• on novembre 30, 2020

In preghiera sulla tomba di Paolo VI per seguire il suo esempio e della sua intercessione

Un gesto che ho fortemente desiderato, conclusi i riti di sabato sera e poi stamane, della Santa Messa nella concelebrazione presieduta dal Papa, è stato quello di un incontro spirituale “tutto mio” con san Paolo VI. Ho chiesto, perciò, di poterlo fare in un momento in cui sapevo che per varie ragioni nelle grotte Vaticane non ci sarebbe stato nessuno. Mi è stato gentilmente concesso e vi sono sceso per alcuni minuti. San Paolo VI è stato il Papa degli anni della mia formazione al ministero sacerdotale, ma è stato soprattutto il Papa da cui ho imparato l’amore per la Chiesa, come si ama la Chiesa e perché la si ama!

Quando fu reso noto il suo “pensiero alla morte” ero sacerdote ancora giovane; anche per questo, forse, sentii di dovermi in qualche modo, seppure molto inferiore alla profondità della sua vita mistica, riconoscere in alcune sue parole per la Chiesa: “Potrei dire che sempre l’ho amata; fu il suo amore che mi trasse fuori dal mio gretto e selvatico egoismo e mi avviò al suo servizio; e che per essa, non per altro, mi pare d’aver vissuto…”.

Queste parole mi hanno sostenuto negli anni del mio insegnamento dell’ecclesiologia e in esse ho cercato ancor più d’identificarmi nel ministero episcopale. Quando, in uno dei suoi primi discorsi sentii dire da Francesco che Paolo VI ebbe per la Chiesa “un amore appassionato, l’amore di tutta una vita, gioioso e sofferto” e che, avendola amata, si è speso per la Chiesa senza riserve (cf. Discorso del 22 giugno 2013), ebbi la conferma di avere nel nuovo Papa un alleato anche nella devozione a Paolo VI. Tutti questi pensieri mi si affollavano nella mente, mentre sabato pomeriggio sentivo Francesco dirmi: “Ricevi l’anello dalla mano di Pietro. Sappi che con l’amore del Principe degli Apostoli si rafforza il tuo amore verso la Chiesa”.

Pregare sulla tomba di san Paolo VI, dunque, in un momento in cui nella mia vita c’è ancora una svolta e una nuova chiamata, diveniva sempre più chiaramente un bisogno del cuore. Avvertivo la necessità del suo esempio e della sua intercessione, per uscire ancora “dal mio gretto egoismo” e rimettermi, in forma inattesa, nel servizio della Chiesa.

Mi sono così inginocchiato davanti alla tomba di san Paolo VI quasi immaginando di mettermi filialmente sue ginocchia di padre; alla fine, però, quel che sono riuscito a fare è stato ripetere lentamente il Magnificat, immaginando di farlo come lo avrebbe pregato Paolo VI, che di quella lode mariana seppe percepirne tutte le vibrazioni.

(*) cardinale e prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi