• on Settembre 17, 2022

Giornata sostentamento sacerdoti. Monzio Compagnoni (Cei): “Arrivare ad avere pochissimo da tutti, anziché tanto da qualcuno”

“Non è solo una domenica di gratitudine nei confronti dei sacerdoti ma un’opportunità per spiegare il valore dell’impegno dei membri della comunità nel provvedere alle loro necessità. Basta anche una piccola somma ma donata in tanti”. Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, spiega così al Sir il senso della Giornata nazionale delle offerte per il sostentamento del clero diocesano, che sarà celebrata domani, 18 settembre, nelle parrocchie italiane.

“Arrivare ad avere pochissimo da tutti, anziché tanto da qualcuno”: è questo, secondo il responsabile del Servizio Cei, l’obiettivo ambizioso a cui tendere con la raccolta delle offerte: “Basterebbe anche solo un gesto per ciascuno all’anno”.

Destinate all’Istituto Centrale Sostentamento Clero, le offerte permettono di garantire, in modo omogeneo in tutto il territorio italiano, il sostegno all’attività pastorale dei sacerdoti diocesani. Da oltre 30 anni, infatti, questi non ricevono più uno stipendio dallo Stato, ed è responsabilità di ogni fedele partecipare al loro sostentamento. Le offerte raggiungono circa 33.000 sacerdoti al servizio delle 227 diocesi italiane e, tra questi, anche 300 preti diocesani impegnati in missioni nei Paesi del Terzo Mondo e circa 3.000, ormai anziani o malati dopo una vita spesa al servizio degli altri e del Vangelo. In occasione della Giornata di domani, in ogni parrocchia i fedeli troveranno locandine e materiale informativo per le donazioni. Nel sito www.unitineldono.it è possibile effettuare una donazione ed iscriversi alla newsletter mensile per essere sempre informati sulle numerose storie di sacerdoti e comunità che, da nord a sud, fanno la differenza per tanti.

Perché è importante la Giornata di domani?

E’ un’occasione preziosa per far comprendere ai fedeli quanto conta il loro contributo. Nonostante siano state istituite nel 1984, a seguito della revisione concordataria, le offerte deducibili sono infatti ancora poco comprese e utilizzate dai fedeli che ritengono sufficiente l’obolo domenicale; in molte parrocchie, però, questo non basta a garantire al parroco il necessario per il proprio fabbisogno. Da qui l’importanza di uno strumento che permette a ogni persona di contribuire, secondo un principio di corresponsabilità, al sostentamento di tutti i sacerdoti diocesani.

L’obiettivo della Giornata nazionale è quello di ricordarci che noi siamo affidati a loro, ma anche loro sono affidati a noi:

dobbiamo farci carico del valore dei nostri sacerdoti e sostenerli dal punto di vista spirituale, morale, fisico, perché sappiamo quale sia la loro dedizione nei confronti della porzione di popolo che viene loro affidata.

Quali altre iniziative di sensibilizzazione avete in programma?

Dopo la Giornata di domani, partirà un periodo dedicato ai sacerdoti che arriverà fino a dicembre e il cui culmine è la campagna pubblicitaria di novembre, con gli spot che avranno al centro i sacerdoti e le loro comunità, e il progetto iniziato l’anno scorso con 5mila parrocchie in cui è presente un centro di raccolta per le donazioni ai sacerdoti. Tutto questo perché crediamo che il territorio, e in particolare le parrocchie, sia il luogo dove le persone sanno perché donare, perché sostengono i loro parroci. Dobbiamo prenderci cura di loro e far sentire che questo popolo di Dio che rappresentano è un popolo grande, anche nella sua generosità.

Spesso, a livello mediatico, si fa passare l’idea che la Chiesa italiana sia una Chiesa “ricca”. Come ribaltare questo stereotipo, nel caso delle offerte ai sacerdoti?

Quello che la Chiesa italiana sia ricca è certamente uno stereotipo: la Chiesa italiana vive di quello che raccoglie ogni anno. Noi non siamo un’azienda che chiede soldi: sosteniamo i nostri sacerdoti per far sì che le loro opere possano essere portate avanti. Quando sosteniamo i sacerdoti, sosteniamo il valore di quello che fanno: non c’è un profitto, perché tutte le offerte che si raccolgono vanno in opere di carità, negli oratori, nel sostegno alle persone in difficoltà. Non parliamo di soldi per far profitto: il profitto è fine a sé stesso, mentre le offerte per i sacerdoti permettono ad essi di fare cose egregie.

Cosa si può fare per sensibilizzare ancora di più ogni comunità a sostenere i suoi preti?

Le offerte rappresentano il segno concreto dell’appartenenza ad una stessa comunità di fedeli e costituiscono un mezzo per sostenere tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro. La Chiesa, grazie anche all’impegno dei nostri preti, è sempre al fianco dei più fragili e in prima linea per offrire risposte a chi ha bisogno. Credo che proprio l’appartenenza sia la parola chiave per sentirsi parte della propria comunità e sostenerla. Come diceva il card. Nicora, in fondo alla base del sovvenire c’è una persona che sente di essere parte di qualcosa, a tal punto per cui diventa normale farlo. Ecco perché il mio sogno è quello di arrivare ad avere pochissimo da tutti, anziché tanto da qualcuno. Basterebbe solo un gesto per ciascuno all’anno.