possibilità più elevate.

La stella perde la sua luce quando i Magi interrogano e disputano a Gerusalemme. Quasi a dire che quella modalità non riusciva a penetrare il mistero che avvolgeva la loro richiesta e non giustificava la fatica del viaggio.
La luce però riappare e i Magi “al vedere la stella, provarono fortemente una grandissima gioia”. Non soddisfazione per avere azzeccato, ma uno stato d’animo diverso:

è la gioia dell’uomo che è colpito nel cuore dalla luce di Dio e che può vedere che la sua speranza si realizza – la gioia di colui che ha trovato e che è stato trovato.

Una gioia che fa intuire e assaporare un sentire nuovo che

nasce dallo stupore del cuore nel vedere come Dio ci è vicino, come Dio pensa a noi, come Dio agisce nella storia.

L’irruzione dell’Altissimo nella storia e nella storia di ciascuno e di ciascuna, proprio nel cuore, nel più intimo di se stessi, che può riconoscersi nella luce che lo illumina e gli indica il cammino verso la meta di ogni credente che non si affidi ad astrologi che predicono oroscopi di fortuna e ne traggono una fonte di guadagno ma a coloro che riconoscono il dono della

verità che ci dice che cosa è l’uomo e come può realizzarsi pienamente, la verità che è la via da percorrere quotidianamente, insieme agli altri, se vogliamo costruire la nostra esistenza sulla roccia e non sulla sabbia.

Razionalità e sapienza, illuminate dallo stesso Gesù che si incarna ma anche avvolte in un alone di poesia che sospinge e fa fremere.

Boris Pasternak viveva questo fremito:

Albeggiava. Dalla volta celeste l’alba spazzava,
come granelli di cenere, le ultime stelle.
E della innumerevole folla solo i Magi
Maria lasciò entrare nell’apertura rocciosa.
Lui dormiva, splendente, in una mangiatoia di quercia,
come un raggio di luna dentro un albero cavo.
Invece di calde pelli di pecora,
le labbra d’un asino e le nari d’un bue.
I Magi, nell’ombra, in quel buio di stalla
Sussurravano, trovando a stento le parole.
A un tratto qualcuno, nell’oscurità,
con una mano scostò un poco a sinistra
dalla mangiatoia uno dei tre Magi;
e quello si voltò: dalla soglia, come in visita,
alla Vergine guardava la stella di Natale.

Maria, la Madre, illuminata dalla luce della stella: la riconobbe e la custodì.

Sia per noi Madre che ogni giorno ce la porge in scienza e sapienza.