• on agosto 17, 2021

Hong Kong dice addio a sindacati e ong per i diritti umani. P Milanese (Pime): “Chi può, sta lasciando la città”

“Da quando è entrata in vigore le legge sulla sicurezza nazionale, e cioè un anno fa, la situazione è pesante. Gli arresti si susseguono ogni giorno. A Hong Kong, si continua a vivere e a lavorare come sempre ma è tutta un’apparenza. La gente che può, decide di andarsene e ad emigrare sono soprattutto i 30/40enni con figli in età scolare. C’è un fuggi fuggi generale”. Padre Renzo Milanese, missionario Pime e parroco ad Hong Kong, descrive così il clima che si respira in città. E’ di domenica 15 agosto, la notizia dello scioglimento del Fronte per i diritti umani, promotore di molte manifestazioni di massa degli ultimi 20 anni. Durissime le parole pronunciate dal responsabile dell’area per Amnesty International, Joshua Rosenzweig, nel dare la notizia: “Pochi giorni dopo che Hong Kong ha perso il suo più grande sindacato degli insegnanti, anche la principale voce della società civile della città è stata fatta tacere, dopo una lunga campagna per screditarla e depotenziarla condotta da parte della polizia e dei media pro-Pechino”. “Gli insegnanti e tutto il settore educativo in generale sono sotto tiro – conferma il sacerdote italiano – perché devono non solo applicare le misure contenute nella legge sulla sicurezza nazionale ma anche spiegarle agli studenti. Ci sono scuole in cui decine di insegnanti si sono dimessi. Sono sintomi di un malessere che si respira in città e che è molto diffuso”.

Secondo quanto fa sapere Amnesty International, l’assalto delle autorità di Hong Kong ai diritti umani si è intensificato e coinvolge tutti: i partiti politici, i media, i sindacati e ora anche le Ong. “Non viene detto ma queste associazioni e sindacati si sciolgono per proteggere i loro membri”, spiega padre Milanese. “Perché se un membro viene accusato per qualsiasi motivo e condannato, tutti i membri sono coinvolti. Il sindacato, in questo modo, non ha più possibilità di muoversi. Basta che un suo membro faccia un passo sbagliato e sia dichiarato illegale, che tutti gli appartenenti a quel sindacato, associazione e ong sono coinvolti e quindi condannati”. Si tratta di un processo sotterraneo che mira a far tacere e scomparire tutti i gruppi indipendenti della società civile dalla città. “E’ anche interessante notare – aggiunge il missionario – che la radio televisione di Hong Kong, la Rthk, finanziata dal governo, in stile Bbc inglese, che godeva di una grandissima autonomia editoriale, ha aperto recentemente programmi di informazione mirata in cui si spiegano l’attuazione del socialismo e la storia della Nuova Cina facendo chiaramente intendere l’intenzione di far divenire la Rthk una sussidiaria della radio televisione cinese”.

“Siamo in una fase di grandissimi cambiamenti. Sono cambiamenti enormi che ci sono ma non si vedono”, dice padre Milanese. Le proteste a Hong Kong sono iniziate il 15 marzo 2019 contro il disegno di legge sull’estradizione, visto dai manifestanti come il tentativo della Cina di sottoporre i residenti di Hong Kong alla giurisdizione de facto dei tribunali controllati dal Partito Comunista Cinese (PCC). Le proteste sono poi continuate quando il 1 luglio 2020 è entrata in vigore la Legge sulla Sicurezza Nazionale ad Hong Kong, promulgata da Pechino per punire gli atti di sovversione, secessione, terrorismo e collusione con le forze straniere compiuti nella Regione Amministrativa Speciale della Repubblica Popolare Cinese (RPC). L’implementazione del provvedimento è stata di fatto utilizzata dalle autorità locali per ridurre in modo drastico gli spazi di espressione del movimento pro-democrazia. Di fronte a queste evoluzioni e alla prospettiva di una città destinata, secondo gli accordi, ad entrare nell’area cinese dopo aver goduto, come ex colonia britannica e per 50 anni, di uno statuto speciale, molte persone stanno emigrando da Hong Kong. “Non è la prima volta nella storia di Hong Kong che ci sono ondate di migrazioni”, osserva il missionario. “In passato, però, la gente ne parlava con gli amici. Oggi invece le persone prendono l’aereo e partono senza dire niente. Non ne discutono con nessuno, neanche con le persone più fidate, persino in famiglia non se ne parla. Ci sono casi in cui le persone avvisano i genitori 15 giorni prima di partire per il Canada. E’, a mio parere, un segnale evidente del clima di paura e soggezione che si vive”.