• on febbraio 4, 2022

Europa: proteggere le religioni per salvaguardare la democrazia

Il 2021 è stato un anno allarmante per gli ebrei europei. A maggio, l’antisemitismo si è intensificato con lo scoppio della violenza in Medio Oriente. Diverse sinagoghe in Germania sono state vandalizzate e alcune bandiere israeliane bruciate. Eventi antisemiti simili sono stati osservati altrove e le minacce online sono aumentate. Un’altra tendenza pericolosa è stata l’ascesa di teorie del complotto antisemita durante la pandemia. La storia che gli ebrei hanno beneficiato finanziariamente della crisi continua a diffondersi sui social media.

Cosa fa l’Europa? Facebook, Twitter e altre piattaforme hanno promesso di affrontare i contenuti antisemiti, ma è necessario fare di più. Anche i governi e le organizzazioni europee hanno intensificato la lotta contro l’antisemitismo con nuove iniziative. Il Consiglio d’Europa, che conta 47 Stati, ha pubblicato una raccomandazione dettagliata sulla prevenzione e la lotta all’antisemitismo. La Commissione europea, nel frattempo, ha presentato la sua strategia per combattere l’antisemitismo (2021-2030), che include finanziamenti per proteggere le comunità ebraiche. Tutti i 27 Stati membri dell’Ue dovrebbero adottare strategie nazionali di antisemitismo entro la fine del 2022.

Macellazione, pratica religiosa. Nonostante l’Europa sia sempre più unita nella lotta contro le diverse forme di antisemitismo, il quadro rimane frammentato quando si tratta di un elemento chiave della pratica religiosa ebraica: la shechitah, o macellazione religiosa. Le norme dell’Unione europea sul benessere degli animali richiedono lo stordimento prima della macellazione, ma consentono ai Paesi di stabilire le proprie normative in merito alla “macellazione secondo i rituali religiosi”. La maggior parte dei Paesi europei non impone restrizioni alla macellazione rituale o prevede eccezioni per rispettare la libertà di religione. Tuttavia, una dozzina di Paesi ha vietato questa pratica senza previo stordimento. I gruppi ebraici (e musulmani) sono preoccupati per quella che vedono come una minaccia crescente alla libertà religiosa. La situazione sta cambiando poiché i gruppi religiosi e gli attivisti per i diritti degli animali si rivolgono ai tribunali per sostenere le loro rispettive posizioni.

L’intervento della Corte di giustizia. A seguito di un ricorso legale da parte di associazioni ebraiche e musulmane in merito a un decreto che vieta la macellazione rituale in Belgio, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito nel 2020 che i governi sono autorizzati a vietare la pratica della macellazione rituale per promuovere il benessere degli animali. Nella sua motivazione, la Corte indica che “il legislatore si inserisce in un contesto sociale e legislativo in evoluzione, caratterizzato da una crescente consapevolezza del tema del benessere degli animali”.

Questione politica e sociale. Lo scorso ottobre, in una causa intentata da gruppi per i diritti degli animali, la più alta Corte greca si è pronunciata contro la macellazione religiosa, affermando che il governo deve regolamentare la pratica in modo da garantire sia il benessere degli animali che la libertà di religione. Le recenti sentenze dei tribunali hanno acceso un vivace dibattito tra le comunità ebraiche europee su come proteggere i riti religiosi in un ambiente sempre più secolare. Non sono improbabili ulteriori sfide legali. Tuttavia, poiché la legge europea consente agli Stati di stabilire le proprie regole in merito alla shechitah, il futuro della pratica religiosa ebraica è prima di tutto una questione politica e sociale.

Motivazioni anti-religiose. È quindi giunto il momento di avviare un dibattito informato sul significato delle pratiche religiose nel contesto della libertà di religione. Mentre i governi preparano strategie nazionali per combattere l’antisemitismo, dovrebbero cogliere l’occasione per discutere la questione dei riti religiosi e le possibili conseguenze delle restrizioni loro imposte. Ad esempio, una logica comune per vietare la macellazione rituale è che la carne kosher può ancora essere importata. Ma questa argomentazione perde forza quando i Paesi europei introducono divieti. I decisori devono tenere conto del numero esiguo di animali interessati. In Belgio, ad esempio, ogni anno vengono macellati solo circa 700 animali secondo le regole della shechitah. Le motivazioni xenofobe e anti-immigrazione si manifestano in opposizione alle pratiche religiose. Come ha recentemente affermato al Consiglio d’Europa Pinchas Goldschmidt, presidente della Conferenza europea dei rabbini, “gran parte del sentimento anti-musulmano in Europa oggi è in realtà anche antisemita; gli ebrei sono il danno collaterale”.

Proteggere la democrazia. Chiedere ai cittadini ebrei europei di compromettere importanti riti religiosi che i loro antenati hanno praticato in questo continente per più di 2000 anni sarebbe visto come un segno che le usanze ebraiche, ancora una volta, non sono le benvenute qui. Nel 2012, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha sostenuto inequivocabilmente il brit milah (circoncisione religiosa dei bambini) dopo che un tribunale locale aveva dichiarato la pratica un reato penale. Lo stesso anno il Bundestag ha approvato una legge che chiariva che la circoncisione religiosa era legale, annullando il precedente divieto della Corte. La decisione della signora Merkel è stata indubbiamente influenzata dalla responsabilità storica della Germania nei confronti degli ebrei. Ma la sua azione decisiva è stata guidata anche da una profonda convinzione: quando tuteliamo i diritti umani delle minoranze, comprese quelle religiose, tuteliamo la democrazia. La diversità e la protezione delle minoranze fanno parte della nostra comune identità europea e gli ebrei hanno dato un contributo incommensurabile al nostro patrimonio culturale. Se i leader europei vogliono davvero incoraggiare la vita ebraica, devono proteggere le tradizioni e i rituali ebraici.

*rappresentante speciale del Consiglio d’Europa per i crimini d’odio antisemiti e anti-musulmani e tutte le forme di intolleranza religiosa [nota – le opinioni espresse dall’autore sono strettamente personali e non riflettono necessariamente la posizione del Consiglio d’Europa nel suo insieme o dei suoi dirigenti]