• on marzo 28, 2022

Dalla guerra alle zone terremotate, la solidarietà abita sotto lo stesso tetto

Dalla guerra alle zone terremotate, rifugiati e sfollati sotto lo stesso tetto, in cerca di un futuro tutto da ricostruire. È quanto accaduto a una famiglia proveniente da Chernihiv, città dell’Ucraina, capoluogo dell’omonimo distretto, non troppo distante da Kiev, che è sfuggita ai bombardamenti trovando rifugio nelle Marche, a Pieve Torina. Esattamente lì dove, sei anni fa, furono le scosse del sisma a devastare le case e le esistenze di questo minuscolo lembo d’Italia ancora sofferente eppure capace di aprire le porte a chi è nel bisogno. Nella zona del cratere, infatti, trovano riparo Igor e Irina Guriev che, con i loro quattro bambini – grazie ad un progetto di accoglienza della Andrea Bocelli Foundation – hanno affrontato un vero e proprio viaggio della speranza su mezzi di trasporto d’emergenza carichi di vite umane e desiderosi di pace. Una pace che ha il ‘volto’ della solidarietà, messa in campo dalla comunità dell’Alto Maceratese che si è subito prodigata per garantire ospitalità a questa coppia, pronta a rimettersi in gioco, e ai loro figli: Anastasia, di 12 anni, Andrea di 8, Viktoria di 5 e Dmitrij di appena 3. Sei persone sfuggite all’orrore di un conflitto assurdo che ora si trovano a convivere in una (l’unica libera del Comune) delle cosiddette Sae, le strutture abitative in cui i marchigiani terremotati ancora oggi sono costretti a ‘combattere’ la propria battaglia quotidiana, facendo i conti con una burocrazia estremamente limitante e una ricostruzione lentissima e impegnativa. In questa prima fase, questa, come le altre famiglie ucraine accolte, sono guidate in un percorso di conoscenza e ambientamento, tenendo conto anche della mediazione linguistica, al fine di favorire una socializzazione il più possibile completa. A raccontare al Sir cosa significhi questo gesto è il sindaco di Pieve Torina, Alessandro Gentilucci, che proprio in questi giorni metterà a punto con l’amministrazione per definire ancor meglio il programma di integrazione: “L’obiettivo è quello di fare realmente squadra, ciascuno nel proprio ambito, come ad esempio sta facendo la Caritas per altre situazioni familiari da gestire. Chi, come noi, ha dovuto abbandonare le proprie mura domestiche da un momento all’altro sa cosa significa mettersi immediatamente a disposizione. Nonostante la nostra situazione qui sia, tuttora, di precarietà, una precarietà che sembra essere diventata norma, non abbiamo esitato ad attivarci”.

“Un’abitazione di 40 mq non è il massimo – prosegue il sindaco -, ma è la testimonianza che la nostra gente, che ben conosce il disagio e, dalla dimensione globale a quella locale, condivide le medesime problematiche, non esita a dare aiuto alle popolazioni che pure versano in grave difficoltà. Se fossimo riusciti a rendere nuovamente agibili le nostre case e avessimo avuto l’opportunità di rientrarvi, probabilmente avremmo potuto offrire molte più Sae ai profughi stessi”.

“Per i Guriev – conclude Gentilucci – vogliamo trovare una condizione di vita degna e adeguata, a cui ciascun essere umano ha diritto. Mi preme infine che passi un messaggio ‘costruttivo’. Spenti i riflettori, mentre i cantieri rimangono fermi perché manca una politica della sostanza, i prezzi sono in rialzo e le persone faticano a ricostruire le proprie abitazioni, ci stiamo comunque impegnando al massimo, consapevoli che potremmo fare ancor di più: al di là dei confini geografici, infatti, siamo tutti figli dello stesso Creato”.