• on novembre 29, 2019

Cosa è il Mes e perché le nuove regole europee generano una rissa tutta italiana?

Mes è una sigla incomprensibile, totalmente oscura se pronunciata in velocità nei notiziari radio e tv o nei dibattiti. Sta per Meccanismo Europeo di Stabilità – European Stability Mechanism. Tende a prevenire e gestire le crisi internazionali che possono nascere nel debito incontrollato di uno Stato e trasferirsi alle banche. O anche viceversa.

Il rischio di default può determinare sfiducia e vendite di titoli pubblici (ad esempio i Btp, i Buoni del Tesoro Poliennali) in mano a istituzioni finanziarie (banche assicurazioni, fondi pensione) fino a mandarle a terra. Ma anche una grande crisi bancaria necessita di un sostegno pubblico immediato per non bruciare denaro dei risparmiatori. Creare fondi di tutela dei depositanti, di sostegno fra banche e fra Stati è già un modo per prevedere l’imprevedibile.

Il Mes, o Fondo salva-Stati, è in vigore dal 2012 e la tensione di questi giorni è legata alla ridefinizione dei suoi meccanismi. Sono gli Stati Ue che mettono in un grande cassetto comune tanti miliardi di euro per gestire eventuali crisi. Come se in un grande condominio si mettessero in una cassaforte dei soldi, sulla base della forza economica di ogni singolo condomino, per evitare che una crisi improvvisa di uno o più residenti metta a repentaglio – con mancati pagamenti – il funzionamento dello stesso stabile. Con il Mes si possono raccogliere fino a 700 miliardi. Per 55 miliardi possono essere utilizzati in un Fondo di risoluzione unico destinato alle banche in difficoltà, proprio per evitare il contagio banche-Stato oltre che Stato-banche.

I soldi possono essere messi a disposizione post-crisi ma, meglio ancora,  pre-crisi con formule precauzionali. Sapere che c’è un Fondo disponibile evita in parte l’effetto panico. È un meccanismo assicurativo.

Il testo è stato elaborato e rivisto in questi mesi fra il primo e il secondo Governo Conte. Ci sono dei passaggi delicati: l’ombrello protettivo richiede che i Paesi (non solo l’Italia ma anche altri nove) mostrino la volontà di rientrare nei parametri di Maastricht (debito,deficit e altro). E’ quindi una pressione verso i “condomini” per imboccare vie virtuose. Per avere denaro d’emergenza ci deve essere un parere degli altri residenti che avverrebbe ora in forma semplificata.

Sostanzialmente la crisi di questi giorni nasce dall’interpretazione di accordo raggiunto e firmato da parte del Governo italiano o la modificabilità ulteriore del testo europeo sulla base di una nuova valutazione del Parlamento italiano. Ridiscutere – secondo Premier e ministro dell’Economia, più tiepida l’area 5Stelle – vuol dire mostrare un’Italia sempre indecisa a tutto.

Per l’opposizione quello di dare tutto per definito è un colpo di mano antidemocratico, si chiede al Presidente della Repubblica di intervenire. In sostanza di non far mettere l’ultima firma al Governo. Volano gli stracci e le querele.  

Giuseppe Conte riferirà lunedì 2 dicembre alle 13 alla Camera. Il 10 Conte replicherà al Senato in vista del vertice a Bruxelles del 12-13 dicembre. Che potrà slittare? Se accadrà per problemi interni italiani sarà una prova non bellissima per il nostro Esecutivo e potrebbe disturbare coloro che dall’estero investono sui titoli tricolore.

“L’unica cosa che danneggia l’Italia – ha dichiarato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri – sono le polemiche pretestuose della Lega e dei suoi alleati. Si sono disinteressati completamente di cose che oggi descrivono come sciagure”. Il Mes è un argomento non popolare, forse pretestuoso per alzare lo scontro in vista delle elezioni regionali di gennaio che aggiungerà altri temi di maggiore impatto sull’opinione pubblica. Non per questo da sottovalutare perchè è in gioco la credibilità del nuovo Governo agli occhi europei, la maggioranza trovata dopo il colpo di scena estivo.