• on Luglio 5, 2022

Dall’assemblea plenaria austriaca l’importanza dell’ascolto reciproco e della “cultura della compagnia”

La Chiesa in Austria partecipa con grande afflato pastorale al processo sinodale in vista del sinodo dei vescovi dell’ottobre del 2023. A Mariazell la sessione estiva dell’Assemblea plenaria della Conferenza episcopale austriaca (Öbk), si è caratterizzata, la scorsa settimana, per una grande attenzione al concetto di sinodalità. Nell’introduzione dei lavori, l’arcivescovo di Salisburgo, mons. Franz Lackner, presidente della Öbk, ha evidenziato come l’assemblea fosse conclusione della fase di studio sinodale locale e inizio del processo di sintesi che sarà portato dalla Chiesa austriaca a Roma, all’assemblea mondiale. Nelle diocesi austriache dall’autunno 2021, si sono intrecciate diverse iniziative pastorali per coinvolgere più persone possibili nel sinodo. Il cammino proseguirà sino al mandato ai padri sinodali che rappresenteranno la Chiesa che è in Austria. Le singole diocesi hanno elaborato una loro sintesi presentata in occasione della solennità delle Palme del 10 aprile scorso; le sintesi diocesane sono state collettate in un documento che è stato la base del confronto di Mariazell, dove, oltre i vescovi, erano presenti 60 altri rappresentanti di tutte le diocesi austriache, di organizzazioni cattoliche, di Caritas, media, scienze e ordini religiosi, con la presenza ecumenica di alti rappresentanti protestanti e ortodossi. La Segreteria generale del Sinodo in Vaticano riceverà entro il 15 agosto 2022 una sintesi nazionale.

L’arcivescovo Lackner ha dichiarato all’agenzia cattolica austriaca Kathpress che si può ridiscutere tutto, “nulla è escluso”. Per i vescovi, si è trattato soprattutto di un proficuo lavoro di ascolto. La consultazione si è aperta con gli impulsi dell’ecumenismo: il metropolita greco-ortodosso Arsenios (Kardamakis) e il vescovo protestante Michael Chalupka hanno parlato della sinodalità dal punto di vista delle loro chiese. Chalupka ha spiegato che il sinodo è l’assemblea costituente della loro Chiesa, decide tutte le leggi ecclesiastiche che regolano la vita della chiesa, la pianificazione del budget, l’elezione dei membri del consiglio ecclesiastico anziano, compreso il presidente del sinodo e i vescovi, corresponsabili della rappresentanza dell’intera Chiesa verso il mondo esterno. Chalupka ha proseguito affermando che la base teologica della sinodalità nella Chiesa evangelica è il sacerdozio generale di tutti i battezzati.

Naturalmente, Martin Lutero era già consapevole che il clero richiedeva conoscenze e abilità speciali. Ma la responsabilità della Chiesa è condivisa da tutti i battezzati e ogni membro battezzato della Chiesa ha la stessa dignità. Chalupka ha affrontato, tra l’altro, la tensione tra le decisioni della maggioranza e il cosiddetto “magnus consensus” – tradotto come grande unanimità. Questa unanimità è in definitiva un effetto dello Spirito Santo.

Il metropolita Arsenios Kardamakis ha invece spiegato che nell’ortodossia “il Consiglio apostolico in particolare è decisivo fino ad oggi“. La tradizione ricorda che “Gli apostoli e gli anziani hanno discusso insieme a tutta la congregazione. Ma ciò che conta è come si è risolta questa disputa: ascoltando insieme lo Spirito Santo”, ha detto il metropolita. Le radici del sistema sinodale si trovano già nella struttura e nella vita delle prime comunità cristiane. La sinodalità non è né una forma organizzativa esterna dell’amministrazione, né una struttura ecclesiastica una volta costituita, “ma la presenza dello Spirito Santo, che si esprime in tanti modi là dove le persone rispondono a Dio”.

Nel documento finale dei lavori i vescovi austriaci hanno ribadito che “la sinodalità è un principio vitale della Chiesa e deve diventare una realtà naturale a tutti i livelli della vita ecclesiale in Austria”. Tuttavia, la sinodalità non è solo un processo puramente intra-ecclesiale: “La crescente polarizzazione, frammentazione e irritazione nella società può, in definitiva, essere disinnescata e trasformata solo attraverso incontri rispettosi e discussioni di apprezzamento”.

Una “cultura della compagnia”: è un altro modo di valutare la sinodalità, ed è quello che è stato vissuto a Mariazell, ovvero “un dono e una missione” allo stesso tempo. L’obiettivo della consultazione è stato quello di raggruppare, riflettere e ponderare i risultati dei processi sinodali svolti nelle diocesi austriache, su tre ambiti rivelatisi prioritari nella vita ecclesiale, si legge nel comunicato: “Domande sulla posizione delle donne nella Chiesa e giustizia di genere, partecipazione e responsabilità dei laici cristiani negli uffici ecclesiastici ed esecutivi, così come il trattamento e l’inclusione di gruppi marginali ed emarginati”.

Secondo la teologa Petra Steinmair-Pösel, rettrice dell’Università Ecclesiastica dell’Educazione Edith Stein, “l’ascolto consapevole” è un beneficio del processo sinodale. In una intervista a Kathpress, Steinmair-Pössl ha sottolineato che la grande domanda è “Qual è il significato della Chiesa nelle nostre società occidentali secolarizzate? Dove può la Chiesa alzare credibilmente la sua voce?” e per la teologa “con grande gratitudine, si accenna all’area sociale ed ecologica, ad esempio, in cui la Chiesa è coinvolta in modo credibile, a volte anche su questioni di migrazione e integrazione”.

E poi ci sono aree in cui la maggior parte vorrebbe maggiore moderazione, “ad esempio nell’area della moralità sessuale”, afferma Steinmair-Pösel per la quale “Se riusciamo ad avviare seriamente un processo di ascolto reciproco e di cammino insieme, allora è un grande passo. Perché poi le barriere che si sono costruite tra i campi nel corso degli anni verranno abbattute”.