• on gennaio 27, 2022

Giuseppina Panzica, l’angelo di Ponte Chiasso

Esistono uomini e donne che davanti a piccole e grandi tragedie dell’umanità, tra le pieghe della Storia, con le loro scelte hanno scritto pagine memorabili di carità, solidarietà e impegno civile. Non si tratta di eroi, ma di persone che davanti a un bivio hanno preso decisioni coraggiose. È il caso di Giuseppina Panzica, siciliana di Caltanissetta, emigrata con il marito Salvatore Luca, ex finanziere, a Como. La sua fede cattolica e la sua perseveranza, l’afflato verso un futuro migliore, condussero Giuseppina a scegliere nel bel mezzo dell’Italia spaccata in due dopo l’8 settembre 1943.

Il nord della penisola era in mano alla Repubblica sociale italiana, alleata con la Germania nazista, Giuseppina poteva voltarsi dall’altra parte. Non lo fece. Anzi, aderì al Gruppo clandestino Frama, acronimo dei cognomi di Ezio Franceschini e Concetto Marchesi e con il finanziere Gavino Tolis e il maresciallo Paolo Boetti nascose e salvò centinaia di persone. La rete di confine italo-svizzero passava proprio dall’orto di casa di Giuseppina Panzica, al pianterreno di via Vela n. 1. Da lì vennero fatti fuggire profughi rifugiati, ma soprattutto ebrei.

Una storia da film, quella di Giuseppina, ma vera,

venuta alla luce per la perseveranza e la tenacia del colonnello Gerardo Severino, direttore del museo storico della Guardia di Finanza, che ha registrato il suo culmine con il conferimento alla Panzica della medaglia d’oro al Merito civile da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Un frammento di storia emerso dagli archivi polverosi e dalla testimonianza della figlia di Giuseppina, Rosaria Luca, che oltre due anni fa hanno dato lo spunto per scrivere la biografia e le imprese della donna siciliana. Alle testimonianze dirette si sono aggiunti carteggi e documenti di Giuseppina Panzica e dei finanzieri, compreso l’epilogo delle loro vicende.

Intercettati dal controspionaggio tedesco, probabilmente su delazione anonima di qualche contrabbandiere della zona oppure di qualche collega finanziere di Tolis e Boetti rimasto fedele alla Rsi, vennero imprigionati. Il finanziere Gavino Tolis non ritornò mai più in Italia concludendo i suoi giorni nel campo di prigionia di Mauthausen, “passando per il camino” di Gusen mentre il maresciallo Paolo Boetti e Giuseppina Panzica riuscirono a ritornare in Italia, ma dopo mesi sofferenze.

Giuseppina venne trasferita prima nel carcere comasco di San Donnino, poi nella casa di detenzione di San Vittore, a Milano. Infine venne deportata prima nel lager di Bolzano e poi nel campo femminile di Ravensbrück. Qui subì violenze e sopportò indicibili torture, ma la speranza di poter rivedere i propri figli e la fede in Dio l’aiutarono a superare le più terribili sevizie e a ritornare a Ponte Chiasso nell’ottobre del 1945 dopo una lunga degenza negli ospedali alleati.

Questi i passaggi del libro “Sopravvissuta a Ravensbrück” (Il Pozzo di Giacobbe, 192 pp.gg.), un saggio biografico arricchito dalla prefazione della Senatrice Liliana Segre: scritto per non dimenticare, per fare memoria.

(*) giornalista Tv2000