• on Luglio 8, 2022

Dimissioni di Boris Johnson. Bozzo: “Si apre una fase di incertezze”

L’era Johnson è finita. Certamente per gli scandali, ma anche per l’inflazione e il malcontento sociale. Si addensano così le nubi su uno dei Paesi che maggiormente ha investito nella causa ucraina contro i russi. Per Luciano Bozzo, docente di relazioni internazionali all’Università di Firenze, si apre una fase di incertezze ed è chiaro “una Gran Bretagna indebolita potrà avere ripercussioni sullo scacchiere internazionale”.

Professore, il premier britannico Boris Johnson si è dimesso. Ci saranno ripercussioni sulla guerra?
Non è ancora chiaro chi sarà il successore. Ci sono almeno una decina di nomi in ballo. Sulla carta, è chiaro, l’uscita di scena di Johnson costituisce un indebolimento della posizione britannica a favore della causa ucraina. Quella britannica è la posizione forse a livello internazionale più netta e rigida in favore, con tanto di forniture militari e addestramento. Non credo però che avverrà una modifica chiunque sarà il successore.

Prevede cambiamenti nei rapporti con il resto d’Europa?
Molti commentatori stanno dicendo che si chiude la fase Brexit. Vero. Si chiude una fase storica, segnata dall’impegno personale del premier. Detto questo però non ci saranno inversioni di rotta.

Johnson esce di scena, non solo per gli scandali, ma anche perché la Gran Bretagna si trova in una situazione critica, causata da inflazione in crescita, una bilancia commerciale fortemente negativa, scioperi e proteste sociali.

Le aspettative di coloro che pensavano che uscendo dall’Unione la Gran Bretagna avrebbe giocato una partita migliore sono state deluse. Il vero motivo che ha portato alla fine dell’era Johnson è questo.

Ci sono problemi interni da risolvere come ad esempio la situazione in Irlanda del Nord o in Scozia.
La questione del negoziato dovuto alla Brexit con l’Irlanda del Nord e la posizione assunta dagli scozzesi sono questioni aperte. Potrebbero radicalizzare le spaccature con ulteriori conseguenze negative dal punto di vista sociale e economico. Si apre quindi in Gran Bretagna una fase di incertezze. Probabilmente durerà alcuni mesi. Non farà bene all’economia britannica e nemmeno alla politica internazionale, dove gioca un ruolo come Paese attivo e significativo. Una Gran Bretagna indebolita potrà avere ripercussioni sullo scacchiere internazionale.

In Ucraina pare che i russi avanzino. Putin avverte: “Non abbiamo neanche iniziato”.
Non c’è nulla di nuovo rispetto a quello che abbiamo visto nelle ultime settimane. I russi sono passati a una strategia che vede concentrare lo sforzo nella regione del Donbass per conquistare le due province di Lugansk e Donetsk.

È una tradizione nell’esperienza russa la ‘tattica del rullo compressore’, cioè usare bombardamenti indiscriminati, artiglierie, razzi e missili per fare terra bruciata, poi lentamente avanzare e consolidare le nuove posizioni e ricominciare con i bombardamenti. Agendo così la conquista nelle due province si potrebbe concludere in questo mese.

E dopo?
Credo che gli occidentali sbaglino da molti anni a non prendere sul serio le uscite di Putin. Usa una retorica ma non sono certo che visti i successi pur pagati a caro prezzo nelle ultime settimane i russi si fermino alle due province. La guerra si potrebbe prolungare per mesi. Io non lo escluderei. Dipenderà dalla capacità della Federazione russa di sostenere lo sforzo bellico. Sicuramente le scorte di materiale, anche se datato, non mancano. Dall’altro lato, dipenderà dalla capacità dell’Ucraina di ottenere aiuti sufficienti dagli occidentali che consentano di sostenere lo sforzo. È una fase delicata perché Putin si sente incoraggiato dai successi. In qualsiasi guerra però c’è sempre una interazione profonda fra i costi e gli obiettivi che si intende raggiungere. I russi hanno pagato un costo elevato in termini di vite umane, sul piano economico e di collocazione internazionale.

Ora si tratta di vedere quanto questo abbia influito su ciò che spera Putin di ottenere. Essendo saliti i costi, si elevano anche le necessità russe di giungere a un risultato appagante, anche solo dal punto di vista psicologico.