• on Ottobre 13, 2022

Haiti. Il vescovo Dumas: “Paese paralizzato, a rischio la sopravvivenza del popolo. Necessario aiuto internazionale”

Ad Haiti è messa in discussione “la sopravvivenza stessa del popolo”. A parlare in toni concitati al Sir è monsignor Pierre-André Dumas, vescovo di Anse-à-Veau et Miragoâne, fortemente preoccupato per il deteriorarsi della crisi e dell’insicurezza che affligge il Paese caraibico e che lo sta letteralmente paralizzando. Dopo i vari terremoti, l’uccisione nel luglio 2021 del presidente Jovenel Moise da parte di un commando di sicari colombiani, le gang che tengono sotto scacco interi quartieri della capitale Port-au-Prince con la violenza e i rapimenti, ora è sempre più grave la mancanza e l’aumento dei prezzi del carburante e del cibo, tanto da paralizzare un intero Paese. In più è tornato di nuovo il colera, a causa dei cumuli di immondizia usati come blocchi stradali durante le manifestazioni. Nei giorni scorsi è stato ucciso un uomo nel corso delle proteste antigovernative e 16 detenuti sono morti di colera nel carcere di Port-au-Prince, che ospita 3.000 persone, in difficoltà per l’approvvigionamento di acqua e cibo. I manifestanti scendono in piazza contro l’aumento dei prezzi ma anche contro la richiesta del governo di Haiti di dispiegare forze militari straniere ad Haiti. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres si è detto infatti favorevole all’invio di un contingente internazionale.

Monsignor Pierre-André Dumas (fonte: Wikipedia – Our Lady of Fatima International Pilgrim Statue – https://www.flickr.com/photos/pilgrimfatima/3917705316)

“Stiamo vivendo una crisi molto forte nel Paese – afferma monsignor Dumas, che è stato a lungo presidente di Caritas Haiti -. Da qualche tempo non abbiamo le autorità democratiche previste dalla Costituzione, il Parlamento non c’è, l’apparato giudiziario non funziona. Il governo centrale ha deciso di far salire il prezzo della benzina in seguito alla crisi mondiale e questo ha avuto un impatto tremendo sul popolo e sui poveri, che soffrono di più”. Il prezzo del gasolio, ad esempio, prima di 250 gourdes ora è raddoppiato. “Questo ha creato una situazione veramente dura per la popolazione povera. C’è inoltre una crescita galoppante del costo dei viveri, la gente non può permettersi di comprare niente”.

La crisi del carburante, la crisi alimentare, l’insicurezza sociale, i rapimenti (anche di preti e suore) “hanno assunto una proporzione incredibile, portando la gente alla disperazione – sottolinea monsignor Dumas -. Molte persone hanno perso la speranza e si sono lasciati trascinare nei gruppi armati. Ci sono politici che manipolano questa situazione e imprenditori che pagano le gang e agiscono in maniera mafiosa. Questo ha creato una situazione invivibile ad Haiti”.

“Ci sono bambini che muoiono, malati che non trovano i farmaci, persone dializzate che non possono proseguire le cure, ospedali che non funzionano perché non c’è il carburante”.

Nemmeno le scuole possono aprire, le infrastrutture statali sono bloccate, le banche aprono solo due o tre volte a settimana. Nella sua diocesi di Anse-à-Veau et Miragoâne, ad ovest di Port-au-Prince, ci sono stati problemi perfino a reperire il cibo, che non arriva a destinazione. Lo stesso vescovo, in partenza per un incontro a New York, ha avuto problemi a trovare una automobile per andare in aeroporto, perché non si trova il carburante: “In questo momento tutto è bloccato, ci sono poche automobili in giro, viaggiare e muoversi è difficile”.

“C’è bisogno di un aiuto internazionale per sostenere il popolo”. Monsignor Dumas è consapevole che politici e popolazione sono divisi sull’idea della presenza di una forza militare internazionale dell’Onu nel Paese e non riescono a trovare una soluzione negoziata e di consenso. Già in passato, altre due volte, ci sono state missioni di peacekeeping. L’ultima, la Minustah è stata ritirata nel 2018, ed è stata spesso oggetto di controversie. “Se gli haitiani non si mettono d’accordo per risolvere il problema allora c’è bisogno di un aiuto internazionale concreto per sostenere il popolo – afferma -, anche per trovare soluzioni ai camion di gas bloccati dalle gang e all’aumento dei prezzi. Per arrivare ad una situazione di equilibrio sociale, ad una stabilità politica, per la sopravvivenza stessa del popolo”.

“I poveri non possono più aspettare”. “Non sappiamo se la forza internazionale metterà il popolo nelle condizioni di riunirsi, di avere una grande conferenza nazionale e un dialogo sincero e inclusivo – continua -. Ma in questo momento bisogna fare qualcosa per salvare soprattutto i poveri, che non possono più aspettare”. “Siamo aperti a molte soluzioni ma dobbiamo trovare quella che aiuti il popolo a sopravvivere e a conservare la sua dignità. Haiti ha fatto una buona parte di storia dei diritti umani, perché è stata la prima Repubblica nera del mondo e la prima Repubblica che ha detto tutti gli uomini sono uguali e la schiavitù non deve più esistere”.

“Un aiuto per ricostruire il tessuto sociale, non una occupazione”. “I vescovi non sono pro o contro l’intervento Onu però vogliamo un aiuto concreto che non diventi dipendenza”, precisa:

“Un aiuto internazionale che non impedisca l’aspirazione del popolo ad essere libero e sovrano. Che non sia una occupazione ma aiuti Haiti a risolvere i problemi storici, sociali e i blocchi attuali”.

Oltre alla presenza dei militari per riportare sicurezza nel territorio, aggiunge monsignor Dumas, “servirebbe un Piano Marshall per aiutare la popolazione, per ricostruire il tessuto sociale, per portare Haiti verso la via dello sviluppo umano integrale. Perché il popolo ricominci a sperare e viva l’esperienza della sua resurrezione storica”.

“Ritrovare il senso del vivere comune”. “Bisogna pregare molto per noi perché torni il buon senso e la dignità umana del vivere sociale – conclude il vescovo -. Perché di fronte alla crisi, alla violenza, allo scoraggiamento la gente è capace di tutto e adesso non c’è un limite. Oltre all’aiuto per riportare l’ordine sociale abbiamo bisogno anche di aiuto spirituale e psicologico, per dare all’uomo il senso del vivere comune”.