• on maggio 20, 2021

Decreto Sostegni bis: via libera dal Consiglio dei ministri. Ecco cosa prevede

Arrivano altri 40 miliardi di euro, sperando che il miglioramento della situazione sanitaria e la piena ripresa dell’economia non rendano più necessari in futuro questi interventi straordinari. Appena convertito in legge dal Parlamento il “decreto sostegni”, il Consiglio dei ministri vara quello che per settimane i media hanno chiamato “decreto sostegni bis” e che invece Mario Draghi, illustrandolo ai giornalisti, ha definito “decreto imprese, lavoro, sanità, giovani”. “È un decreto in parte diverso dal passato – ha spiegato – perché guarda al futuro, guarda al Paese che riapre ma allo stesso tempo non lascia indietro nessuno”. Poche ore prima, in un messaggio in ricordo di Massimo D’Antona, il giuslavorista ucciso dai terroristi, il Capo dello Stato aveva parlato della necessità di “guidare i processi economici e civili, cercando di rendere più moderno il Paese, con le sue imprese e la sua pubblica amministrazione e, al tempo stesso, di garantire inclusione e coesione”. C’è una sintonia evidente tra Palazzo Chigi e il Quirinale.

Il nuovo decreto era stato pensato in origine come intervento a sostegno delle imprese e questo obiettivo è effettivamente quello a cui sono destinate le maggiori risorse: 17 miliardi a imprese e professioni, 9 ancora alle imprese come aiuti al credito. Saranno 370 mila in più le partite Iva coinvolte dall’operazione. Il meccanismo di erogazione è duplice: da un lato vengono replicati i contributi automatici a fondo perduto, dall’altro viene praticato un conguaglio a fine anno sulla base dei bilanci. Criterio, quest’ultimo, più equo e rispondente alla realtà concreta, ma che richiede ovviamente più tempo per essere applicato. Ci sarà poi un fondo destinato ai settori che restano ancora chiusi. Il comparto turistico nel suo complesso riceve oltre 3 miliardi in più rispetto a quanto già stabilito nel decreto sostegni.

Tra le molte misure contenute nei 77 articoli del decreto, l’altro grande capitolo è quello del lavoro, tanto che il ministro competente, Andrea Orlando, ha affiancato il premier nella conferenza stampa insieme al titolare dell’economia, Daniele Franco. Il problema più urgente è quello della fine del blocco dei licenziamenti. Intanto, per le aziende che chiedono la cassa Covid entro fine giugno il blocco è prorogato al 28 agosto. Dal primo luglio, poi, alle aziende che utilizzano la cassa ordinaria saranno abbuonate le addizionali a condizione che non licenzino. In positivo la misura più rilevante sono i “contratti di rioccupazione” a tempo indeterminato, con un periodo di prova e di formazione di sei mesi durante i quali è riconosciuto uno sgravio contributivo del 100%. Se il lavoratore non viene assunto, l’azienda deve restituire l’importo risparmiato. A sostegno delle fasce di popolazione più in difficoltà, il decreto rifinanzia per quattro mensilità il Reddito di emergenza. Per tutti i giovani fino a 35 anni che intendono comprare casa, il decreto prevede la cancellazione dell’imposta di registro e di quella sul mutuo; per i non abbienti si aggiunge la garanzia statale per il mutuo fino all’80 per cento.

Sul fronte della sanità, un ulteriore miliardo e mezzo viene stanziato per la campagna vaccinale. Altri fondi serviranno ad assumere medici da impegnare per la sicurezza sul lavoro. Nella conferenza stampa il presidente del Consiglio ha dato particolare rilievo (forse in risposta alle polemiche sullo stop al vaccino italiano) alla scelta di potenziare la ricerca di base attraverso l’istituzione del “Fondo italiano per la scienza”.

Draghi si è mostrato visibilmente soddisfatto per i risultati ottenuti con la linea delle “riaperture graduali” e del “rischio calcolato” e, sul versante economico, ha ipotizzato un “rimbalzo” positivo già in questo trimestre, con la prospettiva di rivedere al rialzo le stime di crescita per l’anno in corso. “È presto però per poter parlare di crescita sostenuta”, ha puntualizzato. Perché diventi tale e si confermi nel tempo ci sarà bisogno delle misure contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Resta questa la grande sfida che il Paese ha davanti e su cui i cittadini dovranno misurare anche i comportamenti dei partiti. “Questo è il tempo di guardare al futuro, di progettarlo e realizzarlo insieme, perché questa è la condizione per poterlo fare con efficacia in una drammatica emergenza come quella che abbiamo attraversato e che dobbiamo superare e definitivamente accantonare”, diceva il 20 maggio il Presidente della Repubblica in visita a Brescia. E chiosava: “Insieme, che significa non che si abbandonino le proprie idee, prospettive e opinioni, ma che si confrontino costruttivamente. E confrontarsi è ben diverso che agitarle come motivi di contrapposizione insuperabile”.