• on luglio 24, 2020

Dalla Ue 209 miliardi. Ora tocca all’Italia saperli spendere

L’Europa c’è. Questa è la prima fondamentale buona notizia che è arrivata martedì da Bruxelles con lo storico accordo sul Recovery Fund. L’Unione europea fa un passo avanti decisivo nella costruzione di una casa comune dotata anche di strumenti (innanzitutto economico-finanziari) adeguati per esprimersi davvero come un soggetto unitario capace di fronteggiare anche emergenze globali. Certo, non è stato un passaggio semplice ma alla prova dei fatti i principali protagonisti (Merkel, Von der Leyen, Macron, Conte, Sanchez, Michel) hanno tutti remato nella stessa direzione ottenendo un risultato fino a pochi mesi fa assolutamente insperato e siglando un accordo all’altezza della sfida che il Covid-19 ci ha posto di fronte.
La seconda buona notizia è che l’Italia ha ottenuto una risposta forte e credibile: l’Europa e i partner hanno mostrato di capire la gravità della crisi che ha colpito in particolare alcuni Paesi (Italia in primis) e hanno deciso di intervenire in modo adeguato. Difficile sostenere che i 209 miliardi che dovrebbero arrivare all’Italia tra sovvenzioni a fondo perduto e prestiti da rimborsare non siano un buon risultato. Conte può rivendicare di aver ottenuto ciò per cui tanto si è battuto, con un accordo che serve anche a rafforzarlo all’interno del Governo.
Tutto bene quindi? Fino ad ora pare di sì. Fino ad ora, però. In realtà la partita veramente difficile per l’esecutivo giallo-rosso inizia adesso.
Di fronte alla valanga di miliardi (perché di questo si tratta) che saranno disponibili nel 2021 l’Italia dovrà dimostrare di essere capace di utilizzarli al meglio. Quindi benissimo fare il tifo per il nostro Paese, rimandare al mittente i toni inaccettabili di qualche partner europeo, a patto però che ci sia la consapevolezza della sfida che abbiamo di fronte e che nessuno può giocare al posto nostro. E su questo versante diciamo che la storia non è dalla nostra parte.
Debito pubblico enorme, inefficienza della pubblica amministrazione, corruzione, evasione fiscale, una farraginosità incredibile nelle decisioni, una giustizia lenta non degna di un Paese evoluto sono alcuni dei fattori che in questi decenni ci hanno relegato a fanalino di coda in termini di crescita economica. L’intervento che l’Europa ha deciso in nostro favore rappresenta una opportunità storica per riformare profondamente e strutturalmente il Paese. Guai a sprecarla!
«Ora dobbiamo correre» ha commentato il Premier Conte alla fine del Consiglio Europeo. Su questo tutti sono d’accordo. Ma non basta. Bisogna che l’azione del governo sia efficace e soprattutto credibile! Solo così si potrà avere davvero uno scatto in avanti in particolare sulla digitalizzazione, sulla green economy, sui servizi sanitari di cui abbiamo bisogno. Si dovrà fare, dunque, tutto bene, velocemente e all’interno di una dinamica democratica. Il Recovery Fund non dovrà essere appaltato a qualche super commissario di turno, ma essere il frutto del confronto con i diversi attori sociali ed economici e di un dibattito politico esigente.
In tutto questo l’Europa sarà fondamentale. Già nel passato i vincoli europei ci hanno costretti a comportamenti virtuosi, o quasi, che da soli difficilmente avremmo assunto. Ora, senza bisogno di condizioni capestro o controlli umilianti, le istituzioni europee potranno accompagnare anche l’Italia nel monitorare l’utilizzo delle risorse stanziate. E’ interesse di tutti che questo avvenga nel migliore dei modi. Ne va del futuro dell’Italia. Ne va del futuro dell’Ue.

(*) direttore “La Voce dei Berici” (Vicenza)