• on Dicembre 16, 2021

Da Glasgow a Roma. Alla Lateranense gli stakeholder si confrontano sul ruolo dell’educazione

Lo scorso 7 ottobre, l’atto accademico presieduto da Papa Francesco alla Pontificia Università Lateranense per l’istituzione del ciclo di studi Ecologia e ambiente. Cura della nostra casa comune e tutela del Creato, e della Cattedra Unesco On Futures of Education for Sustainability. Oggi, 16 ottobre, la prima “uscita pubblica” delle due realtà accademiche con il seminario Il post Cop26 e il ruolo dell’educazione universitaria, occasione di incontro e confronto tra i diversi stakeholder implicati nel post Conferenza Onu sul cambiamento climatico, svoltasi a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre. E si tratta di rappresentanti del mondo istituzionale, del lavoro, della cultura, dell’informazione, della ricerca e della società civile.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Dialogo a 360°. Obiettivo del seminario, spiega al Sir il rettore della Lateranense, Vincenzo Buonomo, “coinvolgere il più possibile i diversi operatori perché le azioni vanno pensate insieme, mentre andando in ordine sparso, anziché raggiungere gli obiettivi del 2030 si finirebbe per allontanarsene”. L’evento intende inoltre indicare le grandi linee del ciclo di studi – triennale e specialistico – che verrà attivato dal prossimo anno accademico sul rapporto tra ecologia e ambiente con una prospettiva interdisciplinare. “Partendo dal dato teologico, etico, filosofico, si avventurerà in modo positivo negli ambiti delle scienze sociali e delle scienze naturali”, prosegue il rettore. Sullo sfondo “il compito affidatoci lo scorso 7 ottobre dal Pontefice, chiedendoci responsabilità, competenza e azioni concrete:

tradurre in termini accademici e scientifici l’impianto della Laudato si’”.

(Foto ANSA/SIR)

Ruolo dell’educazione. La Cop26 non ha raggiunto i traguardi auspicati; “le aspettative erano molto alte, tuttavia a Glasgow è stato adottato un documento consensuale, con l’adesione di 194 paesi, che tenta di individuare una serie di traiettorie importanti a sostegno di modelli di sviluppo sempre più indipendenti dai combustibili fossili, più attenti all’efficienza energetica e all’educazione alla sostenibilità”, osserva Paolo Conversi, che presso l’Ateneo insegna ecologia e diritto internazionale dell’ambiente, e storia del pensiero economico. Il docente, che è inoltre delegato per la Cattedra Unesco per il correlato ciclo di studi, spiega che l’idea alla base del seminario odierno è “valutare attentamente, sulla scorta di quanto emerso dalla Cop26, quale possa essere in questo percorso il ruolo dell’educazione universitaria. Il tema della sostenibilità è fortemente interdisciplinare: non si può affrontare soltanto dal punto di vista economico o tecnologico. E’ dunque necessario svilupparlo chiamando in causa il ruolo dell’educazione, strategico nella costruzione degli stili di vita e dei comportamenti quotidiani”. Del resto,

proprio all’educazione è dedicato un articolo dell’Accordo di Parigi del 2016,

primo accordo universale, giuridicamente vincolante sul clima a livello mondiale.

Confronto interdisciplinare. Tra i partecipanti al seminario Mario Antonio Scino (Mise); Rodolfo Errore, presidente Sace; Andrea Monda, direttore L’Osservatore Romano; Stefano Laporta, presidente Ispra; Gilberto Dialuci, presidente Enea; Tomas Insua (direttore esecutivo Movimento Laudato si’. Le conclusioni sono affidate al rettore Buonomo, all’ ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Pietro Sebastiani e a mons. Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica. Una presenza “variegata” per testimoniare la dimensione interdisciplinare del confronto. “Si tratta di mettere in pratica – chiosa Conversi – quanto chiesto dalla Laudato si’ , documento in un certo senso profetico che investe molto sul dialogo. Anzi il dialogo e il concetto di ecologia integrale ne costituiscono gli assi portanti”.Cornice etica. E se la “conversione ecologica” auspicata dal Pontefice richiede una presa di coscienza e un atto di volontà, frutto di un’adeguata educazione, occorre “una cornice etica all’interno della quale radicare questo dialogo e, più in generale, il processo di riflessione”, spiega ancora il professore. Di qui l’idea di affidare l’introduzione dei lavori odierni a Stefano Zamboni, dell’Accademia alfonsiana di teologia morale: “Abbiamo bisogno di un ‘collante’ tra i diversi linguaggi che compongono questo dialogo. L’etica è la scienza dell’agire; individuare pertanto i criteri per impostare l’azione diventa fondamentale”.