• on ottobre 31, 2019

Corridoi umanitari: arrivate 51 persone dal Corno d’Africa, tutti ricongiungimenti familiari

Jay, 28 anni, ha un rosa rossa in mano che racchiude tutte le sue emozioni, pronte ad esplodere in una gioia senza confini. Un cespuglio di capelli ricci neri come l’ebano su un corpo sottile come lo stelo di quella rosa. Aspetta Helen, la sua fidanzata, anche lei eritrea. Non la vede da più di un anno, da quando erano insieme ad Addis Abeba. Mentre la riabbraccia, appena entrata all’aeroporto di Fiumicino grazie ai corridoi umanitari, la rosa rossa cade in terra, dimenticata sul pavimento azzurro. I due si confondono in un unico abbraccio. La commozione è forte. Sono lacrime di gioia, sorrisi, carezze, emozioni trattenute a lungo divenute ora finalmente realtà. Un momento che, dopo tanto dolore, resterà per sempre nella loro memoria.

C’è Sannait, 35 anni. I suoi capelli lunghi, lisciati la fanno assomigliare più ad una latinoamericana che ad una eritrea. Oggi ha potuto riabbracciare la sorella che non vedeva da 8 anni. L’altra faccia della medaglia è Janeth, arrivata dal mare 11 anni fa, vive a Roma e fa la domestica. Il suo pianto è un misto di felicità e tristezza perché oggi ha ritrovato il cognato e la nipotina di 7 anni e mezzo ma non la sorella, morta di tumore un anno fa. Storie belle, uniche come lo è ogni vicenda umana. È il miracolo dei ricongiungimenti familiari, oggi resi possibili grazie alla prima ondata del secondo Protocollo d’intesa con lo Stato italiano, firmato il 3 maggio dalla Cei (che agisce tramite Caritas italiana e Fondazione Migrantes) e dalla Comunità di Sant’Egidio. Un accordo, il secondo, che prevede l’arrivo di 600 persone nei prossimi due anni. Col primo protocollo, infatti, sono giunte in Italia, accolti in strutture protette, già 500 persone, molte delle quali ritrovando i loro cari dopo anni di separazione forzata. Quelli di oggi sono atterrati all’alba a Roma con un volo dall’Etiopia: un gruppo di 51 persone, tra cui 14 bambini, composto da 8 somali, 2 sudanesi e 41 eritrei. Sorelle, fratelli, mariti, mogli, figli, nipoti di altri già residenti in Italia da tempo, tutti in attesa di questo abbraccio. Roma, Bologna, Firenze, Genova, Gubbio, Martina Franca, Milano e Padova le loro città di destinazioni. Saranno ospitati in appartamenti di privati e istituti religiosi, associazioni e parrocchie della rete di supporto della Comunità di Sant’Egidio. Frequenteranno corsi di italiano e saranno seguiti da famiglie italiane nel percorso di integrazione sociale. Un progetto a tutto tondo finanziato interamente dall’otto per mille della Cei e da fondi raccolti tra le realtà coinvolte.

Quella dei corridoi umanitari resta l’unica via percorribile per evitare tragedie ma anche per programmare e gestire al meglio il fenomeno migratorio.

Una via che a tutt’oggi, seppur con diversi protocolli, ha permesso o circa 2.800 persone di entrare in Europa.



(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Caritas, “non barattare interesse di parte con diritti”. “Sento di unire le mie lacrime e quelle della Chiesa italiana alle vostre lacrime di gioia”, ha detto mons. Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, durante la conferenza stampa di benvenuto. “Siete qui per testimoniare, a chi non vuole capire, – ha proseguito – che ci sono milioni di persone nel mondo che hanno bisogno di sicurezza e protezione. Per questo – ha aggiunto – il mio pensiero va alle migliaia di persone rinchiuse nelle carceri libiche, insieme ad una preghiera per chi ha perso la vita in mare”. Al termine del suo saluto, mons. Soddu ha poi lanciato un appello a chi ha responsabilità governative: “Non si può barattare l’interesse di parte – ha detto – con la tutela dei diritti umani”.



Le difficoltà dei ricongiungimenti. “Oggi per voi inizia una nuova vita con i vostri familiari, dopo tanti anni di separazione”, ha esordito Daniela Pompei, della Comunità di Sant’Egidio. “Spesso le leggi europee sono restrittive sui temi del ricongiungimento familiare e non è stato facile. Speriamo che tanti Paesi europei aprano questa via legale e umana che fa arrivare le persone sorridenti e in sicurezza”.

A dare il benvenuto in Italia anche i rappresentanti delle istituzioni: il prefetto Michela Lattarulo del ministero dell’Interno e Luigi Vignali, del ministero degli Affari esteri. “Ho partecipato a molti arrivi di corridoi umanitari – ha ammesso commosso Vignali – e ogni volta mi emoziono quando incontro persone felici a cui abbiamo dato una nuova speranza di futuro. I corridoi umanitari sono un’ottima soluzione, e vogliamo replicarli, portando quelli che hanno bisogno di essere protetti e promuovendoli anche in Europa. Ma non c’è dubbio – ha quindi concluso – che l’Italia non può essere e restare l’unica porta d’ingresso”.