• on Luglio 22, 2022

Il Messico dei desaparecidos. Mamma María Herrera Magdaleno incontra il Papa: “I carnefici si convertano”

“Noi siamo vittime, ma proprio a partire da questa situazione, dobbiamo diventare costruttori di pace”. Ripete continuamente questa frase, María Herrera Magdaleno. Lo ha detto, con commozione, a Papa Francesco, mentre lui accarezzava le foto dei suoi quattro figli desaparecidos, circa due mesi fa, in Vaticano. Lo ripete ora, alla vigilia di una giornata di preghiera che coinvolgerà tutte le parrocchie del Messico, domenica 24 luglio, quando le foto delle persone uccise e scomparse saranno portate dai familiari nelle chiese. Guardare avanti e impegnarsi in prima persona, spiega, diventando, in tutti i modi, “costruttori di pace”, è l’unico modo per provare a uscire dalla spirale di violenza nella quale si dibatte il Paese. Anche se costa fatica. Anche se il pensiero, a ogni ora del giorno, in ogni minuto della propria esistenza, va ai suoi Jesús Salvador, Raúl, Gustavo e Luis Armando, che da anni ricerca, scavando con pala e piccone, assieme ad altre mamme che hanno vissuto la sua terribile esperienza. A sostenerla, la sua fede semplice e profonda

Mobilitazione ecclesiale senza precedenti. María è una “testimonial” dell’iniziativa presa nel mese di luglio dalla Chiesa messicana, attraverso la Conferenza episcopale messicana (Cem), la Conferenza dei religiosi del Messico (Cirm) e la provincia messicana della Compagnia di Gesù. Una preghiera e una mobilitazione senza precedenti, per sensibilizzare i fedeli e tutta la società sulle persone uccise e su quelle scomparse.

Il crimine organizzato uccide ogni anno, in tutto il Paese, quasi 35 mila persone; coloro che sono scomparsi, senza più avere loro notizie, secondo lo Stato messicano, sono oltre 100 mila, mentre supera i 52 mila il numero dei corpi presenti nei cimiteri senza essere stati identificati. Nei giorni scorsi, di fronte alla domanda polemica del presidente Andrés López Obrador (“Perché la Chiesa alza la voce solo ora?”), la Cem ha risposto pubblicando l’elenco di tutti gli interventi per la pace e contro la violenza e la criminalità pubblicati dalla Chiesa messicana a partire dal 1968. Non c’è dubbio, però, che mai si era assistito a un impegno così organizzato e capillare.

Una decisione presa anche per il nuovo aumento di violenze contro sacerdoti, culminato nel brutale, assassinio, in chiesa, dei gesuiti Javier Campos e Joaquín Mora, commesso un mese nello Stato settentrionale del Chihuahua. Già il 10 luglio è stata vissuta una giornata nazionale di preghiera contro la violenza e per la pace, ricordando i sacerdoti, i religiosi e religiose, e gli operatori pastorali uccisi. Nei territori, sono seguite camminate, veglie, altre iniziative.
“Per domenica 24 luglio – hanno scritto i promotori – vi invitiamo a portare in chiesa foto di amici o parenti che hanno perso la vita a causa della violenza o che sono desaparecidos. Chiediamo a tutti i sacerdoti di rivolgere per loro una speciale preghiera, chiedendo verità e giustizia, e consolazione per i loro parenti, tutto questo come gesto di accoglienza e memoria della sofferenza di Cristo nel nostro Paese. Chiediamo che domenica 31 luglio, festa di Sant’Ignazio di Loyola, sia un giorno di preghiera per la conversione dei carnefici, e per la realizzazione di quella che Papa Francesco chiama ‘la migliore politica’, nel capitolo 5 della sua enciclica Fratelli Tutti, incentrato sull’incontro, il dialogo, consenso e ripristino della comunità”. Alla giornata di domenica ha aderito anche un ampio cartello di organizzazioni ecclesiali e della società civile. Un appello a cui si aggiunge anche María: “È importante, portate le foto nelle chiese. In questi anni, come madri e familiari delle persone scomparse, abbiamo percepito il vuoto delle istituzioni. Ringraziamo, invece, la Chiesa, l’episcopato, per la vicinanza che ci viene dimostrata. Un grazie che si allarga, in realtà alle Chiese, dato che questa battaglia sta avendo anche una dimensione ecumenica”.

Una rete di 168 organizzazioni. La signora Herrera, fino a 15 anni fa, neppure conosceva il fenomeno dei desaparecidos. “Invece, all’improvviso, può capitare a qualsiasi persona e a qualsiasi famiglia di essere catapultati in questo dramma”. Nel 2008, da un giorno all’altro, scomparvero nel nulla, nello Stato del Guerrero, Jesús Salvador (24 anni) e Raúl (19 anni), assieme ad altri cinque colleghi di lavoro, nell’attività di compravendita di oro. Nel 2010, nello Stato di Veracruz, toccò a Gustavo (28 anni) e a Luis Armando (24 anni), assieme a due cugini. Altri figli (otto in tutto) hanno rischiato, anche in anni recenti, di subire analoga sorte.

María, che si commuove mentre parla di loro, iniziò a mettersi alla ricerca dei figli, incontrò altre madri, alcune di loro si organizzavano, uscivano con pala e piccone se c’era qualche segnalazione sulla presenza di fosse clandestine.

È nata, così, l’associazione da lei presieduta, “Familiares en búsqueda María Herrera” (“Familiari in ricerca”). Non solo. “Abbiamo cercato di metterci in rete tra le varie associazioni esistenti. In questo momento sono 168 le organizzazioni collegate tra loro, in 26 Stati messicani”. La ricerca di svolge, come detto attraverso attività di scavo, ma anche di monitoraggio di cimiteri, ospedali, centri di riabilitazione e per senza dimora. “Un lavoro che ora trova una prospettiva in questa alleanza con le Chiese. Non abbiamo molta fiducia nella giustizia umana, ma certamente sì in quella divina”. Nel contesto di questo impegno portato avanti dalla signora Herrera, c’è stato l’incontro con il Papa: “Mi ha abbracciato, ha ascoltato con attenzione, ho colto che fosse partecipe ed emozionato. Ha benedetto le foto dei miei figli, ha assicurato la sua preghiera per tutte le persone scomparse, e mi ha detto che ha particolare attenzione e preoccupazione per la situazione in Messico. Di fronte a così tanta sofferenza, penso però che le settimane che stiamo vivendo attraverso questa campagna e questa preghiera siano un tempo di grazia”.