• on Marzo 25, 2022

Guerra in Ucraina, l’Occidente serra le fila. Ma le ricadute saranno di lungo periodo

“La guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina viola palesemente il diritto internazionale e sta causando ingenti perdite di vite umane e numerosi feriti tra i civili. La Russia sta dirigendo attacchi contro la popolazione civile e sta colpendo beni di carattere civile, tra cui ospedali, strutture mediche, scuole e rifugi. Tali crimini di guerra devono cessare immediatamente”. È il primo punto del “decalogo” approvato nottetempo dal Consiglio europeo, riunito assieme al presidente statunitense Joe Biden. Tre riunioni ieri a Bruxelles – vertice Nato, G7 e summit dell’Unione europea – hanno confermato una linea comune dell’Occidente verso l’aggressore (la Russia di Putin) e ribadito il sostegno all’aggredito (l’Ucraina di Zelensky).

Armi, profughi, gas… Ma le circostanze in cui la politica cerca di dare risposte è tutt’altro che lineare e definita. Anzitutto ci sono operazioni militari sul campo che non cessano, e che alimentano la tragedia di morti, feriti, popolazioni in fuga o deportate, intere città distrutte. Come rispondere alla guerra scatenata dal Cremlino? Lasciando solo l’esercito di Kiev? Appoggiarne la (legittima) difesa rischiando l’estendersi di una guerra chimica o nucleare? Inviando armamenti? Poi c’è la “guerra energetica”, dovuta alla dipendenza dal gas russo, che ora lo zar chiede sia pagato in rubli per evitare il tracollo della sua moneta. E che dire della crisi alimentare che si sta generando per colpa dei mercati che si chiudono e dell’agricoltura abbandonata, come sempre accade nelle fasi belliche? Come accogliere i rifugiati ucraini che – se ne può stare certi – resteranno nei Paesi europei ospitanti per anni? (e quindi certi slanci generosi proprio sul versante dell’accoglienza devono da subito fare i conti con i tempi lunghi).

Aspirazioni europee. Il Consiglio europeo – che prosegue oggi i suoi lavori, tra guerra, Covid, recessione economica, situazione esplosiva in Bosnia… – mostra comunque fermezza mista a buon senso e, in accordo con Biden, la Nato e il G7, affronta la realtà. I responsabili dell’attacco russo all’Ucraina “e i loro complici saranno chiamati a risponderne in conformità del diritto internazionale”, si legge nelle conclusioni del vertice, in cui si invoca la fine delle ostilità e si insiste su percorsi sicuri per i civili “intrappolati in tutte le zone di guerra verso una destinazione di loro scelta”. Il Consiglio europeo esige che la Russia “rispetti pienamente l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale”. L’Unione europea è “al fianco dell’Ucraina e del suo popolo e ribadisce la dichiarazione di Versailles, riconoscendo le aspirazioni europee e la scelta europea dell’Ucraina”. Dai Ventisette continueranno a giungere “sostegno politico, finanziario, materiale e umanitario” al popolo ucraino. Per Russia e Bielorussia si ribadiscono “ulteriori severe sanzioni” al fine di “ostacolare le capacità russe di proseguire l’aggressione”.



Medio e lungo termine. Il decalogo si sofferma sui rifugiati: il Consiglio europeo “rende omaggio a tutti i cittadini, le organizzazioni e i governi in tutta Europa che danno prova di solidarietà nei confronti di coloro che stanno fuggendo da questa guerra atroce. […] Occorre prestare particolare attenzione alle esigenze dei più vulnerabili e alle misure volte a prevenire e individuare la tratta di esseri umani”. Non mancheranno dal bilancio Ue aiuti ai Paesi che accolgono i profughi mentre si invitano gli Stati membri “a elaborare piani di emergenza tesi a far fronte anche alle esigenze a medio e lungo termine”. I capitoli finali – ma non meno fondamentali – del documento approvato dai leader europei riguardano la sicurezza degli impianti nucleari ucraini, la ricostruzione post bellica dell’Ucraina mediante un fondo fiduciario internazionale, il sostegno “alla Repubblica di Moldova e al suo popolo”.

Aiuti, accoglienza. Quasi a dar gambe all’accordo politico di fondo tra le due sponde dell’Atlantico, arriva anche una dichiarazione congiunta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e del presidente Usa Joe Biden. “Siamo uniti nella nostra condanna dell’ingiustificata e non provocata guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina”. “Siamo solidali con il popolo ucraino, che sta difendendo coraggiosamente la propria patria, e chiediamo alla Russia di porre fine al brutale attacco contro il suo vicino”. Quindi una sottolineatura sui “valori comuni”, “tra cui la democrazia, il rispetto dei diritti umani, la pace e la stabilità globali e l’ordine internazionale basato su regole”. Seguono gli impegni comuni su diversi fronti: ulteriori pesanti sanzioni all’economia russa; mobilitazione di aiuti umanitari “per sostenere le persone presenti in Ucraina e per coloro che sono stati costretti a fuggire” (ciò include oltre 1 miliardo di dollari in assistenza umanitaria che gli Stati Uniti sono disposti a fornire e altri 550 milioni di euro dall’Ue); accoglienza e reinsediamento dei profughi provenienti dall’Ucraina (ciò che di fatto è sempre stato negato all’Italia e ai Paesi mediterranei per gli arrivi dall’Africa).

Guerra “totale”. Von der Leyen e Biden aggiungono: “stiamo compiendo ulteriori passi concreti nella nostra cooperazione energetica per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi”; “al fine di prevenire una potenziale crisi alimentare innescata da aumenti dei prezzi e interruzioni dell’approvvigionamento alimentare intendiamo raddoppiare i nostri sforzi congiunti per aumentare la sicurezza alimentare globale e fornire derrate dirette, ove necessario, ai nostri partner in tutto il mondo”. Infine, “promuoveremo la nostra cooperazione sulla sicurezza informatica”: la guerra oggi – questo il messaggio – si fa con carri armati, minacce chimiche, tagli alle forniture energetiche, distruzione dei magazzini alimentari e delle attività agricole, e perfino attraverso web e disinformazione.