• on novembre 18, 2021

Delegazione Caritas al confine per portare aiuti di prima necessità ai migranti: “Non possiamo rimanere indifferenti”

(foto Caritas Grodno)

“Come ci chiede Papa Francesco, vogliamo essere vicini a queste persone, condividere con loro questo momento di difficoltà e dolore, aiutarli”. Con questo “spirito di fratellanza e solidarietà”, questa mattina una delegazione della Caritas Bielorussia ha consegnato pacchi di prima necessità, vestiti caldi e cibo, ai migranti che si trovano sul valico di confine di Kuznica-Bruzgi. In realtà, il convoglio della Caritas non ha potuto raggiungere le migliaia di migranti che si trovano al confine orientale con la Polonia, perché le autorità non lasciano passare né operatori umanitari né giornalisti. “Abbiamo lasciato i pacchi ai vigili”, racconta al Sir il direttore della Caritas Bielorussia, don Andrei Aniskevich. “Abbiamo però potuto incontrare le persone accolte in un centro logistico che le autorità hanno liberato e sistemato per accogliere soprattutto donne e bambini”. Secondo le informazioni rilanciate oggi dalla stampa, la Bielorussia, per la prima volta dall’inizio della crisi, ha inviato dei bus per portare via dal valico di confine di Kuznica-Bruzgi, decine di migranti. “Sì, è vero – conferma il direttore della Caritas – ma sono solo poche decine di persone e al confine ci sono ancora migliaia di migranti. Servirà tempo per portare via tutti e poi a chi va via subentrano altri che arrivano”. Insomma, la situazione è ancora tesa e difficile. Le persone che si trovano al confine orientale con la Polonia hanno l’obiettivo di raggiungere la Germania. Sono scappate dai Paesi del Medio Oriente, hanno difficoltà a parlare l’inglese. Molti sono i bambini e i giovani.



“Fa molto freddo e le persone stanno fisicamente male”, racconta il direttore Caritas che aggiunge: “papa Francesco ci chiede sempre di aiutare le persone in bisogno e in povertà. Noi come Chiesa e come organizzazioni umanitarie abbiamo risposto a questo invito”. Erano stati i vescovi bielorussi a lanciare nei giorni scorsi un appello a tutte le parrocchie del paese chiedendo di raccogliere fondi per l’acquisto di beni di prima necessità da far arrivare ai migranti. “Come cristiani – avevano detto – non possiamo essere indifferenti alla realtà della sofferenza umana”. “Con i soldi raccolti nelle parrocchie – racconta il direttore della Caritas – siamo riusciti a comprare aiuti di prima necessità. Quello che vogliamo fare è essere vicini a questa gente, non guardare ai risvolti politici di questa situazione ma puntare lo sguardo ai volti di queste persone. Sono i volti di uomini, donne e bambini che hanno lasciato tutto, hanno poco da mangiare, hanno freddo. Non possiamo rimanere indifferenti alla loro sofferenza. Dobbiamo metterci tutti insieme in loro aiuto”. All’appello dei vescovi, si era unito anche il nunzio apostolico nella Repubblica di Bielorussia, l’arcivescovo Ante Jozic, che aveva invitato le autorità di tutti i Paesi interessati ad agire “con decisione e rapidità per trovare soluzioni almeno temporanee per salvare la vita delle persone”.



Alla solidarietà, si unisce anche la preghiera. Ieri a Grodno, la principale città che si trova al confine orientale, il vescovo Alexander Kashkevich e la comunità locale hanno pregato in modo speciale per i migranti e “per tutti coloro da cui dipende la soluzione di questo problema”, chiedendo – si legge sul sito della diocesi – che “questa situazione si risolva quanto prima nella pace e nel rispetto della dignità di ogni persona”. Sempre ieri, a Minsk, anche l’arcivescovo emerito Tadeusz Kondrusiewicz ha presieduto la celebrazione di una messa nella chiesa “rossa” di San Simone e Sant’Elena invitando a pregare per la situazione al confine bielorusso-polacco dove – ha detto – “si sta verificando una catastrofe umanitaria di fronte al mondo intero”. “Pregare per queste persone è importante”, dice dal confine don Andrei, “ma anche pregare per tutte le persone che hanno il potere di decidere sulla loro sorte, perché possano agire con cuore”.