• on Dicembre 28, 2022

Discernimento, per mettersi finalmente ad ascoltare

Con la catechesi di settimana scorsa, Papa Francesco ha voluto rimuovere un possibile equivoco sul discernimento: esso non è una tecnica, è un ascolto. Dunque, semmai, possiamo parlare dell’arte del discernimento, perché nell’opera artistica l’artista non è mai protagonista (se si tratta di vera arte), ma piuttosto egli è la cassa di risonanza, l’utero ricettivo, di quanto avviene in lui, nel mondo, in una determinata epoca culturale, nell’inconscio dell’uomo. In modo analogo, il discernimento avviene nell’uomo che ascolta, come abbiamo già visto in occasione di varie catechesi del Papa su questo argomento: l’uomo che ascolta i propri sentimenti, il corso dei propri pensieri, gli eventi e come essi risuonano nel suo cuore, lo spazio e il tempo e, soprattutto, la Parola di Dio, che nei sentimenti dell’uomo e nei suoi pensieri, negli eventi della vita, nello spazio e nel tempo si esprime, avendoli creati, ma che va anche incontrata, scoperta e accolta come Parola rivelata in sé, come Scrittura e preghiera della Chiesa, onde imparare a riconoscere anche in tutto il resto il Volto della Parola, Cristo, così come Egli si è presentato, e come la sua Sposa l’ha custodito.

Dunque la Parola va ascoltata: un esercizio di immane difficoltà per noi postatori di commenti e di like, incapaci di lettura e di ascolto (avete notato che anche questi articoli presentano uno stralcio all’inizio, per andare incontro a chi proprio non ce la fa a leggere tutto un articolo di una paginetta?). Eppure, questo esercizio così difficile è al contempo facilissimo, perché davanti alla Parola basterebbe stare. Non ci è chiesto di scalare, costruire, scavare, fare fare fare… si tratta solo di stare, permettendo alle parole della Parola di raggiungerci, così da poter incontrare il Volto: “Questo rapporto affettivo con la Bibbia, con la Scrittura, con il Vangelo, porta a vivere una relazione affettiva con il Signore Gesù: non avere paura di questo! Il cuore parla al cuore, e questa è un altro aiuto indispensabile e non scontato”.

La Parola, letta nella Scrittura, masticata, ci darà il gusto della relazione con Dio riempiendoci dei suoi pensieri, e al contempo ci farà desiderare di avere un aiuto, un interprete che ci permetta di capire meglio, sempre di più, per amare sempre di più e seguire sempre di più – che è il fine del discernimento!

Questo interprete, che impareremo a volere sempre accanto man mano che ci inoltriamo nella vita spirituale e ci rendiamo conto che non ne siamo noi il centro e gli autori, è lo Spirito Santo: “Il dono dello Spirito Santo, che è presente in noi, e che ci istruisce, rende viva la Parola di Dio che leggiamo, suggerisce significati nuovi, apre porte che sembravano chiuse, indica sentieri di vita là dove sembrava ci fossero solo buio e confusione”.

La necessità dello Spirito Santo per dischiudere il significato della Parola, così come la necessità dell’ascolto della Parola per decodificare gli eventi della vita, ci indica che nel discernimento non siamo i protagonisti assoluti, ma i co-protagonisti di un dialogo. Un pensiero autoaffermativo, impositivo, individualistico, non è mai ispirato, e dunque non è mai “discreto”, cioè frutto di discernimento, perché questa è per eccellenza l’arte delle relazioni, dell’ascolto, in cui l’altro è ingrediente essenziale tanto quanto me.

Per discernere in modo autentico occorre porsi da poveri davanti a Dio, da uomini e donne che non si bastano, e che elemosinano il completamento, il senso pieno della propria vita. Questa umiltà, necessaria e realista, ci dispone all’ascolto e alla sorpresa, così che, distaccati da qualunque premessa imposta dalla nostra mentalità, possiamo davvero scoprire la volontà di Dio in noi e nella nostra quotidianità.