• on Maggio 16, 2022

La guerra pesa sull’economia Ue: l’incertezza regna sovrana

“Segnali contrastanti” e preoccupazioni “legate al perdurare della guerra in Ucraina”: è lo sfondo sul quale Paolo Gentiloni, commissario Ue all’economia, ha illustrato il 16 maggio le Previsioni economiche di primavera al Palazzo Berlaymont, sede dell’esecutivo comunitario. Rispetto alle previsioni d’inverno si registra per l’anno in corso un taglio di 1,3 punti percentuali sulla crescita del Pil. Una “riduzione significativa”, secondo Gentiloni, che si accompagna a un “ulteriore aumento dell’inflazione”. “La guerra ha esacerbato le condizioni avverse alla crescita”. Il rapporto tra deficit e debito “dovrebbe diminuire entro quest’anno”, mentre “aumenta l’incertezza e la propensione verso esiti negativi legati alla durata della guerra”.

Italia: frena il Pil, lievita l’inflazione. I numeri parlano chiaro: la crescita del Pil reale sia nell’Ue che nell’area dell’euro è ora prevista al 2,7% nel 2022 e al 2,3% nel 2023, in calo rispettivamente dal 4,0% e dal 2,8% (2,7% nell’area dell’euro), nelle previsioni intermedie per l’inverno 2022. Dall’ampio documento della Commissione risulta per l’Italia una crescita del Pil pari al 2,4% quest’anno, seguito da una lieve contrazione nel prossimo (1,9%). I forti ostacoli alla crescita sono legati principalmente alle ricadute della guerra in Ucraina sul piano degli scambi commerciali, dell’aumento del costo delle materie prime, del forte aumento della bolletta energetica. E sarà necessario verificare anche gli effetti negativi sull’economia Ue delle sanzioni imposte a Russia e Bielorussia. L’Italia sconta una forte inflazione e dunque un’erosione del valore dei redditi familiari, che potrebbe a sua volta ricadere sui consumi privati. In positivo, il commissario Ue Gentiloni sottolinea il sostegno all’economia italiana derivante dai fondi europei del Next Generation Eu e dai progetti riferiti al Pnrr.

(Photo SIR/European Commission)

La situazione negli altri Paesi. Ma la guerra colpisce quasi tutte le economie nazionali europee. Il Pil della Germania nel 2022 è dato all’1,6%, per risalire al 2,3% il prossimo anno. La Francia segna 3,1% quest’anno e l’1,8 nel 2023. Meglio la Spagna (anche grazie alla ripresa del turismo): 4,0% quest’anno e 3,4 nei successivi 12 mesi. Sulla Polonia pesa il blocco delle relazioni commerciali con l’Ucraina e con la Russia, ma il Pil resta significativo: +3,7% nel 2022 e 3,0% il prossimo anno.

Dura prova per famiglie e imprese. “Non c’è dubbio che l’economia dell’Ue sta attraversando un periodo difficile a causa della guerra della Russia contro l’Ucraina e di conseguenza abbiamo ridimensionato le nostre previsioni”. Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, aggiunge il suo commento a quello del collega Paolo Gentiloni. “Il principale fattore negativo è l’impennata dei prezzi dell’energia, che porta l’inflazione a livelli record e mette a dura prova le imprese e le famiglie europee”. Dombrovskis puntualizza: “Sebbene la crescita continuerà quest’anno e il prossimo, sarà molto più contenuta del previsto. L’incertezza e i rischi per le prospettive economiche rimarranno elevati finché l’aggressione russa continuerà”. Poi un cambio di tono: “Ci sono però alcuni aspetti positivi che ci affrontare di superare questa crisi. I nostri fondamentali economici sono solidi: prima dell’inizio di questa guerra, l’economia dell’Unione aveva intrapreso un percorso di forte ripresa e crescita. Vengono creati più posti di lavoro nell’economia dell’Ue, attirando più persone nel mercato del lavoro e mantenendo bassa la disoccupazione. E poiché gli Stati membri metteranno in atto i loro piani di ripresa e resilienza, ciò fornirà una spinta tanto necessaria alla nostra forza economica”.

Inflazione: record storico. Gentiloni ha insistito soprattutto sul termine “incertezza”. “Questa previsione è soggetta a forti incertezze e rischi che sono strettamente legati allo sviluppo della guerra russa. Sono possibili altri scenari in cui la crescita potrebbe essere più bassa e l’inflazione più alta di quanto stiamo proiettando oggi”. Non a caso l’inflazione ha ripreso slancio dall’inizio del 2021, passando dal 4,6% su base annua nell’ultimo trimestre del 2021 al 6,1% nel primo trimestre del 2022. “Ad aprile – si legge nel documento previsionale – l’inflazione complessiva nella zona euro è salita al 7,5%, registrando il massimo storico dell’unione monetaria”.

Mercato del lavoro. “Quello che si prepara alla nuova crisi è un mercato del lavoro solido. Nel 2021 l’economia dell’Ue ha visto la creazione di oltre 5,2 milioni posti di lavoro, che hanno attirato quasi 3,5 milioni di persone in più nel mercato del lavoro. Inoltre il numero di disoccupati è diminuito di quasi 1,8 milioni unità e alla fine del 2021 i tassi di disoccupazione sono scesi al di sotto dei precedenti minimi storici”. Queste le cifre. Ma, vivendo in Italia, si sa della precarietà dei nuovi posti di lavoro (quasi mai a tempo indeterminato). Per non dire dei milioni di disoccupati, fra cui un gran numero di giovani, con forti differenze regionali. E occorre ricordare – come ha fatto lo stesso Gentiloni – che i salari non crescono al ritmo dell’inflazione, per cui i redditi familiari perdono capacità d’acquisto. E a proposito di occupazione, le Previsioni della Commissione riportano due righe altrettanto interessanti: “Si stima che le persone in fuga dalla guerra in Ucraina verso l’Ue entreranno nei mercati del lavoro solo gradualmente, con effetti tangibili apprezzabili solo a partire dal prossimo anno”. Difficile, al momento, immaginare “effetti apprezzabili”.

Disavanzi pubblici. “Nonostante i costi delle misure tese ad attenuare l’impatto degli elevati prezzi dell’energia e a sostenere le persone in fuga dall’Ucraina, il disavanzo pubblico aggregato nell’Ue è destinato a diminuire ulteriormente nel 2022 e nel 2023 a fronte del costante ritiro delle misure di sostegno temporanee adottate nel contesto della Covid-19”. Secondo le proiezioni, il disavanzo nell’Unione diminuirà dal 4,7% del Pil nel 2021 al 3,6% del Pil e al 2,5% rispettivamente nel 2022 e nel 2023 (al 3,7% e al 2,5% nella zona euro). Per quanto riguarda il debito pubblico si legge: “Dopo un calo nel 2021 a circa il 90% (97% nella zona euro) dal picco storico di quasi il 92% del Pil nel 2020 (quasi il 100% nella zona euro), il rapporto debito/Pil aggregato dell’Ue dovrebbe scendere a circa l’87% nel 2022 e l’85% nel 2023 (rispettivamente al 95% e al 93% nella zona euro), mantenendosi però al di sopra dei livelli pre-Covid-19.

Rischi reali e potenziali. Inflazione, costi energetici, relazioni produttive e commerciali interrotte. Questo il quadro di una “tipica” economia di guerra, cui i Paesi membri dell’Ue non erano – fortunatamente – più abituati. La Commissione osserva: “Oltre alle potenziali interruzioni dell’approvvigionamento energetico, eventuali criticità nelle catene di approvvigionamento superiori alle attese nonché rincari aggiuntivi delle materie prime non energetiche, soprattutto alimentari, potrebbero determinare ulteriori pressioni al ribasso sulla crescita e pressioni al rialzo sui prezzi”. Effetti di secondo impatto maggiori del previsto a fronte di uno shock inflazionistico di importazione potrebbero aggravare il rischio di stagflazione. Le “forti pressioni inflazionistiche comportano inoltre maggiori rischi per le condizioni di finanziamento”, “senza dimenticare che la pandemia continua ad essere un fattore di rischio” anche economico. Infine: “Al di là di questi rischi immediati, l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca sta portando a un disaccoppiamento economico dell’Ue dalla Russa, con conseguenze difficili da cogliere appieno in questa fase”.