• on giugno 22, 2021

Il dolore e le scuse dei vescovi del Canada: “Come Chiesa abbiamo fallito”. Ma al premier Trudeau non basta

“Sono senza parole per descrivere la situazione. Nelle ultime settimane ho letto e ho ascoltato per capire meglio la realtà delle scuole residenziali ma anche l’impatto che questo sistema ha avuto sui popoli indigeni. Come vescovo, mi unisco ad altri vescovi e leader religiosi in Canada, per esprimere le mie scuse per il ruolo svolto dalla Chiesa nel sistema scolastico residenziale”. Comincia così il video registrato e postato ieri sul canale YouTube dell’arcidiocesi di Ottawa-Cornwall da mons. Marcel Damphousse per esprimere il dolore e le scuse della Chiesa cattolica nel giorno in cui in Canada si è celebrata la Giornata nazionale dei popoli indigeni. Istituita dal governo federale canadese nel 1996, la Giornata si celebra tutti gli anni nel giorno del Solstizio d’estate con lo scopo di celebrare le culture, le lingue e le tradizioni dei diversi popoli indigeni First Nations, Inuit e Métis e riconoscere gli importanti contributi che i popoli indigeni hanno dato e continuano a dare al Canada.

Brucia ancora il dolore per il tragico ritrovamento vicino all’ex scuola residenziale di Kamloops di resti di 215 bambini. Quei corpi sono il segno più drammatico della oppressione sistemica, delle disuguaglianze e della discriminazione che i popoli indigeni hanno subito nel passato e delle ingiustizie e sfide che continuano ad affrontare oggi. Si conta che almeno 150.000 bambini indigeni furono forzatamente separati dai genitori e dalle comunità e portati in luoghi dove la loro lingua e cultura erano proibite nel tentativo di eliminarli intenzionalmente. Questi bambini hanno subito abusi emotivi, fisici e sessuali. La Commissione per la verità e la riconciliazione ha anche riferito di migliaia di bambini che sono stati mandati in queste scuole e non sono mai tornati a casa. Il numero esatto di bambini morti potrebbe quindi non essere conosciuto e molti genitori non hanno mai scoperto cosa è successo ai loro figli. L’arcivescovo Damphousse fa riferimento nel suo video-messaggio a quella tragica pagina della storia canadese e dice: “Come Chiesa abbiamo fallito non solo perché non siamo stati testimoni autentici della carità di Gesù Cristo ma perché abbiamo peccato contro fratelli e sorelle di cui dovevamo prenderci cura”. “Le parole – ha poi aggiunto – non possono annullare il dolore e non possono far ritornare i bambini alle loro famiglie”. “Come membro della Chiesa cattolica e come vescovo sono così dispiaciuto. So che non sono solo nel mio dolore. Unisco la mia voce a quanti stanno chiedendo al Santo Padre una scusa ai popoli indigeni del Canada”. Per la Giornata, i vescovi hanno diffuso una “Speciale preghiera per tolleranza, il perdono e la riconciliazione“.

Alcuni giorni fa, la Conferenza episcopale canadese aveva annunciato con un comunicato che entro la fine dell’anno una delegazione di popoli e comunità indigene del Canada si recherà a Roma per incontrare Papa Francesco. “Un progetto” – si precisa – al quale i vescovi congiuntamente alle organizzazioni nazionali First Nations, Métis e Inuit stanno lavorando da “oltre due anni”, e che la pandemia globale causata dal Covid-19 ha purtroppo bloccato. All’incontro con il Papa parteciperanno un gruppo eterogeneo di “anziani/custodi della conoscenza”, sopravvissuti alle scuole residenziali e giovani provenienti da tutto il Paese.

“Il governo del Canada continua a chiedere alla Chiesa cattolica di presentare scuse formali alle popolazioni indigene per l’impatto che hanno subito dal sistema scolastico residenziale”. E’ quanto scrive in uno Statement il premier canadese Justin Trudeau, rilasciato ieri, 21 giugno, per la “Giornata nazionale dei popoli indigeni del Canada”. “Assumersi la responsabilità è uno degli ‘Appelli all’Azione’ formulati dalla Commissione per la verità e la riconciliazione ed è un passo essenziale per far avanzare la verità e la riconciliazione in Canada”.  Facendo poi riferimento al tragico ritrovamento di Kamloops, il premier ha lanciato un invito a tutto il  Paese a non “dimenticare mai quelle anime innocenti perdute: questo deve essere il nostro impegno collettivo verso la riconciliazione”. “Chiedere scusa per queste tragedie non basta”, ha poi aggiunto il premier. “Abbiamo bisogno di correggere i torti del passato e affrontare le sfide in corso, e possiamo farlo solo con l’azione”.  Trudeau ha assicurato che il governo del Canada sta lavorando in collaborazione con i popoli, le province e i territori indigeni per formulare una serie di “Call to actions” e questo lavoro – ha detto – è “una priorità”.