• on Gennaio 23, 2024

Haiti, rapite sei religiose. Mons. Dumas, “liberata la nipote di una delle suore. Pronto ad offrirmi per uno scambio di ostaggi”

“Ieri abbiamo avuto una sorpresa. La ragazza è stata rilasciata non troppo lontana dalla casa dove vivono le religiose. Ha camminato a piedi fino alla casa. Sto aspettando la telefonata delle suore di Sant’Anna per sapere esattamente cosa ha detto e avere maggiori dettagli. Stiamo facendo tutto con molta discrezione per non mettere a rischio la vita delle suore rapite. Sono insegnanti e devono essere rilasciate per poter continuare ad insegnare ai ragazzi”. A parlare al Sir è  monsignor Pierre-André Dumas, vescovo di Anse-à-Veau-Miragoâne e vicepresidente della Conferenza episcopale haitiana, che racconta della liberazione della nipote di una delle sei religiose della Congregazione di Sant’Anna rapite venerdì scorso, insieme all’autista, da una delle tante gang criminali che seminano il terrore ad Haiti. La ragazza ha 16 anni e si chiama Kalenji. Mons. Dumas riferisce che per la ragazza “non è stato pagato un riscatto” anche se i rapitori hanno chiesto 3 milioni di euro di riscatto per liberare tutti. Il vescovo si è offerto per uno scambio di ostaggi, facendosi accompagnare da un prete francese e da una suora di Madre Teresa di Calcutta. “Finora non ci hanno fatto sapere niente, sono in corso trattative”. Intanto domani, 24 gennaio, la Chiesa di Haiti ha indetto una Giornata di preghiera per la liberazione di tutte le persone rapite.

Pierre-André Dumas  (foto: Wikipedia)

I rapitori hanno chiesto 3 milioni di euro di riscatto per la liberazione delle religiose. Quale linea sta tenendo la Chiesa?

Normalmente la Chiesa non ha questi soldi e se li avesse deve prendersi cura dei più poveri. Per questo mi sono offerto come ostaggio in cambio delle suore.

C’è un prete francese che ha accettato di accompagnarmi insieme ad una suora di Madre Teresa di Calcutta. Siamo in attesa. Le suore rapite sono donne consacrate che hanno dedicato la loro vita al popolo haitiano, che stanno educando e formando i giovani. Chiediamo rispetto per tutte le donne.

Lei si è offerto come ostaggio in cambio delle suore rapite. Perché questo gesto?

Vogliamo dire a chi le ha rapite che la vita non è una questione di soldi, che non possono essere un dio da idolatrare. Bisogna fare il giusto uso del denaro che si guadagna con il proprio sudore. Invece questi ragazzi si fanno trascinare da un mondo che pensa solo ai soldi. Devono capire che un modo di vivere diversamente esiste, che ci sono altri valori, le relazioni umane, il rispetto della vita e delle persone. Ci siamo offerti per dire che crediamo in quello che Cristo ha fatto, in solidarietà con le suore, per lanciare un messaggio di rispetto nei confronti delle suore e di tutte le donne.

Ci offriamo per dire che non c’è amore più grande che dare la vita per le persone che amiamo.

La cosa più importante è poter salvare le vite di queste donne consacrate vittime del caos del Paese. Non riesco più a riconoscere il mio popolo, vuol dire che anche noi come Chiesa dobbiamo fare di più, cercare di portare i valori, tornare all’essenziale.

Non ha paura di consegnarsi nelle mani di persone con armi, che possono essere violente?

Il prete e la suora mi accompagneranno ma spero che prendano solo me come ostaggio.

Ma che paura devo avere? Posso approfittare per parlare con questi giovani e far capire loro i valori, per trasmettere un messaggio evangelico.

Non facciamo questo gesto per un atto di bravura ma anche per poter comunicare con questi giovani, che diventando banditi si sono messi fuori dalla società. Dobbiamo cercare di integrarli. Vogliamo cercare di trasmettere loro un messaggio di rispetto della vita e della dignità della persona umana, di amore e compassione.

Come è stato interpretato il suo gesto?

Molti mi hanno detto: “Monsignore, è andato troppo in là, bisognava aspettare”. Però io penso che se questo succede alla Chiesa che è qui per accompagnare il popolo…oggi rapiscono sei suore, domani possono rapire venti preti, dopodomani potrebbero rapire anche dei bambini.

Dobbiamo porre un limite al male. Possiamo unirci per dire a questi giovani delle bande criminali che ci sono altri valori e altri modi di vivere.

Purtroppo i rapimenti ad Haiti sono all’ordine del giorno. È mai successo che accettassero uno scambio di ostaggi?

No, non è mai successo ma la proposta è anche un messaggio per chi gestisce il potere nel Paese, perché non prendono iniziative per porre fine alla violenza e ai rapimenti, per integrare questi giovani. Un Paese nel caos, non governato, che non vive. Vogliamo portare un messaggio di ordine, bellezza, dono, gratuità, generosità. Molti si attaccano ai soldi e cercano solo di guadagnare di più dimenticando un popolo crocifisso e ferito nella sua storia, un popolo abbandonato.

Come vanno le trattative con i rapitori?

Ci sono trattative ma con molta discrezione. Ci sono tentativi di cercare un dialogo. A volte rispondono, altre volte no. I rapitori chiedevano agli ostaggi di chiamare la comunità delle suore di Sant’Anna. Le suore hanno chiesto di rilasciarle. Abbiamo detto loro di mantenere quella linea con saggezza e moderazione.

Ora stanno chiamando alcuni membri delle famiglie delle suore in ostaggio. Questo ci preoccupa.

Domenica scorsa Papa Francesco ha lanciato un appello all’Angelus per chiedere la liberazione delle sei suore.

Ringraziamo il Papa per l’appello, fatto con il cuore. Questo ci ha molto colpito e incoraggiato. Non ci fa sentire soli perché la Chiesa nostra madre ci accompagna. Il suo appello ci ha spinto verso la speranza di poter attraversare questa crisi. Sono molto grato per il suo gesto e la solidarietà che ha manifestato nei nostri confronti, chiedendo di pregare per noi, per l’armonia e l’integrazione di tutti, perché il popolo haitiano possa tornare a vivere.