• on luglio 9, 2021

Giffoni Film Festival. Gubitosi: “L’Italia riparte con i suoi giovani attraverso la cultura”

Il Giffoni Film Festival come “segno della ripartenza, un grido di felicità e tanto entusiasmo”: così lo vedono i giovani ambassador che hanno partecipato, giovedì 8 luglio, alla presentazione dell’edizione #Giffoni50Plus, a Bergamo. Saranno 3.000 i giovani protagonisti in presenza alla kermesse, a cui si aggiungeranno 2.000 juror in collegamento da 36 hub: 26 in Italia e 10 all’estero per un totale di 5.000 giurati; 101 i film in concorso, lungometraggi e cortometraggi provenienti da tutto il mondo. Saranno proprio i giurati a decretare i vincitori del Gryphon Award, il premio assegnato dai juror di ogni sezione alle opere in competizione. Anche quest’anno tanti gli ospitile anteprime e gli eventi previsti. Tra le novità, Giffoni ha dotato tutte le sale di un sistema di sanificazione dell’aria all’avanguardia e tramite l’app ufficiale sarà possibile consultare il programma, oltre che sul sito, anche da mobile in assenza di cataloghi cartacei. Abbiamo sentito per telefono, da Bergamo, il fondatore e direttore di Giffoni, Claudio Gubitosi, per farci raccontare come sarà l’edizione 2021.

(Foto: Giffoni Experience)

Direttore, qual è il filo conduttore di #Giffoni50Plus?

Sottolineo due aspetti. Il primo è la riconferma della centralità dei valori. Il secondo:

quando in Italia si parla di ripartenza, dobbiamo comprendere che sono fondamentali i nostri giovani.

Ma dobbiamo fare attenzione: quando diciamo che bisogna “ripartire” non significa che dobbiamo tornare a quello che avevamo, ma aver il coraggio di intraprendere un nuovo viaggio, creativo e formativo. La scelta di Giffoni nel 2021 è “rimettere in moto l’Italia” attraverso i giovani e la cultura, puntando su uomini e donne che possono trasferire esperienze e competenze ai ragazzi, che restano i veri protagonisti. Ancora di più quest’anno cercheremo di recuperare le emozioni sospese nell’anno e mezzo di pandemia. Per me Giffoni nel 2021 è come un ritorno a casa, un ritrovare le amicizie e il senso dello stare insieme. I ragazzi capiranno ancora di più la bellezza di stringersi le mani, di scambiarsi un abbraccio. Prima del Covid era tutto scontato.

Qual è, allora, il valore aggiunto dell’edizione 2021?

Ogni anno è diverso per Giffoni, anche se lo schema di un Festival apparentemente può sembrare uguale. Dopo 51 anni immaginate quante generazioni ho visto crescere, come pure è cresciuta l’idea stessa del Festival, in un contesto prima locale, poi nazionale e ora internazionale. La diversità, l’essere sempre nuovo, la lettura sempre diversa che fa, anno dopo anno, della società, tutto ciò è la forza di Giffoni. Quest’anno, poi, la scelta di presentare il Festival a Bergamo non è un caso, non solo perché è il simbolo del dramma del Covid che abbiamo vissuto, ma perché da qui deve partire un futuro sostenibile con i giovani al centro. In questa edizione ho deciso di non far venire nessun talento internazionale, mi sembrava fuori posto strizzare l’occhio al glamour. Invece, dobbiamo ripartire dall’Italia, da casa nostra, con tutto quello che offre nella scienza, nell’arte, nella musica, con i talenti. Questo non significa chiuderci in un confine, ma che l’Italia deve parlare al mondo.

I ragazzi hanno molto sofferto al tempo del Covid: Giffoni come cercherà di trasformare il dolore in forza?

Innanzitutto, dobbiamo dare ai giovani lo spazio per parlare, degli interlocutori per scambiare idee, un luogo fisico dove vivere in armonia, serenità e totale sicurezza. Nella sezione “Impact!” quest’anno abbiamo stravolto le regole: gli ospiti per buona parte saranno in platea, mentre sul palco ci saranno una quindicina di giovani che si racconteranno e rivolgeranno agli ospiti delle domande. L’idea è questa:

i giovani hanno sofferto, ma è ora che prendano in mano le sorti del nostro Paese.

A Giffoni c’è scritto: “Ciò che comincia qui migliora il mondo” e sulle magliette che avranno i ragazzi partecipanti, non a caso, ci sarà scritto: “Migliora il mondo”.



Nel 2021 manca un tema che racchiude il senso di Gff?

Sì, non c’è un tema, come negli anni passati, perché un’altra parola chiave di quest’anno è ascolto: come i ragazzi devono avere modo di parlare, a noi adulti tocca ascoltare. I giovani presenti a Giffoni avranno un diario su cui ogni giorno approfondiranno un aspetto sul tema del viaggio, a partire da undici frasi sulle quali dovranno esprimersi scrivendo del loro presente e del loro futuro. Alla fine, sarà realizzata una pubblicazione. C’è, comunque, “un grido di felicità” che abbraccia un po’ tutto e che speriamo l’anno prossimo possa diventare “un urlo di libertà”.

Un settore pesantemente penalizzato dalla pandemia è quello della cultura: Giffoni come può aiutare a farlo ripartire?

Durante la pandemia tantissimi direttori di festival delle periferie mi hanno chiamato per sapere come andare avanti. L’anno scorso Giffoni ha fatto scuola organizzando comunque il primo Festival internazionale dal vivo e a distanza. A giugno 2021 abbiamo invitato a Giffoni duecento tra direttori e organizzatori di festival per fare il punto della situazione, dare suggerimenti e non focalizzare i problemi solo sui budget. La nostra società, come non mai, ha bisogno adesso di creativi. Un festival non è importante solo se partecipa un talento internazionale, perciò ho invitato i miei colleghi a guardarsi intorno, a esaltare la cultura dei luoghi dove vivono, a coinvolgere i cittadini. Mi preoccupa come possa rimettersi in moto il mondo della cultura, abbiamo sofferto tutti, ma il cinema è stato molto penalizzato, basti pensare che la produzione è stata bloccata, è ripartita, e ancora più difficoltà ci sono state per la distribuzione, per poi indirizzarsi verso le piattaforme. Ma le sale come fanno? L’ultimo anello della filiera del cinema è quella che ha sofferto di più. Non sappiamo quante sale sono riaperte né quanto danno ha arrecato a una comunità la chiusura di un cinema. Questa è l’analisi che dobbiamo fare, trovando un modo per non far scoraggiare gli operatori culturali.

Occorre rimboccarsi le maniche, ritrovare le energie e ripensare un modello di cultura innovativo.

Quello che c’era prima del Covid si chiama passato e non può essere ripresentato oggi e per il futuro bisogna avere il coraggio di distruggere e di ricostruire”.