• on novembre 2, 2020

La campagna elettorale più costosa nella storia americana

Le elezioni del 2020 passeranno alla storia per tante ragioni, dal Covid, alla polarizzazione, alle censure sui social, alle milizie, ai dibattiti al veleno, ma verranno anche ricordate come la campagna più costosa nella storia americana, con 14 miliardi spesi per conquistare la Casa Bianca e per mantenere il controllo del Senato e della Camera.

La più grande spesa è quella sostenuta per la corsa presidenziale con costi di 6,6 miliardi di dollari.

La grande novità è rappresentata dai piccoli donatori che stanno giocando un ruolo sempre più centrale nelle campagne di finanziamento anche se non mancano assegni di notevoli entità da parte di miliardari e imprenditori nababbi. I dati sono stati forniti dal Center for Responsive Politics. Gran parte della spesa è stata investita in pubblicità televisive: 1,8 miliardi di dollari e pensare che il costo totale della campagna presidenziale del 2016, comprese le primarie, era stato di 2,4 miliardi di dollari. Candidati democratici e gruppi alleati hanno speso 5,5 miliardi di dollari, rispetto ai 3,8 miliardi di dollari di spesa dei repubblicani. Novità della campagna sono diventati i piccoli donatori che, con più o meno 200 dollari a testa, hanno contribuito alle campagne con il 22% della spesa e hanno sostenuto in particolare i candidati al Senato e Joe Biden. La piattaforma di donazione online democratica senza scopo di lucro, ActBlue, ha elaborato finora più di 3,3 miliardi di dollari, mentre la piattaforma rivale e a scopo di lucro, WinRed, 1,2 miliardi dalla sua creazione nel 2019, provando che i repubblicani sono meno abituati alle piccole donazioni. Restano influenti i grandi donatori. Sheldon Adelson, il magnate dei casinò, e sua moglie, continuano ad essere i maggiori finanziatori repubblicani con 183 milioni di dollari per i candidati del partito. Michael Bloomberg, rimane il più grande donatore democratico con 107 milioni di dollari. Tra i donatori di Trump ci sono le aziende immobiliari, finanziarie e petrolifere. Ci sono il marito e i parenti del segretario all’istruzione degli Stati Uniti Betsy Devos e il proprietario della Borsa di New York. Tra i donatori di Biden ci sono società di investimenti, studi legali e compagnie o persone del mondo dell’istruzione. Tra i vip ci sono Steven Spielberg e la moglie e i figli del magnate dei media Rupert Murdoch. Altri nuovi grandi donatori sono spuntati nella Silicon Valley, dove la ricchezza high-tech ha creato una classe completamente nuova di potenziali supporters. Dustin Moskovitz, co-fondatore di Facebook, ha anche speso più di 24 milioni di dollari, ad un gruppo di supporto democratico, Future Forward, che trasmette annunci anti-Trump.

Un’ampia gamma di sostenitori appartiene alla cosidetta fascia “dark money- soldi oscuri”, si tratta di finanziatori di cui non si conosce il nome. In questa campagna il 70% dei finanziamenti si riferisce a questi anonimi donatori.

E poi c’è tutti sostenitori che finiscono per alimentare i “dark money”, cioè i finanziamenti che non rivelano i nomi di chi sta contribuendo alla campagna elettorale e che toccano il 70% dei contributi. Il fenomeno riguarda sia democratici che repubblicani Un gruppo democratico “di soldi oscuri”, Siixteen Thirty Fund, ha riportato più di 51 milioni di dollari in donazioni e la principale organizzazione no profit, One Nation, che non identifica i donatori ha sostenuto la rielezione del leader della maggioranza repubblicana con 62 milioni di dollari. Il principale finanziatore delle campagne rimane Wall Street, con un totale di oltre 255 milioni di dollari, provenienti da titoli e investimenti che hanno favorito i democratici con 161,7 milioni di dollari e i repubblicani con 94,5 milioni.

Tutti i dati sono stati elaborati dalla Commissione elettorale federale.