• on febbraio 13, 2021

Coronavirus Covid-19. Umbria regione ad “alto rischio”, in arrivo risorse umane ed economiche. La Chiesa c’è

L’Umbria resta formalmente in zona arancione, anche se di arancione c’è ben poco: confermata dalla Regione infatti la “sottozona rossa” per la provincia di Perugia e per i comuni di Amelia e San Venanzo. Tornano in arancione, invece, Lugnano in Teverina, Attigliano, Calvi dell’Umbria e Montegabbione, anche dopo le proteste dei sindaci contro l’ordinanza precedente della Regione giudicata troppo pesante in relazione ai casi di Covid nei piccoli comuni.

Nonostante il “mantenimento della categoria”, i numeri raccontano una realtà certamente difficile:

l’Umbria infatti si conferma tra le Regioni con l’Rt più alto d’Italia (1,07 l’ultimo rilevamento, con un intervallo che va dallo 0,92 all’1,22).

A preoccupare è soprattutto il tasso di saturazione degli ospedali: sono occupati 84 posti in terapia intensiva sui 130 disponibili, cioè il 64,62% del totale. La soglia considerata “di rischio” è fissata al 30%. Servono posti (in allestimento soprattutto grazie agli ospedali da campo come quello ultimato la scorsa settimana fuori dal nosocomio perugino) e risorse umane: in questo senso a venire incontro è stata la Protezione Civile, con un bando per 496 posti tra personale medico, infermieristico e socio-sanitario.

Non va meglio sul fronte dei contagi: solo nelle ultime 24 ore si sono registrati 494 nuovi casi e 12 morti (le vittime sono 884 dall’inizio della pandemia, ma erano 85 a inizio ottobre). Gli attualmente positivi ormai sfiorano quota ottomila e anche l’incidenza sulla popolazione ha superato il livello di guardia, fissato a 250, e attestandosi sui 283,28 casi per 100mila abitanti. Per chiudere, anche l’ultimo aggiornamento fornito dall’Istituto superiore di sanità bolla l’Umbria come regione “a rischio alto”, l’unica insieme alla Provincia autonoma di Bolzano. Criticità rilevate anche sul fronte dei vaccini: ieri sono partite le prenotazioni per gli ultraottantenni, le prime dosi saranno somministrate a partire dal 15 febbraio. Ma, come denuncia l’assessore alla Sanità Luca Coletto, la carenza di fiale rischia di rallentare il tutto. Al momento ci sono circa 9mila dosi di vaccino per 80mila anziani: l’assessore non ha escluso di tentare di recuperare i vaccini “al di fuori della gestione governativa”. La presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, aveva chiesto 50mila dosi aggiuntive al commissario Domenico Arcuri, dal quale però “non sono arrivate risposte”.

Novità importanti invece arrivano sul fronte dei provvedimenti economici: oltre alla richiesta fatta al neonato governo Draghi di accelerare sui ristori per le imprese (l’Umbria ha chiesto 10 milioni di euro),

la Giunta regionale ha stanziato 3 milioni per finanziare un bonus baby-sitter pensato per le famiglie che nei giorni di zona rossa sono costrette a tenere i figli a casa.

Un assegno di 400 euro per chi ha figli di età inferiore ai 12 anni, più altri 100 euro per ogni figlio a carico. Il beneficio sarà riservato ai nuclei familiari con Isee fino a 50mila euro e in cui tutti e due i genitori siano impegnati in attività lavorativa.

In questo contesto in quotidiano aggiornamento, allora, non sorprende il comportamento prudente delle Chiese umbre. Come a Perugia, dove la celebrazione per la Giornata mondiale del malato è stata rinviata da domenica 21 febbraio ai primi di aprile, come annunciato dal card. Gualtiero Bassetti. Numeri contingentati e prenotazione obbligatoria alle celebrazioni per San Valentino, patrono di Terni e protettore degli innamorati, con le varie liturgie di questi giorni da seguire attraverso le dirette sui social media per i tanti che non riescono ad accedere. Ancora, la diocesi di Gubbio ha comunicato la sospensione di iniziative e incontri in presenza, oltre alla chiusura al pubblico degli uffici di Curia e dei centri di ascolto Caritas, diocesani e parrocchiali, che resteranno comunque raggiungibili tramite telefono o mail. A Nocera Umbra (diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino), piccolo strappo al cerimoniale in occasione della celebrazione del patrono San Rinaldo: il vescovo Domenico Sorrentino ha ritenuto più prudente non andare fisicamente nella concattedrale di Santa Maria Assunta, in quanto reduce da una visita pastorale che gli ha comportato contatti con molte persone. Anche questa è pandemia.