• on agosto 28, 2021

E le stelle stanno a guardare

…e dall’alto vedono la nostra vita in agitazione, che vaga spesso in ricerca di un mondo senza confini, senza restrizioni, dove ad ogni angolo c’è a portata di mano un trono per il proprio io libero di ogni legame. Mentre camminiamo quasi indifferenti l’uno accanto all’altro, ci lasciamo attrarre spesso da ciò che non ci procura fastidi. Sembra che molti di noi hanno un sogno nel cassetto: vivere nella libertà senza limiti, fare ciò che si vuole, difendere il proprio cammino da ogni elemento che si frapponga.

Proprietari della vita, spesso in nome della libertà, ognuno reclama il diritto di decidere per sé, di essere autorizzato a interferire nella vita altrui, a dire sempre l’ultima parola, ad obbligare gli altri ad accettare il pensiero unico senza discutere. La difficoltà maggiore che incontriamo è stabilire le relazioni alla pari, pur nel rispetto dei ruoli, rimanendo in ascolto di sé e dell’altro, in atteggiamento di sorpresa, di meraviglia, di stupore.

Molte volte viviamo di rapporti appesi ad un clic di mouse, che vanno bene finché garantiscono il benessere, la difesa della propria immagine, del proprio io, ecc., ma che lasciamo dissolvere appena non ci servono più.

Spesso consideriamo la vita senza un senso da perseguire e questo atteggiamento non ci garantisce degli obiettivi da raggiungere. Quando perdiamo l’orientamento anche nel cammino cristiano, non riusciamo a trovare il significato di ogni accadimento. Ancora oggi non mancano coloro che si pongono delle domande esistenziali e che chiedono al Signore che cosa fare per avere la vita eterna e lo seguono, ma ci sono alcuni che si fermano per strada, rimpiangendo la gestione della propria esistenza in modo individuale.

È un tempo di confusione o di ricerca autentica?

Noi adulti anche credenti, in nome della libertà, non sempre siamo testimoni credibili che vivono dando un significato alla vita, né trasmettiamo ai figli, ai giovani o alle persone che incontriamo e con cui viviamo l’importanza di trovare un senso per cui esistere. Ci riteniamo cristiani, ma spesso ci comportiamo da non credenti.

La mentalità corrente ci porta a codificare tutto a partire dal proprio io e a ritornare sempre al punto di partenza. L’io assoluto, ormai sbandierato ovunque, è slegato da ogni contatto autentico con tutto ciò che lo circonda e non prevede la connessione reale, non solo digitale, con gli altri, elemento che fa sperimentare la bellezza dell’essere sempre in relazione. Abitando solo l’etere, rischiamo di non sapere concretamente quale spazio occupare nella realtà, né ci preoccupiamo di condividerlo con il prossimo. Spesso siamo con l’altro finché ci fa comodo, ci garantisce dei privilegi, non ci contraddice, ci riconosce proprietario assoluto dell’esistenza.

Cerchiamo sempre una scorciatoia che ci permetta di fare ciò che vogliamo, noncuranti dei doveri che ormai non si conoscono più. In nome della libertà individuale, difendiamo i nostri diritti, anche quelli che distruggono la stessa vita. Siamo immersi in un tempo costellato da ideologie che partono e terminano con l’accentuazione dell’individualismo e che ci illudono di poter essere dio.

Quando non riconosciamo i confini della nostra esistenza, rischiamo di distruggere noi stessi, ma anche ogni vivente che incontriamo, perché incapaci di riconoscere che ognuno è abitato da Dio. Noi cristiani spesso rimaniamo a guardare l’evolversi del tempo, senza partecipare attivamente nella società, nella storia. Siamo a corto di argomenti, non approfondiamo le tematiche, seguiamo chi grida più forte, non abbiamo il pensiero di Cristo, non ci preoccupiamo di incarnare il Vangelo. Tutto è possibile, tutto è relativo, tutto va vissuto senza barriere.

E Gesù continua a stare al nostro fianco per indicarci la strada dell’amore, per aiutarci a fare delle scelte che siano rispettose della vita, per guardare l’esistenza dalla prospettiva del dono di sé nella gratuità, per essere compagno di chi rimane per strada, di chi si sente calpestato nei diritti fondamentali che custodiscono la vita ricevuta in dono a tutti i livelli, di chi impegna tutte le energie per la custodia del bene comune, di chi invita a porre l’attenzione su chi è sfruttato, dimenticato, solo, povero, affamato…

Noi cristiani ci siamo impegnati a seguire Gesù senza mezzi termini: dove siamo in questo periodo? Dove facciamo risuonare la nostra voce? Come stiamo rendendo visibile la presenza del Signore, vivendo accanto ad ogni fratello e sorella? In che modo curiamo la cultura per rimotivare ed incarnare i valori cristiani ed entrare in dialogo con i non credenti? Che cosa ci aiuta a divenire veramente significativi nella storia, facendo vedere la presenza di Dio e testimoniando l’amore gratuito per tutti appreso da Cristo e dal Vangelo?

La libertà è consegna di sé a Dio, ad una donna o ad un uomo, ad una famiglia o ad un gruppo, ad una comunità. Nessuno è libero se la coscienza personale non affonda nel Vangelo e non agisce in fedeltà ad esso. Nessuna scelta si può giustificare se non si tiene presente la custodia del bene comune.

La libertà si vive incarnando i valori evangelici e quindi umani laddove ciascuno si trova, rendendo visibile Dio e la sua prossimità nella storia attraverso la nostra presenza, la solidarietà, la comunione, le relazioni profonde, la custodia del creato…

Quando viviamo come Gesù, anche le stelle continuano a guardarci con il cuore di Dio e, brillando, ci comunicano che il Signore è contento di come vivono i suoi figli!