• on febbraio 5, 2021

Dom Petrini (Bahia): “Pochi negazionisti tra i cattolici. E tutta la Chiesa è impegnata per il rispetto delle regole”

Stanchezza. Rischio di “rilassamento” sulle misure. Paura della nuova ondata, magari con la circolazione della cosiddetta “variante brasiliana”, probabilmente una delle cause del collasso di Manaus e degli Stati amazzonici. Soprattutto, preoccupazione per la fine del sussidio statale, il cosiddetto “Corona-vaucher”, la cui mancanza rischia di mandare sul lastrico milioni di persone. “Sì, per il Brasile questo 2021, anche a prescindere da ulteriori ondate del contagio, rischia per certi aspetti rischia di essere peggiore del drammatico 2020”. A parlare, con il Sir, è dom Giancarlo Petrini, vescovo di Camaçari (Bahia), città satellite di Salvador, una delle maggiori metropoli del Brasile. Camaçari, circa 300mila abitanti, è soprattutto una città industriale e si avvertono particolarmente le conseguenze della pandemia a livello lavorativo ed economico. “Per esempio, allo stabilimento della Ford lavoravano 12mila persone. Da un giorno all’altro è stato chiuso, come del resto gli altri stabilimenti del Brasile, che pagano un gap tecnologico per quanto riguarda la costruzione di auto ibride”, racconta dom Petrini, marchigiano di Fermo, a Camaçari dal 2010, dopo essere stato vescovo ausiliare di Salvador di Bahia e, prima ancora, missionario fidei donum della diocesi di Fermo a San Paolo e a Salvador.

Dom Giancarlo Petrini, vescovo di Camaçari (Bahia)

Siamo nel Nordest del Brasile, all’estremità meridionale del lungo serpentone urbano che costeggia l’Oceano Atlantico. Una zona di cui si è parlato poco, in questi mesi, rispetto al diffondersi della pandemia. Il contagio, del resto, pur significativo, non ha toccato i picchi di San Paolo e Rio de Janeiro, oppure quelli di Manaus e degli Stati dell’Amazonas e del Pará. L’unica eccezione, nel Nordest, è stata ed è tuttora Fortaleza, capitale del Ceará, parecchio più a nord di Salvador. Ma la guardia, naturalmente, non va abbassata, in un Paese che finora ha superato i 9 milioni di contagi, con oltre 220mila morti, secondo i dati ufficiali, e mentre in varie zone del vastissimo Stato è un atto una terribile nuova ondata, da Manaus e altre località amazzoniche a Porto Velho, mentre negli ultimi giorni la situazione è di nuovo peggiorata a San Paolo.

Come si vive, dunque, questa situazione?
Di fatto è un anno che viviamo in situazione di isolamento, anche se qui è stato interpretato un modo meno rigoroso rispetto all’Italia. La gente è comunque stanca, e capita che ci siano persone che fanno gruppo senza mascherine, nei bar o in spiaggia. Però, nello Stato di Bahia, sono state proibite le feste di fine anno, ed è stato annullato il Carnevale, che a Salvador porta con sé un grande indotto, è una vera e propria istituzione. Attualmente in tutto lo Stato di Bahia, che ha circa 15 milioni di abitanti, i decessi quotidiani sono una trentina, ma come dicevo, se ci si rilassa si rischia di pagare un prezzo tremendo. Poi la lunga chiusura ha effetti a livello psicologico, aumentano le depressioni, la convivenza quotidiana a volte è difficile.

I vaccini sono in arrivo?
Al ministero della Salute è stata fatta un po’ di confusione sulle cose da fare. E, come è noto, dalla presidenza della Repubblica arrivano dichiarazioni contraddittorie, dal mondo politico vengono a volte veicolate stupidaggini. Inizialmente era stata rifiutata una prima offerta per l’arrivo del vaccino Oxford-AstraZeneca, che poi invece ha iniziato ad arrivare, mentre lo Stato di San Paolo ha avviato con l’istituto Butantan la produzione del vaccino cinese Sinovac. Ora si è iniziato, ma a ritmi molto lenti, bisognerà aspettare a lungo.

E la situazione economica?
Non è per niente simpatica. È stato annunciato che il Corona-vaucher non è stato rinnovato, il Governo ha spiegato che si rischierebbe di mandare fuori controllo il bilancio dello Stato. Lo scorso anno questo contributo alle famiglie e alle persone ha alleviato la crisi economica e lavorativa, si è trattato di una scelta opportuna. Per questo dico che questo 2021 rischia di essere peggiore del 2020, anche se arrivasse il vaccino. Grandi aziende come la Ford hanno chiuso, i piccoli imprenditori non ce la fanno, molti lavoratori precari e informali sono rimasti senza occupazione.

L’azione della Chiesa, in questo contesto?
Per quanto riguarda le celebrazioni, in questo momento sono aperte a un gruppo di fedeli. Per esempio, nella nostra cattedrale ne entrano 150. Per gli altri, continuano le trasmissioni delle messe attraverso i social network, anche se questa modalità dopo tanti mesi inizia a stancare. Per quanto riguarda l’aiuto alla popolazione, attraverso le parrocchie e i gruppi diamo una mano, sono attive molte raccolte di alimenti, finora la distribuzione ha funzionato abbastanza.

Accennava a dichiarazioni contraddittorie e negazioniste che arrivano a volte anche dal mondo politico. Non c’è il rischio che si spacchino anche le comunità cristiane, su questa base?
A dire il vero questa attitudine negazionista la noto poco a livello di comunità cattoliche, al cui interno non vedo dialettica su questo punto. Nel popolo cattolico ci sono pochi negazionisti. E tutta la Chiesa è impegnata per il rispetto delle regole, c’è un atteggiamento molto collaborativo. Magari, si può dire diversamente di alcuni gruppi pentecostali, che tendono a muoversi a falange, dietro a parole d’ordine, anche nelle preferenze politiche.

*Giornalista de La vita del popolo