• on gennaio 7, 2021

Il 2020 è un anno da salvare

“Il 2020 è un anno da buttare”: così han detto in molti nei giorni scorsi (e lo dicono anche adesso). E invece, no, non è vero. Il 2020 è un anno da salvare. Lo ha ricordato, nei suoi originali auguri di fine anno, anche Luigi “Gigio” Rancilio, giornalista di Avvenire ed esperto del mondo dei social e della comunicazione digitale. Il 2020 è un anno da salvare nel senso che è un anno sul quale siamo chiamati a tornarci sopra per capire bene che cosa sia accaduto: cosa abbiamo sbagliato, cosa poteva andar meglio, cosa è andato bene… È un anno da salvare, perché dobbiamo farne oggetto di studio e di attenta considerazione, così impareremo qualcosa per l’oggi e per il futuro.
Il 2020, in mezzo alle tumultuose difficoltà che hanno cambiato la vita di tutti e alle dolorose vicende che hanno toccato sul vivo molti di noi, ha fatto emergere tante nuove opportunità e tanta creatività… Non ne abbiamo ancora piena consapevolezza. Ci vorrà tempo perché questo accada, ma dobbiamo farlo per comprendere il presente e per vivere al meglio questo 2021, che si è aperto all’insegna delle più grandi aspettative di cambiamento ma anche dentro una dinamica di profonda continuità con l’anno precedente: il covid non è sparito alle ore 24 del 31 dicembre!
Quello che comincia, dunque, è un nuovo anno che si porta dietro il peso dei problemi e delle fatiche dell’anno passato. Al tempo stesso, però, confidiamo che sia l’anno della “ripartenza”, come ha detto il Presidente Mattarella nel suo breve discorso di fine anno. Oppure speriamo con tutto il cuore che sia un anno di “rinascita” come ha detto Papa Francesco nell’omelia del 1° gennaio, letta in sua vece dal card. Pietro Parolin. Nell’uno o nell’altro caso – anche se ripartenza e rinascita non hanno esattamente lo stesso significato – tutti desideriamo che in questo nuovo anno accada qualcosa che ci liberi dal covid e ci faccia ricominciare a vivere una vita più serena e più umana: desideriamo che il 2021 ci restituisca quella dimensione sociale, relazionale, culturale… che in questi lunghi mesi abbiamo dovuto sacrificare (con tutte le conseguenze che ne sono derivate).
Tutto questo però non avverrà da solo. Mattarella – sempre nel suo discorso – ha insistito molto sulla necessità dell’unità e della responsabilità di tutti, in particolare di quanti hanno compiti dirigenziali nella società politica e civile. Nell’omelia e nell’Angelus del primo gennaio, il Papa ha ribadito il tema centrale del suo messaggio per la giornata della pace, vale a dire la necessità della “cultura della cura”. Non ci potrà essere ripartenza o rinascita – comunque le vogliamo chiamare – senza la cura di chi ci sta vicino, del bene comune, dell’educazione: “Quanto è importante – ha scritto il Pontefice – educare il cuore alla cura, ad avere care le persone e le cose. Tutto comincia da qui, dal prenderci cura degli altri, del mondo, del creato… Quest’anno, mentre speriamo in una rinascita e in nuove cure, non tralasciamo la cura. Perché, oltre al vaccino per il corpo, serve il vaccino per il cuore: e questo vaccino è la cura. Sarà un buon anno se ci prenderemo cura degli altri, come fa la Madonna con noi”.
Il nuovo anno sarà un anno migliore, allora, se saremo più uniti e maggiormente responsabili di quanto accade attorno a noi. Il 2021 sarà l’anno del cambiamento, se ci “prenderemo cura” del prossimo dedicandogli il nostro tempo, perché come dice la volpe al Piccolo principe: “È il tempo che dedichi alla tua rosa ha fatto la tua rosa così importante”. Ma se continueremo a dividerci su tutto, a mettere in atto la strategia del “più furbo”, a pensare solo in termini di individualismo egoistico, ci ritroveremo alla fine del 2021 a mani vuote, con la percezione di averlo sprecato. Che il 2021 non sia “un anno da buttare”, ma un anno “buono”, dipende in definitiva ancora dalle nostre scelte.

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)