• on dicembre 3, 2020

Diritto d’asilo: meno ingressi in Europa e Italia anche per la pandemia. Migrantes: “Pretesti per misure difensive”

Europa e Italia sempre più chiuse ai richiedenti asilo, anche a causa (o con la scusa) della pandemia di Covid-19. Mentre le persone in fuga sono sempre di più: una persona su 100 nel mondo, quasi 80 milioni. E cresce la domanda globale di protezione dovuta a guerre, crisi, violazioni dei diritti, disuguaglianze economiche, mancato accesso al cibo o all’acqua, land grabbing, desertificazione, disastri ambientali e attacchi terroristici. E’ quanto emerge, con dati, studi e considerazioni, dal report 2020 su “Il diritto d’asilo” curato dalla Fondazione Migrantes, giunto alla quarta edizione, presentato oggi on line. La pandemia di Covid-19, denuncia il report, ha fornito “i pretesti per una serie di misure ‘difensive’”. Anche nel nuovo progetto di “Patto europeo per la migrazione e l’asilo”, ad esempio, uno dei pochi obiettivi condivisi “non è tanto proteggere le persone costrette a fuggire o agire sulle cause che le obbligano alla partenza – si legge – ma farne entrare nel continente (e nel nostro Paese) il minor numero possibile”. Negli ultimi cinque anni sono entrati irregolarmente nel territorio dell’Ue circa 2 milioni di persone. Nello stesso periodo gli arrivi attraverso una forma di ammissione umanitaria sono stati circa 100 mila, solo il 5%. Ecco alcuni dati in pillole.

Covid-19, in un centinaio di Paesi restrizioni all’ingresso anche per richiedenti asilo. A fine settembre, solo 24 Paesi risultano senza restrizioni all’ingresso correlate al Covid-19. In 77 Paesi si applicano restrizioni, con eccezioni per i richiedenti asilo: nell’elenco si trovano quasi tutti gli Stati europei, compresa l’Italia. In 72 Paesi l’accesso è invece negato, tra i quali gli Stati Uniti e la Russia. Alla fine di maggio 2020 i Paesi con restrizioni all’accesso senza eccezioni per i richiedenti asilo sono arrivati a 100.

Nel 2020 i richiedenti asilo in Italia sono ai minimi degli ultimi anni. Il lockdown della “prima ondata” di Covid-19 ha paralizzato per mesi anche le procedure d’asilo: al 30 settembre sono stati registrati circa 16.855 richiedenti (dato provvisorio), due terzi rispetto allo stesso periodo 2019. Quest’anno fra i 10 Paesi d’origine con il maggior numero di richiedenti asilo in Italia, 4 sono tra i Paesi più insicuri al mondo: Pakistan, Nigeria, Venezuela e Somalia.

2020, in sei mesi 196.620 richieste d’asilo nell’Ue (-31%). Nel 2020, sulle richieste d’asilo nell’Unione europea (196.620 mila fra gennaio e giugno, – 31% rispetto allo stesso periodo 2019) hanno pesato le restrizioni e i lockdown per la pandemia di Covid-19. Nel 2019 l’Ue ha garantito protezione a 295.785 persone (status di rifugiato, protezione sussidiaria o umanitaria), con percentuali di riconoscimento molto basse: il 38% in sede di “prima istanza” e il 31% in “istanza finale”. Il tasso di riconoscimento italiano in prima istanza è del 20%, sotto la media europea.

9.000 migranti riportati in Libia fino a settembre 2020. Solo fra gennaio e settembre 2020 sono stati 9.000 (poco meno di tutto il 2019), i rifugiati e migranti riportati in Libia dalla Guardia costiera libica, con nuove forme di abuso come il trasferimento “in luoghi di detenzione non ufficiali e la loro successiva sparizione, o l’espulsione di migliaia di rifugiati e migranti dall’Est del Paese”. In un anno solo uno su 140 tra i migranti in Libia raggiunge l’Europa via mare, e solo due su 140 sono respinti. Gli altri 137 al mare nemmeno arrivano. Nei centri di detenzione “governativi” sono trattenuti altri due migranti su 140.

Mediterraneo centrale, 23.720 arrivi a fine settembre. Anche nel 2020, “nonostante martellanti dichiarazioni politiche circa il ritorno di un’ondata di sbarchi indiscriminati”, rileva il report, si è comunque a livelli minimi rispetto agli anni precedenti, a parte il blocco dovuto alla politica dei “porti chiusi” nel 2018 e 2019: 23.720 gli arrivi nel nostro Paese a fine settembre 2020, contro i 132.043 nello stesso periodo del 2016 e i 105.417 del 2017. Meno di un migrante su 5 è stato soccorso dalle navi delle Ong.

Almeno 672 morti in mare e 72 via terra. Fra gennaio e settembre 2020, le rotte migratorie mediterranee e interne all’Europa hanno contato almeno 672 morti/dispersi in mare e 76 in percorsi via terra. La rotta del Mediterraneo centrale verso l’Italia continua ad essere la più pericolosa, con il 70% di tutti i morti e dispersi stimabili per difetto.

Accoglienza in Italia: 82.100 persone, la metà rispetto a tre anni fa. A fine settembre 2020 il totale di migranti, richiedenti asilo e rifugiati nei servizi di accoglienza italiani è di circa 82.100 persone, il minimo degli ultimi sei anni. Rispetto al valore massimo di fine 2017 (quasi 184.000 persone), oggi l’accoglienza si è più che dimezzata. Fra i “luoghi di accoglienza” nel 2020 sono da inserire anche le discusse navi quarantena anti-Covid-19. A fine settembre erano già cinque, con oltre 2.200 migranti a bordo.

562.000 gli immigrati in situazione di irregolarità in Italia. E’ la stima dell’Ismu a fine 2019 (dato in crescita continua dal 2014). L’Ispi ha invece stimato il numero di “nuovi irregolari” prodotti dal primo “decreto sicurezza” del 2018: oltre 37.000 persone fino al luglio 2020; se li si somma ai nuovi “irregolari” che si sarebbero comunque prodotti in Italia anche se il decreto non fosse stato emesso, circa 82.000, si ottiene un totale di quasi 120.000 persone.

Coronavirus, pochi contagi e solo nei grandi centri. Nonostante tutte le difficoltà il numero di casi positivi di Coronavirus riscontrati nei centri d’accoglienza è stato basso. Focolai significativi solo nei grandi Cas (Centri di accoglienza straordinaria) o in strutture per senza dimora, “a conferma della necessità di riformare il sistema d’accoglienza a favore dell’accoglienza diffusa”, rileva il report.

La rotta balcanica e i diritti violati. Un focus del report sulla rotta balcanica mette in evidenza le diffuse prassi di respingimento dai Paesi Ue verso quelli non Ue, “attuate in modo violento e ricorrendo a procedure interamente extra legem”. In particolare, la “catena” delle cosiddette “riammissioni” coinvolge da tempo Slovenia e Croazia per impedire ai richiedenti asilo di entrare nella Ue. Dalla primavera 2020 è coinvolta anche l’Italia. Le situazioni di maggiore difficoltà si vivono al confine tra Bosnia e Croazia, a Bihać e Velika Kladuša. Gli attraversamenti delle frontiere esterne dell’Ue dai Paesi dei “Balcani occidentali” nel 2020 sono in aumento rispetto al 2019: 13.345 gli arrivi nei primi otto mesi dell’anno.