• on ottobre 4, 2020

Il Poverello d’Assisi: fratello universale

La testimonianza di Francesco di Assisi è considerata tanto attuale, poiché egli, che non è nato santo, ma lo è diventato, condivide ancora oggi la sua esperienza di graziato con gli sfiduciati di cuore, con gli emarginati, con i rifiutati anche del nostro tempo. È un testimone che parla ancora a noi del XXI secolo, perché fa vedere che è possibile la conversione in ogni momento, indicandoci anche le coordinate che ci rendono autentici cristiani.È un giovane del suo tempo con tanti sogni, perché vuole apparire, colpire l’attenzione degli altri, essere qualcuno. Prima di incontrare il Signore va, infatti, alla ricerca di mille cose che lo confermano, per essere il centro dell’universo, il primo in tutto, infatti “cercava di eccellere sugli altri ovunque e con smisurata ambizione: nei giochi, nelle raffinatezze, nelle parole scurrili e sciocche, nei canti, nelle vesti sfarzose e fluenti” (1Cel I,2: FF 320), fino ad ignorare gli altri in quanto persone.

Inseguendo solo se stesso, vive ignorando Dio.

Attratto dall’ascesa sociale, anche a causa degli stimoli ambiziosi ricevuti dal padre, frequenta giovani benestanti e facoltosi che attrae attraverso la sua prodigalità.
Narcisista, egocentrato, con tratti di adolescenza non conclusa, sperimenta la frammentarietà esistenziale di cui non è consapevole, soprattutto perché non ha e non cerca un senso nella vita, né ha obiettivi da raggiungere, se non quello di idolatrare se stesso. Insegue coloro che lo confermano nell’immagine di sé che si è costruita…i lebbrosi, che sono emarginati per la dissoluzione fisica e per il contagio, non possono far parte della sua cerchia, perché rappresentano la negazione dell’immagine idealizzata di sé.
La vita di Francesco continua in questo modo fino a quando “la mano del Signore si posò su di lui e la destra dell’Altissimo lo trasformò, perché, per suo mezzo, i peccatori ritrovassero la speranza di rivivere alla grazia, e restasse per tutti un esempio di conversione a Dio”( 1Cel I,2: FF 321).
L’incontro con il Signore lo porta a scoprire in sé la sua vera identità comprendente anche l’accoglienza dei contorni limitanti, prerogativa importante perché possa accogliere nella sua esistenza i lebbrosi: “Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza: quando ero nei peccati mi appariva molto amaro vedere i lebbrosi. E il Signore mi condusse tra di essi e feci misericordia con essi. E andandomene da essi ciò che mi appariva amaro mi si convertì in dolcezza di animo e di corpo. E poi attesi ancora poco ed uscii dal secolo» (Test 1-3: FF 110).
Francesco coglie l’iniziativa di Dio nella sua esistenza attraverso alcuni accadimenti che consentono di imprimere una nuova rotta alla sua vita, passando dalla ricerca idolatrica di sé all’accoglienza dell’Altissimo, di ogni fratello e sorella, degli stessi lebbrosi verso i quali sente una naturale ripugnanza, di ogni creatura.
Entrando nella chiesetta di San Damiano, scopre il senso della sua vita: individua il volto umano di Dio nel Cristo crocifisso e in lui il povero che ha incontrato. Nella relazione con il Signore povero e crocifisso sente tutto l’amore di Dio per lui e per ogni vivente e, vivendo alla sua presenza, impara a prendersi cura di sé e degli altri, ad aprirsi alla relazione con ogni altro, ad essere dono gratuito soprattutto verso coloro che non sono in grado di vivere la reciprocità.
Nella fede consegna la sua esistenza nelle mani di Dio che lo aiuta a leggere la sua vita da una prospettiva diversa, ad accorgersi che il mondo è abitato da persone da amare, al di là della loro condizione. Sull’esempio di Cristo va tra gli emarginati del suo tempo, vivendo da minore nel mondo degli esclusi. Avendo sperimentato personalmente la misericordia del Signore, diviene egli stesso misericordia tra gli emarginati del posto o collocati al di là delle mura di Assisi.L’incontro con Gesù Cristo cambia la sua vita e lo conduce a desiderare ardentemente di “osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e seguire fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l’impegno, con tutto lo slancio dell’anima e il fervore del cuore l’insegnamento del Signore nostro Gesù Cristo e di imitarne le orme” (1Cel XXX, 84: FF 466). Si conforma al Crocifisso povero in tutto, segue le sue orme, vive “senza nulla di proprio” (Rb I,1: FF 75), per poter custodire la relazione con lui, con gli altri, con ogni creatura.
L’esperienza di Francesco d’Assisi interroga ancora oggi, soprattutto perché il suo modo di vivere ci interpella. Egli, incontrando Cristo povero e crocifisso, ha reso presente con la sua prossimità reale il Signore presso gli ultimi. È andato a vivere con i rifiutati del suo tempo, per essere uno di loro, perché ha riconosciuto nella sua conversione che Dio ama anche le sue fragilità, i suoi limiti che vede riassunti nel volto di Cristo crocifisso e su quello dei lebbrosi e dei poveri.
Quando è stato raggiunto dalla Grazia, ha accolto l’Amore di Dio attraverso Cristo e si è reso conto che non ha nulla da difendere e tutto da donare. Proprio in quel momento ha sperimentato l’incontro dell’Amore ricevuto e la scelta del dono di sé come Gesù e si è scoperto fratello universale.