• on febbraio 15, 2021

Coronavirus Covid-19. Villani (Sip): “Variante inglese non colpisce di più i bambini”

Più che da quella inglese, si dice preoccupato dalle “varianti umane”. Da chi non rispetta le regole anti contagio. Al Sir Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria (Sip), responsabile del reparto di Pediatria generale e Malattie infettive dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma e membro del Comitato tecnico scientifico (Cts), spiega come non ci sia un rischio di diffusione maggiore della variante inglese nell’età evolutiva. Ma osserva: “Per una ragione numerica, più il virus si diffonde e più c’è la possibilità che raggiunga le fasce giovanili della popolazione”.

Professore perché la variante inglese sembra sia molto diffusa fra i bambini?

La variante inglese ha una capacità di diffusione indubbiamente maggiore rispetto al Sars-CoV-2 che abbiamo osservato finora. Questa capacità però non è mirata esclusivamente verso l’età evolutiva ma verso tutte le fasce d’età. Già il Sars-Cov2 è un virus che si diffonde facilmente, questa variante lo fa ancora più rapidamente. Per una ragione numerica, più si diffonde e più c’è la possibilità che raggiunga le fasce di età più giovanili della popolazione. In Italia abbiamo contato 5mila casi fra i bambini durante il lockdown, vale a dire fino a maggio scorso. Adesso i casi sono centinaia di migliaia perché il virus si diffonde e abbiamo una maggiore capacità diagnostica. Prima facevamo raramente dei test fra i bambini, ora ne facciamo di più.

Oggettivamente, come gli adulti, i bambini sono più suscettibili alla variante inglese.

Il coordinatore del Cts Agostino Miozzo ha detto che sarà necessario chiudere le scuole se anche nel nostro Paese si evidenzierà che ragazzi e bambini sono portatori della variante inglese.

L’Italia secondo me può essere veramente orgogliosa perché si procede con estrema attenzione. La cabina di regia effettua un monitoraggio continuo della situazione. Al momento non c’è nessuna evidenza che ci possa far ritenere la variante inglese un pericolo per quanto riguarda la gestione delle situazioni in ambito scolastico. Con la variante inglese valgono le stesse regole: se si lavano le mani, si indossa la mascherina e si rispettano le distanze non ci sono rischi maggiori. Chiaramente più si diffonde il virus, più c’è il rischio che la scuola ne risenta. La conseguenza è più indiretta che diretta. La scuola italiana sconta il fatto che più della metà degli edifici risalga a prima della nascita della Repubblica. La pandemia dovrebbe far comprendere a tutti l’importanza della formazione per mettere mano all’edilizia scolastica con degli investimenti importanti. Le aule sono piccole e sovraffollate, se ci fossero state condizioni diverse avremmo avuto una frequenza regolare.

Il vaccino AstraZeneca che dovrebbero fare gli insegnanti è efficace contro la variante inglese?

Al momento tutti i vaccini sono efficaci. È bene ricordare che per quanto riguarda i vaccini basati sull’uso dell’mRna, la tecnologia rende possibile in tempi brevi rimodularli.

Quale sintomatologia è stata riscontrata finora fra i bambini affetti da variante inglese?

Non cambia assolutamente nulla. Il virus è a maggiore capacità infettante ma per quanto riguarda i bambini la sintomatologia resta la stessa: la gran parte o è asintomatica o ha sintomi lievi. È sempre eccezionale il caso di un bambino che abbia sintomi più importanti. Ma più si diffonde il virus più c’è la possibilità che qualcuno abbia conseguenze maggiori.

Che effetti vede nei bambini a un anno dall’inizio della pandemia?

Ormai da mesi faccio presente che il Covid sull’età evolutiva abbia fatto più danni indiretti che diretti.

Da un punto di vista clinico, la cosa più rilevante è la forma infiammatoria sistemica, la cosiddetta Misc, che colpisce i soggetti nella fase pre-adolescenziale. I numeri però sono nell’ordine di decine. Sono l’assenza di sport e la socialità limitata ad aver creato dei problemi. Su questo non c’è stata abbastanza attenzione. Il programma della Rai, “Diario di casa”, a cui aveva collaborato anche la Sip, che ha avuto una buona audience, ha contribuito a fare un’informazione corretta e a far partecipi i familiari, visto l’orario e la continuità con il Tg1. Secondo me andava mantenuta la trasmissione, in quella fascia oraria, su quel canale. L’attenzione all’infanzia si manifesta anche in questo modo. Molti trascurano che stiamo vivendo una situazione impegnativa, paragonabile a una guerra.

Ha paura della terza ondata di contagi prevista da alcuni a fine mese?

Veramente non mi sono accorto che sia ancora finita la prima. C’è un fraintendimento purtroppo. Sono molto preoccupato dalle “varianti umane”.

La vera variante che determina i problemi è provocata da chi non rispetta le regole.

Se ci sono assembramenti e comportamenti non rispettosi delle regole dopo tre-quattro settimane aumentano i casi. Dopo altre due settimane aumentano i posti letto in terapia intensiva e dopo altre due settimane cresce il numero dei morti. Come Società italiana di pediatria ci siamo battuti molto non solo per l’educazione civica ma anche per l’educazione sanitaria nelle scuole. L’attività di informazione e sensibilizzazione fatta in questi mesi dai medici e dai giornalisti sarebbe molto più agevole se la popolazione fosse culturalmente formata ai temi della sanità pubblica.