• on settembre 1, 2021

Green pass, da oggi i nuovi obblighi. Laurenti (Gemelli): “Tutela salute individuale e collettiva ma andrebbe rilasciato solo ai vaccinati o ai guariti”

“In questi giorni stanno arrivando nel nostro Centro due categorie di persone: i giovani tra i 20 e i 29 anni, motivatissimi e che hanno superato in termini di copertura le fasce 30-39 e 40-49, e gli ‘arrabbiati’, adulti che si sentono ‘forzati’ alla vaccinazione perché la mancanza di green pass limiterebbe la loro libertà di movimenti. Tra questi ultimi anche soggetti allergici che hanno rinviato il più possibile il vaccino, quando invece avrebbero potuto riceverlo in tutta tranquillità con un’idonea premedicazione e valutazione allergologica. Questo rende la nostra attività un po’ più faticosa ma stiamo continuando a lavorare a pieno ritmo”.

A scattare la fotografia è la professoressa Patrizia Laurenti, direttore dell’Unità di Igiene ospedaliera e responsabile del Centro di vaccinazione del Policlinico Agostino Gemelli Irccs di Roma, mentre oggi, 1° settembre, il green pass diventa obbligatorio nel nostro Paese anche su treni, traghetti, aerei; per il personale scolastico e per accedere all’università. Restano inoltre in vigore le regole adottate dallo scorso 6 agosto che ne prevedono l’obbligatorietà per accedere a servizi di ristorazione al chiuso; spettacoli aperti al pubblico; competizioni ed eventi sportivi; musei e mostre; piscine e palestre; centri benessere. Il certificato dovrà attestare la somministrazione di almeno una dose di vaccino, oppure il risultato negativo a un tampone molecolare o rapido effettuato nelle 48 ore precedenti, oppure la guarigione dal Covid. La durata del green pass varia a seconda della prestazione sanitaria cui è collegato. Nei giorni scorsi il Cts ha dato il via libera ad estenderne la validità dagli attuali 9 mesi a 12 mesi.

Professoressa, come valuta l’estensione del green pass che scatta da oggi?
La sua obbligatorietà si correla al dato epidemiologico di quei 3 milioni e mezzo di ultra cinquantenni non ancora vaccinati, e alla realtà delle nostre terapie intensive, oggi popolate per lo più proprio da adulti non vaccinati. L’obbligo di vaccinazione, cui corrisponde l’obbligo del green pass, è uno strumento di tutela della salute individuale e della collettività.

Secondo lei i requisiti per il rilascio del green pass dovrebbero essere rivisti?
Il tampone negativo nelle 48 ore precedenti è solo la fotografia di un istante; non ha senso come condizione per il conferimento del certificato. Il green pass dovrebbe essere rilasciato solo a chi è guarito dal Covid, perché l’infezione naturale conferisce comunque una buona protezione, su cui però è importante il rinforzo di una dose di vaccino, e a chi si è vaccinato.

Vaccinare l’80% degli italiani entro settembre, secondo le previsioni del generale Figliuolo, è un obiettivo realistico?
Lo è se puntiamo sui giovani; gli adulti che si volevano vaccinare secondo me lo hanno già fatto.

Ma è sufficiente per raggiungere l’immunità di gregge?
No, perché la variante delta ha un R0 (erre con zero, ossia tasso di contagiosità, ndr) doppio rispetto alla precedente variante alfa, però è uno scudo importante rispetto ai rischi di ospedalizzazione e ricovero in terapia intensiva. Per raggiungere l’immunità di gregge – ossia la percentuale di popolazione che deve essere vaccinata per garantire la protezione di quella quota che invece non si può vaccinare –

bisognerebbe arrivare almeno al 90% se non addirittura al 95%.

Più cresce il numero medio di individui che un infetto può contagiare (R0), più cresce la percentuale dell’immunità di gregge.

La lotta ad una pandemia richiede una campagna vaccinale globale, ma oggi oltre 4 miliardi di persone nel mondo ne sono ancora esclusi, soprattutto nei Paesi meno sviluppati. Come superare questo gap? Con una sospensione temporanea dei brevetti?
Se concordata a livello globale potrebbe essere una strada, ma occorre anche lavorare sulla tecnologia di produzione di vaccini poco termosensibili, facilmente conservabili a temperature di frigorifero. Quello di Pfizer richiede una modalità di conservazione a – 80°, improbabile in Paesi in via di sviluppo. E poi c’è un altro aspetto su cui puntare.

Quale?

La “generosità sanitaria” da parte delle multinazionali del farmaco e dei governi dei Paesi “ricchi”.

Oggi rischiamo di sprecare vaccini perché sta diminuendo il flusso della popolazione, e questo non è accettabile. La salute globale richiede “generosità” a livello di governi e aziende per condividere i vaccini in eccedenza, ma anche per sostenerne la produzione nei Paesi poveri dove si vaccina meno e nei quali, proprio per questo, possono nascere varianti pericolose, come dimostra la variante delta, sviluppatasi in India.

E’ in fase avanzata la sperimentazione dei vaccini m-Rna Pfizer e Moderna per gli under 12, ma molto genitori sono preoccupati. Lei che ne pensa?
I primissimi dati scientifici sono promettenti ma devono essere consolidati; bisogna attenersi al parere delle agenzie regolatorie che valutano la documentazione man mano prodotta durante le sperimentazioni cliniche. Ricordo però che noi già vacciniamo i bambini di due mesi contro 10 malattie infettive senza conseguenze sanitarie gravi e che dall’epidemia di morbillo del 2017 siamo usciti grazie all’obbligo vaccinale.

Ritiene necessaria una terza dose, se sì a chi e quando?
E’ plausibile per i pazienti fragili: immunodepressi, oncologici e trapiantati perché hanno una risposta immunitaria meno potente, e poi per un decadimento naturale della presenza di anticorpi, anche per gli anziani. Per gli operatori sanitari potrà essere necessario un richiamo. Però sono questioni che si chiariranno in questi mesi: tra fine anno e inizio 2022 saremo in grado di condividere evidenze forti al riguardo.

In base all’andamento dei dati epidemiologici non è da escludersi l’ipotesi, nelle prossime settimane, di un obbligo vaccinale esteso a tutta la popolazione…

Se sarà necessario per rivedere la luce dopo due anni di pandemia, ben venga!