• on Dicembre 30, 2022

Covid-19 e Cina. Cauda (Gemelli): “Grande attenzione ma non allarmismo. Parola chiave è sequenziamento”

A tre anni dall’inizio della pandemia da Sars-CoV-2 la Cina torna al centro dell’attenzione del mondo per l’ondata di contagi che la sta travolgendo. Intanto un’ordinanza del ministro della Salute Orazio Schillaci, impone l’obbligo di tampone a tutti i passeggeri in arrivo in Italia dal Paese del Dragone. “Il problema della Cina va inquadrato per quello che è: il risultato di anni di durissimi lockdown perseguendo una politica Covid-zero in realtà poco efficace con questo tipo di virus – mentre lo era stata nel 2002-2003 con Sars-CoV-1 -, seguiti da una riapertura totale che ha evidentemente causato un rebound”, spiega al Sir Roberto Cauda,  ordinario di malattie infettive all ’Università Cattolica e direttore dell’Unità di malattie infettive al Policlinico Gemelli, nonché consulente esterno dell’European Medicines Agency – Ema. “Se a questo si aggiunge che i lockdown hanno impedito la circolazione del virus determinando infezioni e quindi facendo acquisire un’immunità naturale, come avvenuto da noi; che nel Paese è stato utilizzato un vaccino tradizionale a virus inattivato, dimostratosi, soprattutto con Omicron, molto meno efficace dei vaccini a mRNA; che ampie fasce di popolazione, soprattutto persone anziane con patologie sottostanti, non sono vaccinate, tutto questo porta a vedere il caso Cina come a sé stante rispetto alla situazione di altri Paesi”.

Professore, è preoccupato? Quali contromisure adottare?
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha detto nei giorni scorsi che siamo vicini alla fine della pandemia ma bisogna evitare di commettere errori come il maratoneta che in vista del traguardo si siede pensando di essere già arrivato. Della Cina può preoccupare la comparsa di nuove varianti, al momento non ancora verificatasi. In Italia sono ad oggi state isolate varianti già note di Omicron, più trasmissibile ma che solo in bassa percentuale causa forme polmonari. Dunque

nei confronti della Cina grande attenzione ma no ad allarmismi.

Qualcuno guarda con preoccupazione a Gryphon…
La sottovariante XBB.1.5, nota come Gryphon, è un sottolignaggio con forte capacità immunoevasiva ma che gli attuali vaccini sono comunque in grado di contrastare per quanto attiene le forme gravi di malattia e le ospedalizzazioni. Perché questo si intende quando si parla di protezione vaccinale dal Covid-19: il vaccino contro Sars-Cov-2 non è sterilizzante come quelli contro il morbillo o la polio che eliminano la trasmissione del virus. Nel caso del Sars-Cov-2 l’immunità decade nel corso di qualche mese; pertanto anche il vaccinato con quattro o cinque dosi può infettarsi. Ma oltre agli anticorpi che possono decadere o scomparire, noi ci difendiamo anche con le cellule, in particolare i linfociti T che mantengono anche nei confronti di Gryphon la capacità di impedire lo sviluppo di forme gravi. L’Ecdc (Centro di controllo europeo delle malattie infettive), già un paio di mesi fa aveva previsto che Omicron 5 sarebbe stata soppiantata da BQ.1 e da BQ.1.1 ossia da Centaurus…
Il virus continua a fare tutta una serie di mutazioni, in parte anche sotto la pressione dei vaccini, ma io sono fondamentalmente ottimista. Laddove, come in Italia, c’è stata una politica vaccinale che ha protetto la maggioranza della popolazione, non dovremmo assistere a nuove ondate drammatiche nei numeri e nelle forme gravi. Sono assolutamente d’accordo sull’obbligo dei tamponi in aeroporto soprattutto per capire che cosa ci sta arrivando addosso: se si tratta di Omicron 5, di BQ.1, di BQ.1.1 o di XBB.1.5.

La parola chiave in questo momento è sequenziamento.

È d’accordo sulla necessità di un piano europeo?
Assolutamente sì. Già a fine 2019 inizio 2020 dissi che era necessaria una cabina di regia a livello europeo. Il tampone obbligatorio anche nei voli indiretti in tutta l’Ue aumenterebbe un po’ il livello di sicurezza, inteso soprattutto come sequenziamento. Ma occorre inoltre

riprendere il tracciamento a livello locale.

Non si può pensare di bloccare il tutto negli aeroporti; è necessario ristabilire una serie di barriere al di là dell’arrivo dei passeggeri dalla Cina.

Quali?
Sequenziamento, tracciamento e vaccini. Abbiamo una larga parte di popolazione vaccinata, ma troppe persone hanno avuto solo due dosi e non le tre previste oggi dalla schedula vaccinale. Per questo sarebbe opportuno che facessero la terza dose, attualmente somministrata con il vaccino bivalente aggiornato per Omicron. La stessa cosa per la quarta dose a popolazione over 60 e fragili la cui copertura oggi non arriva neppure al 50% della platea. Dobbiamo muoverci in modo deciso perché il virus, indipendentemente dal caso Cina, può ancora circolare. Ritenere vinta la maratona sarebbe un grave errore.