• on marzo 26, 2021

Festival della vita nascente. Beatrice Fazi: “Promuovere una cultura dell’accoglienza e raccontare la bellezza della famiglia”

Istituire per legge una Giornata nazionale per la vita nascente con l’obiettivo di sensibilizzare sul valore della natalità e della genitorialità e creare un clima favorevole all’accoglienza della vita. La proposta verrà lanciata domani pomeriggio, tramite un festival online, da una rete che riunisce una trentina (per ora, ma proseguono le adesioni) di associazioni tra le quali Comunità Papa Giovanni XXIII, Amci, Centro studi Livatino, Famiglie nuove – Movimento Focolari, Movimento per la vita, One of us, Sermig. A promuovere l’evento, pur non facendo parte ufficialmente della rete, anche l’associazione Scienza&Vita. Un pomeriggio tra musica, storie, interviste, approfondimenti all’insegna dello slogan “Dare vita dà vita”. A condurre il Festival nazionale per la Giornata della vita nascente saranno Beatrice Fazi, attrice e conduttrice televisiva, e Pino Morandini, magistrato. Intanto ieri sono stati presentati, in conferenza stampa alla Camera dei deputati, quattro disegni di legge, due alla Camera e due al Senato, proprio per l’istituzione di una “Giornata per la vita nascente” ogni 25 marzo. Abbiamo chiesto a Beatrice Fazi il senso dell’iniziativa e il motivo della sua partecipazione.

 

Sono molto contenta di condurre questo Festival – spiega -, perché sono convinta che si debba creare un clima culturale favorevole all’accoglienza della vita. Bisogna raccontare la bellezza di fare famiglia, di fare figli, e lo Stato deve impegnarsi in politiche familiari efficaci che possano incentivare il desiderio dei giovani di poter investire sul nostro futuro”. L’Italia, prosegue, “è un Paese che ha più anziani che giovani, più morti che nati; bisogna invertire questa tendenza, uscire dall’inverno demografico e capire che un figlio è un dono alla collettività, una risorsa per tutti. Abbiamo bisogno di risorse per continuare a sperare nel nostro futuro. Ci vuole linfa vitale, bisogna celebrare la vita nascente”.

Commentando lo slogan “Dare vita dà vita”, la conduttrice afferma: “Noi non ci rendiamo conto che possiamo innescare dei circoli virtuosi. La nascita di un figlio oggi è diventata una delle prime cause di povertà e la società ci racconta che è un sacrificio, che una madre deve rinunciare a realizzarsi come donna. Occorre invertire questo pensiero negativo raccontando che

dare la vita genera altra vita, perché la vita si nutre dell’amore, della cura, della reciprocità, della crescita nelle relazioni, della speranza per il futuro.

Tu oggi dai la vita a me, ma io domani sarò il tuo sostegno”.

Tuttavia, “siccome i figli hanno bisogno di educazione e di cure,

chiediamo un serio impegno allo Stato.

L’accoglienza di una nuova vita è un fatto collettivo: domani questi figli saranno quelli che pagheranno le pensioni, avranno cura dei nostri vecchi, creeranno bene comune, faranno in modo che la vita continui. Sono un grande investimento per il futuro”. Durante la kermesse “ci divertiremo raccontando tra le altre cose il disagio di una madre nevrotica, ma ascolteremo anche il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo e l’economista Leonardo Becchetti che ci illustreranno l’abisso verso il quale ci stiamo dirigendo”. Una legislazione a favore della maternità e della famiglia però non basta: “occorre anche un lavoro culturale per modificare la mentalità”.

Le chiediamo come mai abbia accettato di partecipare, anzi addirittura di condurre il festival. “Io, che un tempo non volevo essere mamma e ora ho quattro figli, mi sono resa conto della bellezza, pur nelle fatiche, della maternità, e voglio raccontarla. Voglio condividere il valore dell’impegno per la propria famiglia, per farla crescere aperta e accogliente; una famiglia che si rigenera anche nelle relazioni all’esterno. Noi viviamo con una nonna: so cosa vuol dire essere una famiglia che pur nei sacrifici esprime forza, meraviglia, speranza, e la gioia di essere parte di una realtà più ampia con lo sguardo aperto al futuro.

Una scuola di umanità”.