• on novembre 1, 2020

La corsa alle armi per il dopo elezioni

Paul è un professore universitario che lavora nelle relazioni internazionali. È stato consulente all’Onu e si occupato della crisi umanitaria in Yemen: è uno che crede al multilateralismo al ruolo delle istituzioni eppure da qualche giorno combatte con la tentazione di comprarsi un’arma, soprattutto dopo che il suo vicino ha esposto bandiere confederali nel giardino, cartelli di supporto al presidente e uno parecchio minaccioso per chi si è orientato al voto democratico. In genere nei parchi o davanti ai giardini delle case statunitensi non è raro trovare un segnale con scritto “Curb your dog”, un’espressione per ricordare di tenere il cane legato e sotto controllo o di raccoglierne gli escrementi.

Il vicino di Paul ha issato un cartello con scritto “Curb your democrat”, un sarcastico avvertimento che a pochi giorni dalle elezioni potrebbe evolvere in violenza e avere un’arma potrebbe essere rassicurante, anche se vive a nord di New York e le armi sono proibite.

Lo stesso ha pensato George, che ha quasi 80 anni, è un veterano della guerra di Corea e vive a Detroit. Dopo l’irruzione di una milizia armata nella sede del governatore e l’arresto di cinque uomini che avrebbero voluto rapirla ha cominciato a considerare seriamente l’acquisto di una pistola. Teme violenze dopo le elezioni soprattutto nel suo stato che potrebbe essere tra quelli determinanti per la vittoria democratica. Questa attrattiva per le armi alla vigilia dell’appuntamento del 3 novembre ha spinto il colosso della grande distribuzione Usa Walmart a togliere armi e munizioni dagli scaffali dei suoi negozi, a causa di timori diffusi sull’espandersi dei “disordini civili”.

I clienti potranno comunque comprare fucili, pistole e cartucce su richiesta in metà dei 4.700 grandi magazzini ma li dovranno chiedere al banco perché non li troveranno in esposizione.

Da maggio, a seguito della morte di George Floyd, anche le sedi di Walmart sono state prese d’assalto durante le manifestazioni e i saccheggi non hanno risparmiato le armi, per cui già a giugno la catena ha deciso di ritirare dall’esposizione alcune delle armi, ma questa settimana è arrivata la decisione di rimuoverle tutte. La corsa alle armi negli anni delle elezioni non è nuova nella cultura americana, spesso gli statunitensi fanno scorte di armi da fuoco e munizioni temendo che una vittoria democratica potrebbe portare a restrizioni legislative nel possesso e nell’uso. Quest’anno però, complice anche la pandemia e la generale insicurezza che si respira nel Paese, la vendita di armi da fuoco ha registrato un boom del 40% tra le persone che per la prima volta volevano possederne una e a partire da marzo, l’incremento si è registrato soprattutto tra donne e afroamericani. Nel 2020 sono state acquistate più di 15,4 milioni di armi e solo a settembre 1,6 milioni con un aumento del 61% rispetto al 2019, secondo la National Shooting Sports Foundation  (NSSF), un’associazione di categoria che segue vendite di armi e analizza le tendenze del settore. Tra gli afroamericani le vendite registrate fino a settembre, erano del 58%, secondo la NSSF, e per le donne del 40%. I timori di violenza da parte dei suprematisti bianchi e della polizia sono stati anche una delle principali cause di acquisto tra gli afroamericani, mentre le donne sono state guidate dal timore di aggressioni personali. Un pensiero trasversale che guida l’acquisto per uomini e donne è il timore che la polizia sia incapace di controllare le folle in rivolta e, dopo alcune risposte del presidente sulle milizie, il terrore  di manifestazioni violente ha messo l’acceleratore sugli acquisti al punto che l’Fbi si è trovata a fare molti più controlli sugli acquirenti di quanto mai accaduto prima. In un clima fortemente polarizzato, c’è qualcosa di tipicamente americano che supera l’appartenenza al partito e i confini sociali, che vede liberali e conservatori spintonarsi davanti ai negozi per l’acquisto di un’arma e di munizioni per essere preparati al dopo 3 novembre.