• on aprile 29, 2022

Don Mario Ciceri, prete del popolo. Passoni: “Un’avanguardia tra le pieghe dei vissuti”

Il 30 aprile a Milano saranno beatificate due figure della Chiesa ambrosiana: Armida Barelli e don Mario Ciceri. Sulla figura del sacerdote abbiamo rivolto alcune domande a don Cristiano Passoni, per diversi anni educatore nel seminario milanese e attualmente assistente generale dell’Azione cattolica ambrosiana, il quale sta seguendo da vicino il cammino verso la beatificazione.

(Foto In Dialogo)

Don Passoni (nella foto) ha fra l’altro appena dato alle stampe un percorso di lectio divina, L’uomo delle stelle (Ed. In Dialogo), a partire dalla figura di Abramo.
L’editrice milanese In Dialogo dedica alla figura di don Ciceri due volumi per farne conoscere le tappe biografiche e la spiritualità. Il primo, scritto da mons. Ennio Apeciti, rettore del Pontificio Seminario Lombardo, si intitola Il bene fa poco rumore. Biografia del beato don Mario Ciceri. Il secondo è scritto da don Claudio Borghi: si tratta di una pubblicazione illustrata per ragazzi da Graziella Giudici e si intitola semplicemente Don Mario Ciceri.

Don Mario Ciceri beato. Quali gli elementi essenziali della sua biografia?
La sua è una vita sorprendentemente semplice. Nasce in Brianza a Veduggio, l’8 settembre del 1900, in una modesta cascina, da genitori poveri e ospitali. Poco prima dell’avvio della Grande guerra, entra in seminario a Seveso. Prosegue il suo cammino di formazione insieme ad altri personaggi illustri come Carlo Gnocchi e don Luigi Monza. Viene ordinato nel 1924 dal card. Tosi ed è nominato vicario parrocchiale di Brentana di Sulbiate. Vive tutto il suo ministero in quella parrocchia, spendendosi totalmente per l’oratorio, la promozione dell’Azione cattolica e la carità, soprattutto nella cura dei malati. Dopo l’armistizio del 1943 non ha paura di mettere a rischio la sua stessa vita, raccogliendo tutto un popolo ai margini, generato dal conflitto: soldati, sbandati, renitenti alla leva militare in opposizione al regime, i partigiani, i fuggiaschi italiani e stranieri. Muore il 4 di aprile a seguito di un incidente, avvenuto il 9 di febbraio, con un carretto su una strada semideserta. Per la fine della guerra aveva offerto la sua vita dal letto dell’ospedale.

Emergono, dalla sua spiritualità, dei punti di forza, dei tratti caratteristici?
La sua figura, per nulla imponente, ci riporta alla grazia di una santità che non è privilegio di pochi, ma alla portata di ogni uomo e di ogni donna. Come ha indicato Papa Francesco nella Gaudete et exsultate, è limpidamente, senza retorica, il caso di una “santità della porta accanto”. Umile, nascosta, ma penetrante ed efficace. Il suo ministero è stato interiormente trasfigurato dalle urgenze del popolo di Dio. In ascolto e a servizio di esso, don Mario ha potuto mettere a frutto persino il proprio limite, di cui aveva una chiara coscienza.

La sua esistenza narra di una personalità incomprensibile senza l’appartenenza al popolo

e alla trama di relazioni finissime, intrecciate nel vivo delle biografie personali. Infine, mi permetto due ulteriori chiavi di accesso. La prima è il rifiuto dell’apparire, non tanto come scelta obbligata o volontaristica, quanto quale intuizione di un singolare modo d’essere. Come scriveva nei suoi rari appunti spirituali, “o Signore muoia in me l’io, ed umile fiammella mi consuma inosservato davanti al tuo tabernacolo! Nessuna luce appariscente attorno a me, mi basta tenerti compagnia!” (Esercizi spirituali, 1935).

E la seconda chiave di lettura?
La seconda è l’accostamento ad una figura di altro calibro pubblico come quella di Armida Barelli. Apparentemente e, certo, in parte inconfrontabili, la loro beatificazione lascia un seme di Vangelo per la Chiesa di oggi in cerca di profezia. Una donna e un uomo, una laica impegnata nel mondo e un prete immerso nel suo popolo. Si direbbe, in un’espressione che va oltre lo slogan di effetto, presto logoro, una vita d’avanguardia, quella di Armida, e un’avanguardia tra le pieghe dei vissuti, quella di don Mario. È il largo lascito di queste figure per la Chiesa di oggi.

Prete di oratorio, educatore di Azione cattolica… Don Ciceri ha un messaggio per noi oggi?
Forse, che la ricerca di nuove frontiere non deve perdere di vista queste avanguardie dei vissuti. È, del resto, il tema accattivante della predicazione evangelica sulle parabole, frettolosamente riletta in termini esortativi. Le parabole, invece, ci aiutano a capire che il Regno è qualcosa di quotidiano, di presente, di sperimentabile, prima ancora che qualcosa che si deve spiegare con qualche artificio. Non ci sono pratiche religiose speciali da compiere, o dottrine particolari da conoscere, tanto meno eventi eclatanti che attirano l’attenzione. Il Regno, come spiega Gesù, accade nel gesto quotidiano e straordinario della semina, della pesca, del lievito nascosto in mezzo alla farina. Così è stato don Mario.

Come si stanno preparando la diocesi di Milano e le parrocchie di Veduggio e Sulbiate, alla beatificazione?
Anche grazie all’impegno consistente dell’Azione cattolica, si sta promuovendo nel territorio la conoscenza delle due figure. Un convegno diocesano, per leggere le curiose vite parallele dei due nuovi beati, è stato proposto lo scorso 29 gennaio. Una veglia proposta ad ogni decanato della diocesi, alla vigilia della beatificazione, ne preparerà la celebrazione. Inoltre, dei percorsi di visita saranno possibili in entrambi i paesi per i ragazzi degli oratori e gli adulti, lungo l’estate. Infine, la recente biografia curata da don Ennio Apeciti, potrà aiutare a leggere la figura di don Mario nel suo contesto e per l’attualità.