• on luglio 1, 2021

Droga. Cnca, Fict e Intercear: “È tempo di riformare la normativa sulle dipendenze”

È iniziata con un video che raccoglie contributi e testimonianze, i “messaggi nella bottiglia”, dei ragazzi ospiti nelle comunità terapeutiche la video conferenza “Dalla rete delle relazioni alle nuove politiche sulle dipendenze”, promossa il 30 giugno da Cnca, Fict, Intercear. I “messaggi in bottiglia” hanno avuto come denominatore comune lo slogan “Ripartiamo dalle relazioni umane” per “esprimere la centralità ed il valore delle relazioni che sono fondamentali nel percorso di rinascita intrapreso in comunità”. Il mondo delle comunità, in accordo con le società scientifiche, ha lavorato in questi anni su una proposta di riforma della normativa e del sistema che si fonda su tre pilastri: la centralità della persona e non della sostanza, il rifinanziamento del fondo di intervento per la lotta alla droga. La video conferenza ha offerto l’opportunità per le principali reti e comunità del privato sociale e per gli operatori dei servizi pubblici di dire la loro sulle priorità delle politiche sulle dipendenze in Italia e soprattutto di lanciare la Conferenza nazionale sulle droghe.

“Dopo un anno e mezzo di pandemia, le relazioni umane si sono ridotte enormemente. Eppure, le relazioni sono l’elemento fondamentale non solo del lavoro con le dipendenze, ma del nostro essere uomini in questa terra, in questo spazio così bistrattato delle fragilità umane”, ha detto Biagio Sciortino, presidente di Intercear, introducendo i lavori della video conferenza.

“Vogliamo trasformare questa pandemia, questa tragedia planetaria, in una opportunità. Ripartiamo dalle relazioni, perché pensiamo che sia davvero il modo più giusto per ricominciare a vivere, tornando ad occuparci di chi ci sta accanto, a partire dalle persone più deboli”, ha affermato Luciano Squillaci, presidente della Fict, che ha ricordato:

“Negli ultimi venti anni, nella battaglia alle dipendenze abbiamo imparato che inseguire la sostanza è un fallimento che abbiamo già vissuto.

Non ha nessun significato combattere contro questa o quella sostanza visto che oggi abbiamo costantemente nuove sostanze censite, nuove modalità di assunzione e un fenomeno che si evolve in maniera quasi quotidiana. Perciò, è fondamentale reimpostare il modello ripartendo dalle relazioni”. Non solo: “Quando parliamo di relazioni ci riferiamo certamente a quelle educative, terapeutiche, ma anche a quelle sul territorio in termini di prevenzione, di accompagnamento, di benessere. E ancora parliamo delle relazioni all’interno del sistema, fondamentali per un modello di intervento efficace”. Per Squillaci due sono gli elementi fondamentali: il primo è “la presa in carico globale della persona, dalla diagnosi fino al reinserimento sociale e lavorativo. È necessario, quindi, un sistema di rete sul territorio che sia capaci di rispondere ai bisogni della persona”. Il secondo aspetto è “immaginare una nuova governance del sistema per garantire la capacità di prendere in carico in senso comunitario la questione delle dipendenze sul territorio, dai servizi di prossimità, che debbono essere rilanciati e rinforzati, ai servizi più strutturati, come quelli terapeutici e riabilitativi. La questione delle dipendenze, non solo da sostanza, riguarda un’intera comunità territoriale, dove dobbiamo imparare ad agire e operare”. Il presidente della Fict ha ricordato che “vent’anni fa avevamo un modello che ci era invidiato da tutta Europa, purtroppo non si è aggiornato, mentre il fenomeno delle dipendenze si è evoluto fortemente. L’innovazione è dipesa solo dalla buona volontà degli operatori del pubblico e del privato sociale, nonostante un silenzio assordante della politica e delle istituzioni. Oggi sentiamo un’aria nuova, c’è una prospettiva di una Conferenza nazionale, dove potremmo tornare a confrontarci e a presentare le nostre proposte. Questo ci dà speranza, consapevoli che la riforma della normativa 309/90 è ormai necessaria e che si costruisce sui territori”.



“È importante organizzare entro la fine di questo anno la Conferenza nazionale sulle droghe, perché un confronto su questo tema è importante e dovuto. Purtroppo, si fa troppa attenzione a schieramenti e ideologie e ci si dimentica delle persone, che invece hanno bisogno di un supporto per rispondere alle loro fragilità”, ha sostenuto Fabiana Dadone, ministra per le politiche giovanili con delega alle politiche antidroga. “La pandemia ci ha insegnato di riportare le persone al centro, soprattutto quelle fragili – ha ricordato Dadone -.

Il paradosso che ci ha mostrato la pandemia è che quasi tutto si è fermato tranne la diffusione e il commercio delle sostanze.

Questo ci deve far riflettere. Dalla Relazione annuale al Parlamento sulle droghe (dati 2020), che abbiamo consegnato la scorsa settimana, vediamo che c’è stato un aumento di sequestro di sostanze psicoattive; c’è stata una contrazione della cannabis ma l’utilizzo della cocaina si è quadruplicato e sono state censite più di cento nuove sostanze psicoattive. Ma è inutile andare dietro le sostanze: dobbiamo lavorare sulle persone e sulla prevenzione e sull’informazione, lavorando con i giovani facendo capire i rischi”, ha sottolineato la ministra.



Per Riccardo De Facci, presidente del Cnca, il primo passo è

“rivedere il sistema, oltre l’emergenza, in una logica socio-sanitaria.

Vorremmo che l’integrazione socio-sanitaria vedesse le nostre comunità, i Sert e i Comuni a lavorare sui territori: il problema dei consumi giovanili, infatti, non è solo sanitario”. È anche necessario pensare come “operare dal punto di vista educativo e relazionale con i ragazzi che sono segnalati per avere con sé delle sostanze, ma non sono criminali”. Inoltre, “servono un rapporto più fluido tra Sert, comunità e servizi territoriali e una presa in carico precoce. Noi vorremmo che la riduzione del danno non fosse un’ideologia, ma prossimità”. Poi, “è necessaria una presa in carico precoce”. Di qui anche l’idea di “budget di cura” anche per le persone con problemi di dipendenza e l’importanza del “reinserimento sociale e lavorativo”.

“Il mercato delle sostanze stupefacenti muove attività economiche per 16,2 miliardi di euro, di cui circa il 39% attribuibile al consumo dei derivati della cannabis e quasi il 32% all’utilizzo di cocaina”, attesta la Relazione al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia anno 2021 (dati 2020), diffusa la sera del 30 giugno. Nel 2020 “è aumentato il quantitativo di sostanze sequestrate nel territorio nazionale (+7,4%), a fronte di un numero inferiore di operazioni antidroga svolte dalle Forze di Polizia (-13%). Contestualmente risultano incrementati i sequestri di sostanze psicoattive storicamente meno diffuse nel nostro Paese”. Durante il periodo pandemico “il Sistema di allerta rapido delle segnalazioni ha registrato un aumento dei sequestri di Nps (nuove sostanze psicoattive) da parte delle Forze dell’Ordine, quantificato in circa il 200% e nel nostro Paese sono state identificate 44 nuove sostanze”.


Nel 2020 “sono state registrate 207 segnalazioni al Sistema di allerta rapido (Snap), riguardanti un totale di 128 sostanze”. Nel 2020 “è stato registrato un importante incremento dei quantitativi di cocaina sequestrata a fronte di un numero inferiore di operazioni antidroga: in termini assoluti risultano quasi duplicati (oltre 13 quintali), con un aumento del 62% in un anno”. Invece “la diffusione della cannabis e dei suoi derivati ha registrato nel corso del 2020 una contrazione”. Dalla rilevazione condotta nel 2020 con il questionario Espad#iorestoacasa2020 “è emerso che il 26% degli studenti, di età compresa fra 15 e 19 anni, ha utilizzato almeno una sostanza illegale (oppiacei, cocaina, stimolanti, allucinogeni o cannabis) nel corso della propria vita”. Nel 2020, si è osservato che la percentuale di utilizzatori di cannabis tende a crescere all’aumentare dell’età passando da una percentuale totale del 4,9% tra i 15enni al 29% tra i 19enni. Il 4,1% degli studenti, di età compresa fra 15 e 19 anni, ha utilizzato almeno una volta nel corso della vita una o più Nps. Durante i primi mesi del primo lockdown il 16% degli studenti riferisce di avere fatto binge drinking (assunzione smodata di alcol) e più di un terzo di loro lo ha fatto ripetutamente.