• on giugno 15, 2021

Greta Thunberg: “La crisi climatica è anche una crisi sociale, ci vanno di mezzo i più vulnerabili”

“Vediamo la crisi climatica come qualcosa che ci colpirà in futuro. E di certo lo farà. Ma ci dimentichiamo che ci sono innumerevoli persone che già oggi soffrono e muoiono per le sue conseguenze, perché la crisi climatica ci sta già colpendo”. Parole di estrema saggezza, pronunciate da una diciottenne famosa nel mondo da almeno tre anni. Scarp de’ tenis, rivista di strada promossa dalla Caritas, pubblica un’intervista esclusiva a Greta Thunberg, la fondatrice del movimento Fridays for Future. Che afferma: “dobbiamo fare tutto quello che è in nostro potere per salvare il Pianeta. Perché la crisi climatica è anche una crisi sociale che colpisce per lo più le persone che sono già vulnerabili”.
“Il mondo secondo Greta” il titolo dell’intervista, realizzata da Adrian Lobb per i settimanali di strada ormai diffusi in mezzo mondo. Dallo sciopero scolastico del 2018 davanti al Parlamento svedese (School strike for climate, ossia Sciopero da scuola per il clima), Greta ne ha fatta di strada. Ha coinvolto in un movimento ambientalista innovativo milioni di coetanei; ha incontrato i grandi del mondo; ha scosso le coscienze. A lei si sono ispirati giovani che hanno mosso i primi passi nell’attivismo. Sostiene, raggiunta telefonicamente nella sua casa di Stoccolma, che la crisi climatica “è ormai fuori controllo”.
La 18enne non vuole tenere per sé le sue idee. Al contrario, è entusiasta di avvalersene per mettere in evidenza e amplificare – in un documentario in tre puntate per la Bbc – le voci degli scienziati che ci avvertono della necessità di agire ora e in maniera decisiva. “Questa è stata la vera ragione per cui ho deciso di girarlo – afferma –. Volevo che andassimo oltre i titoli acchiappa like che la gente usa per catturare l’attenzione e che ci concentrassimo invece sul contenuto. Quindi, se usare le mie idee e il programma per dare voce alla scienza o alle persone che ne hanno veramente bisogno funziona, allora il documentario raggiunge il suo scopo principale”.

Avere la possibilità di esplorare il mondo ti ha resa più determinata ad agire?
Non è necessario visitarlo per volerlo proteggere. Ma poterlo visitare è stata un’opportunità fantastica. Facciamo come se niente fosse finché i nostri giardini e le nostre città bruciano e allora agiamo, ma non ha senso. Prendiamo ad esempio gli incendi scoppiati nel Nord dell’America occidentale, è chiaro ed evidente che siano collegati alla crisi climatica. Ma questo non vuol dire che le persone che ci vivono cambino i loro stili di vita.

Voglio far crescere la consapevolezza di ascoltare e seguire ciò che gli scienziati suggeriscono.

Non riusciremo ad evitare tutte le ripercussioni dei mutamenti climatici – è ormai troppo tardi –; ma non è tardi per fare quanto più ci è possibile.

Nel tuo nuovo documentario sostieni che solo l’azione può generare speranza…
Possiamo stare seduti e non fare nulla e sentirci inutili, ma non appena ci mettiamo in azione, allora c’è speranza. È questa la mentalità con cui sto cercando di vivere. E immaginate se ci mettessimo veramente in azione, non sappiamo dove potremmo arrivare, quali punti di svolta potremmo superare. Perché non l’abbiamo mai fatto prima. Non abbiamo mai affrontato una sfida come quella del cambiamento climatico. Quindi non sappiamo cosa potrebbe succedere se agissimo, ma sarebbe molto incoraggiante.

Il numero crescente di persone che si uniscono alla tua campagna potrebbe non essere sufficiente per arrivare ad un cambiamento. Cosa bisogna fare per amplificare la voce degli attivisti?
Se i media iniziassero a trattare la crisi climatica come una vera crisi, tutto potrebbe cambiare velocemente. Certo, dobbiamo fare tutto il possibile, comprese quelle piccole e semplici azioni che coinvolgono ogni singola persona. Ma allo stesso tempo non dobbiamo essere ingenui e pensare che tutto questo sia sufficiente. Devono anche essere messe in atto strategie più ampie.

Cosa vorresti dai media: che riportino gli appelli degli scienziati, che spingano la gente a mettere in campo comportamenti virtuosi, che non diano più spazio agli scettici?
Tutte queste cose. Ma soprattutto che trattino la crisi climatica come una vera crisi. Al momento parlano di cambiamento climatico, della questione ambientale e dei suoi effetti, come lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello del mare e degli incendi sempre più frequenti. Ma questi sono solo gli effetti. La crisi climatica è causata soprattutto dalla quantità di Co2 accumulata nell’atmosfera. Non dobbiamo concentrarci su scenari vaghi e ipotetici del futuro, ma piuttosto su quello che dobbiamo fare ora, trattandola come una crisi vera e propria. Non è impossibile. Prendiamo la recente pandemia da coronavirus. L’abbiamo considerata una crisi? Certo. Ciò dimostra che i media sono in grado di trattare alcuni temi come un’emergenza e cambiare il modo in cui operano. Fino a quando il cambiamento climatico non dominerà i titoli dei telegiornali, il segnale percepito dal grande pubblico è che non sia una notizia importante.

Quali saranno i tuoi prossimi passi?
Altri due anni di scuola superiore, poi l’università. Mi concentrerò comunque su molte altre cose, ma le farò in aggiunta a questo mio impegno. Voglio poter dire di aver fatto il possibile e sto cercando a tutti i costi di mantenere la mia parola.

Scegliendo di parlare con i giornali di strada associati a Insp, stai contribuendo a sostenere anche la lotta a povertà e homelessness. Non è un caso che le persone più povere siano anche le prime ad essere colpite…
Tutte queste questioni sono interconnesse. Essere un’attivista del clima o dell’ambiente non vuol dire preoccuparsi solo di alberi o fiori. Certo, ci prendiamo cura anche di quelli, ma lo facciamo perché ciò che noi facciamo alla natura, la natura fa a noi. La crisi climatica è anche una crisi sociale, colpisce per lo più le persone vulnerabili. Quindi se non lo teniamo a mente e non lo prendiamo in considerazione, non riusciremo a risolvere tutti gli aspetti collegati a questa emergenza. Di solito dico che non voglio intromettermi nella politica. Ma alcuni temi vanno oltre la politica, come i diritti umani fondamentali. Stiamo parlando di giustizia sociale. Mi sembra ovvio che tutti dobbiamo occuparcene.

Hai un messaggio da lasciare ai lettori desiderosi di unirsi alla tua missione?
Tutti siamo importanti e possiamo avere un ruolo. A volte siamo bloccati dall’idea che un singolo individuo non possa fare nulla da solo. La mia protesta, fatta in solitaria fuori dal parlamento svedese, dimostra che ogni persona può davvero fare la differenza. Ma se vogliamo che il mondo cambi davvero, abbiamo bisogno di tutti. Quindi nessun passo nella giusta direzione è mai troppo piccolo.

*Concessione di INSP.ngo/The Big Issue UK @BigIssue