• on febbraio 1, 2022

Festival di Sanremo. Mons. Suetta: “Sentire la responsabilità del valore di questa vetrina”

Come ogni anno, da oltre settant’anni, ritorna il Festival di Sanremo. La manifestazione canora, giunta alla sua 72esima edizione, si svolgerà dall’1 al 5 febbraio al teatro Ariston della città ligure. Anche per questa edizione non sono mancate le consuete polemiche che ne precedono l’inizio e, come lo scorso febbraio, le problematiche legate all’epidemia di Covid-19. Alla vigilia del Festival, il Sir ha chiesto qualche riflessione al vescovo di Ventimiglia-Sanremo, mons. Antonio Suetta, che ha tracciato aspettative e auspici per l’imminente inizio della gara e ha annunciato una novità: in contemporanea si terrà anche il Festival della Canzone cristiana Sanremo 2022.

Eccellenza, cosa si aspetta da questa edizione del Festival?
L’evento del Festival di Sanremo è molto importante per la città e per la Liguria per tutto quello che rappresenta sotto il profilo della promozione turistica e per l’indotto che crea. Questo è un aspetto meno legato alla musica, ma che incide molto sul territorio.

Il Festival, comunque, pure rimanendo un evento “leggero” da più di 70 anni, rappresenta una vetrina significativa dal punto di vista culturale e di costume. Pertanto, l’auspicio è che tutti coloro che concorrono alla riuscita dell’evento, a cominciare dal servizio pubblico che è la Rai fino ad arrivare al conduttore e agli artisti, sentano la responsabilità del valore di questa vetrina.

Lo scorso anno, come nelle precedenti edizioni e forse anche in questa, non sono mancate polemiche che hanno distolto l’attenzione da quello che poi è Sanremo, ovvero una rassegna musicale. Che ne pensa?
Vero. Molto semplicemente dico che si può proporre buona musica, si può esprimere arte e si può divertire rimanendo dentro dei limiti che devono comunque rispettare quella che è la fisionomia del nostro Paese, della nostra società e della nostra storia. Negli ultimi anni purtroppo questo non è accaduto, perché da un certo punto di vista il Festival è naturalmente una cassa di risonanza per tendenze di costume e culturali, ma ultimamente è diventato anche amplificatore di determinate mode o ideologie che secondo me dovrebbero essere gestite e trattate in maniera diversa.

In che modo?
Queste tematiche richiedono approfondimenti e discussioni tali che non possono essere affrontati in un contesto leggero come Sanremo. Quindi, o si intavola un dibattito e la cosa diventa seriosa, oppure alcuni argomenti vengono confinati in maniera riduttiva in un contesto al quale non appartengono. Questo oltre che non sufficiente può diventare pericoloso.

L’edizione di quest’anno sarà anche la seconda dopo l’emergenza Covid. Come vede la situazione rispetto allo scorso anno?
Registro favorevolmente che rispetto all’anno scorso la situazione è migliorata e questo credo che sia da cogliere come un segnale positivo generale. L’anno scorso il Festival si è svolto senza pubblico e con nessun red carpet. Quest’anno, invece, ci saranno entrambi, anche se il red carpet è green. I commercianti, giustamente ma forse in maniera tardiva, avevano avanzato la proposta di rimandare di un mese l’edizione di quest’anno, con la speranza di essere usciti dalla situazione di picco di questa nuova ondata. Tuttavia, tenuto conto della curva dei contagi che si sta stabilizzando e di tutte le precauzioni vaccinali e non messe in campo, credo e spero che il decremento economico paventato sia di molto inferiore, ma comunque non sarà assoluto. Le limitazioni inevitabilmente ci sono ancora. Due anni fa, in occasione dei 70 anni di Festival, era stata coinvolta tutta la città in modo significativo. Questo ora è impossibile, ma si deve registrare positivamente questi passi in avanti rispetto allo scorso anno.

Contemporaneamente al Festival, quest’anno vedrà il suo esordio la prima edizione del Festival della Canzone cristiana Sanremo 2022. Un evento patrocinato dal comune di Sanremo, in collaborazione con la diocesi di Ventimiglia-Sanremo e di cui Radio Vaticana – Vatican News è media partner ufficiale. Ce ne parli.
Questo Festival si colloca dentro una strada che in qualche modo è stata aperta e praticata da circa venti anni, perché nell’anno del Giubileo del 2000, la diocesi di Ventimiglia-Sanremo in collaborazione con l’Ufficio di Pastorale giovanile della Cei e altre realtà e sponsorizzazioni, ha dato vita a un evento che sia chiamava “Jubilmusic”. La diocesi ha continuato poi a rinnovare questo evento per poi sospenderlo. Ora sulla falsariga del “Jubilmusic” è stato proposto questo Festival della musica cristiana che ha riacceso molti interessi. C’è anche da dire che

la musica cristiana è una vera e propria esperienza. Mette in evidenza delle appartenenze ecclesiali molto concrete distribuite sul tutto il territorio nazionale. Non è tanto il singolo artista, ma le esperienze ecclesiali e cristiane condivise.

Questa è una bella ricchezza sia dal punto di vista della testimonianza che sotto l’aspetto della potenzialità culturale ed evangelizzatrice.