• on settembre 15, 2020

Il dramma degli incendi nella West Coast. Le chiese diventano rifugi per gli sfollati

Non si andrà a scuola fino al 21 settembre in molti distretti di Portland in Oregon. Oggi sarebbe stato il primo giorno e invece tutte le attività didattiche si svolgeranno solo online. L’aria è irrespirabile, il cielo è rosso, la cenere stagna su tetti e strade per gli incendi che da settimane bruciano circa 3 milioni di acri, piccole cittadine e vite non solo in Oregon, ma anche in California e nello stato di Washington. Sono 24 le vittime accertate, ma decine sono i dispersi, mentre non si riesce ancora a fare la conta dei milioni di ettari di terreno andati a fuoco e delle migliaia di strutture distrutte. A Portland sono stati chiusi i parchi, le aree per raduni all’aperto, lo zoo, le biblioteche e due prigioni sono state evacuate. Le chiese, al momento, si sono salvate dalle fiamme e sono diventate rifugio di decine di migliaia di sfollati. Come lo sono diventati Milly e Mike della parrocchia di St. Alice a Springfield. Anche loro si sono improvvisamente ritrovati tra il mezzo milione di abitanti dell’Oregon, il 10% della popolazione, ad aver ricevuto l’ordine di sfollare. Mike sa che “a meno di un miracolo, non ritroveremo le case del nostro quartiere”. Il miracolo è quello che chiede anche Milly che, quando ha ricevuto le direttive per abbandonare la loro abitazione, assieme al marito hanno dovuto fare la scelta dolorosa di selezionare cosa portare e cosa lasciare, dopo 53 anni di matrimonio: “Abbiamo preso l’album delle nostre nozze e abbiamo trovato le scatole di foto dell’infanzia dei nostri figli e della nostra infanzia”. Assieme ai farmaci e ad una piccola scorta di vestiti è tutto quello che hanno messo in valigia. Tra i sacerdoti c’è chi riesce ancora a celebrare la Messa e l’adorazione, in una delle sue parrocchie. Padre Luan Nguyen ha spostato l’eucarestia in una chiesa sicura, ma ha visto andare in fiamme la piccola città di Detroit, nel territorio di Salem e la missione cattolica, già in disuso. I monaci benedettini a Mount Angel, tra cui molti monaci anziani, si stanno preparando per l’evacuazione, così come i seminaristi in cima alla collina.

Le palestre e i parcheggi delle chiese del Sacro Cuore, del Pastore della Valle a Central Point e di Sant’Anna a Grants Pass sono casa di centinaia di sfollati, che aumentano giorno dopo giorno.

“Gli incendi hanno devastato tutti noi” ha scritto l’arcivescovo di Portland, Alexander Sample, ai suoi fedeli ricordando che la tragedia si aggiunge alla pandemia e alla lotta per i diritti civili che da mesi infiamma la città. Il vescovo invita le parrocchie non solo all’assistenza concreta di chi ha perso casa e aziende, ma ad incoraggiare tutti ad “aiutare vicini e amici in qualunque modo possibile”. Oggi il presidente Trump visiterà la California per valutare i danni degli incendi, una devastazione che la comunità scientifica globale imputa all’accellerazione del cambiamento climatico, mentre il presidente continua a promuovere un’altra agenda che mira al supporto dei combustibili fossili per guadagnare elettori, incurante degli allarmi sulle emissioni di gas serra.

Il negazionismo politico non è la priorità dell’associazione United Sikhs che, nella devastazione, offre ogni giorno 700 pasti a chi ha perso tutto o è stato costretto a lasciare la sua casa. Il fronte di fuoco denominato North Complex ha bruciato più di 252.000 acri nelle contee di Plumas, Butte e Yuba e l’organizzazione caritativa della Chiesa Battista ha raccolto le adesioni di decine di volontari che si sono offerti di aiutare non solo a ripulire aeree a rischio ma a sostenere i tanti sfollati, che hanno trovato rifugio in alcuni presidi allestiti dalla Croce Rossa. “Chi ha perso tutto, il giorno dopo è qui a fare volontariato e a preoccuparsi dei vicini”spiega il direttore dell’organizzazione, Bivins, che ha inviato anche decine di cappellani ad assistere spiritualmente i sopravvissuti, tenendo conto delle precauzioni anti-Covid. Così, indumenti protettivi, maschere e guanti diventano d’obbligo, per non aggiungere al disastro ulteriori complicazioni.