• on agosto 19, 2020

Joe Biden: il cattolico che corre per la Casa Bianca

È una convention anomala quella inaugurata lunedì dal Partito democratico: la prima online, la prima senza palcoscenici e ovazioni da stadio, la prima dove il candidato alla Casa Bianca si è mostrato la prima serata, quando di solito appare nell’ultima; la prima convention ai tempi del Covid. Invece che riunirsi a Milwaukee per designare ufficialmente Joe Biden e Kamala Harris come portabandiera del partito, i candidati sono apparsi sugli schermi di tv e pc, quasi compressi in tempi e modi, mentre i delegati li hanno guardati in video e sempre in video, ieri sera hanno nominato Joe Biden candidato ufficiale alla Casa Bianca per il Partito democratico.

Tre le grandi crisi attorno a cui sta ruotando la convention: la pandemia, la recessione economica, la giustizia razziale.

Da Michelle Obama a Bill Clinton, a Bernie Sanders, ad Alexandria Ocasio Cortes e da decine di altri speakers arrivano le ragioni e le motivazioni per andare a votare ed eleggere Biden presidente, contro un Trump non presidenziale, ma con ancora un forte credito popolare. Solidarietà incarnata e competenza concreta sono le qualità necessarie in questa fase della storia americana, ma una fede, non da brandire con foto ad effetto, gioca la sua parte nel forgiare la corsa alla Casa Bianca. Fede cattolica per Biden, evangelica per Trump. Joe Biden, di origini irlandesi ed educato dalle suore in mezzo al Concilio Vaticano II, la lotta per i diritti civili e la guerra in Vietnam è stato il primo vicepresidente cattolico nella storia degli Stati Uniti e solo altre tre figure dichiaratamente tali hanno raggiunto i vertici più alti del governo americano: John F. Kennedy come presidente nel 1960, John Kerry nel 2004 e Al Smith nel 1928 come candidati.

La fede di Biden è fuori discussione: frequenta la chiesa regolarmente, è presente a tutte le funzioni d’obbligo, non pochi lo hanno sorpreso con il rosario in mano in momenti cruciali del suo impegno politico, prima di un comizio o durante l’operazione che portò alla cattura di Bin Laden.

La fede è stata il suo supporto quando a 29 anni, eletto come il più giovane senatore del suo stato, il Delaware, si trova ad affrontare la morte della moglie e della figlia durante un incidente stradale. E sempre la fede è stata l’ancòra nell’agonia del figlio maggiore, morto di tumore al cervello durante la presidenza Obama. In nome della fede, Biden ha preparato la visita di Papa Francesco negli Usa, incontrando non solo i vescovi cattolici, ma tutti i leader religiosi per farne un’opportunità di dialogo con il Vaticano e, a quell’incontro con Francesco, arrivò con un impegno serio nel sostenere l’accordo sul clima di Parigi e nell’accogliere i rifugiati. In molti lo ricordano a fianco di tante Congregazioni religiose che supportarono l’estensione dell’assistenza sanitaria, nonostante le critiche ad una legge che avrebbe comunque aperto la strada alla libertà di scelta sull’aborto, uno dei temi su cui il rapporto con i vescovi americani registra inciampi. La fede di Biden, lo scorso 6 agosto, è stata oggetto dell’attacco di Donald Trump, dopo che il suo avversario nella corsa alla Casa Bianca aveva parlato ad un meeting di leader battisti. Se Biden diventasse presidente, ha detto Trump, non ci sarebbe “nessuna religione, niente di niente”. Biden “danneggerebbe la Bibbia e ferirebbe Dio… è contro Dio”. L’approccio del candidato democratico al tema religioso è di altra natura, come ha provato il suo video messaggio del 9 giugno quando nelle strade d’America impazzavano le proteste per la morte di George Floyd, l’afroamericano ucciso mentre era sotto la custodia della polizia.

“Sono cresciuto con gli insegnamenti della dottrina sociale cattolica, per cui la fede senza le opere è morta”, ha spiegato Biden in quel video, lamentando che c’è ancora molto lavoro da fare “per garantire che tutti gli uomini e le donne non solo siano creati uguali, ma siano trattati allo stesso modo”.

La politica, per il candidato democratico, serve come un mezzo per vivere una vocazione e non come un progetto di vanità. Il fattore cattolico secondo una ricerca condotta dall’istituto Gallup, non sarà un elemento chiave nell’elezione di Biden poiché l’elettorato cattolico si colloca nella dicotomia politica che divide il Paese e non voterà in maniera compatta per un candidato che in qualche modo ne esprime i principi.