• on novembre 6, 2020

Coronavirus Covid-19. Conversano (epidemiologo): “I comportamenti individuali sono determinanti”

Ora o mai più. Le misure contenute nell’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei ministri per fronteggiare l’emergenza sanitaria entrano in vigore da oggi. Le Regioni a più alto rischio tornano a un lockdown, in parte attenuato. “Sono azioni che servono a mitigare e non a contenere perché purtroppo il contagio è già molto diffuso”, commenta Michele Conversano, igienista, presidente del Comitato tecnico-scientifico di HappyAgeing, l’Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, e docente in vari atenei, fra cui la Sapienza di Roma e l’Università di Bari. “Nessuno ha una sfera di cristallo, non sappiamo se la curva scenderà nelle prossime settimane – dice al Sir -. Oggi il virus sta circolando in maniera massiva. È necessario ridurre le possibilità di contagio”.

Da quasi una settimana in Puglia tutti gli studenti sono a casa per decisione del presidente Michele Emiliano. “Suggerirei a tutte le Regioni di valutare attentamente questa ipotesi”, commenta Conversano che ricorda: “Nelle azioni di prevenzione non è solo importante il tipo di azione ma il tempo in cui si attua perciò sono assolutamente d’accordo nel chiudere le scuole come è avvenuto in Puglia perché, come tutti i virus respiratori, anche il Covid-19 circola quasi sempre senza sintomi nelle popolazioni più giovani”.

Negli ultimi giorni ha sollevato qualche sollievo il lieve calo dell’indice di contagio Rt a Milano. È un segnale, “ma attenzione – avverte -, anche l’esecuzione dei tamponi varia di giorno in giorno”. A preoccupare l’esperto di Sanità pubblica è la grande percentuale di positività al Covid-19 fra le persone che hanno sintomi come tosse, febbre e raffreddore. “In questo periodo non stanno circolando altri particolari patogeni respiratori. Ecco perché – afferma – isolare a casa i sintomatici e i conviventi, a prescindere dall’esecuzione del tampone, è una delle azioni più importanti da fare. In un contesto in cui le Regioni hanno difficoltà a offrire il tampone a tutti, si può creare la condizione per cui il sintomatico resta a casa mentre i conviventi, probabilmente anche loro contagiati, continuano a circolare. Le Regioni che non riescono a fare i tamponi tempestivamente probabilmente dovrebbero isolare l’intera famiglia”.

Proprio per i ritardi nell’effettuare i tamponi, chi è stato a contatto stretto con un soggetto positivo ed è asintomatico preferisce isolarsi e uscire passati 14 giorni senza sottoporsi al test, così come prevedono le regole al momento. “Questo però – continua Conversano – rischia di sottovalutare il possibile contagio con i conviventi che comunque continuano a circolare. Con questi numeri è molto difficile tenere un adeguato tracciamento. Ecco perché torniamo a dire che i nostri comportamenti individuali sono determinanti a prescindere dalle azioni delle autorità.

Se arriveremo al lockdown lo avremo scelto noi, anche se è amaro dirlo”.

E l’ipotesi di imporre una settimana al mese di chiusura totale, lanciata dall’immunologa Antonella Viola? “È la tecnica dello stop and go – risponde Conversano -: per cercare di abbassare la curva dei contagi si chiude tutto. Meglio due settimane, può servire a ridurre la catena e decongestionare le terapie intensive”.

Riguardo all’idea di chiudere solo gli anziani in casa, avanzata da uno studio dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) l’epidemiologo commenta: “La proposta non ha fondamento scientifico. Inoltre eticamente è scorrettissima. Sarebbe come dire per evitare gli incidenti stradali non facciamo guidare i neopatentati. Gli anziani, oltre a essere una risorsa a supporto delle famiglie, già oggi soffrono di mancanza di cura e assistenza, isolarli sarebbe ancora peggio”.

Nel mese di ottobre, HappyAgeing ha presentato un position paper sulla vaccinazione dell’anziano in questa stagione così particolare. “Non ci interessa entrare nella polemica della distribuzione ma certo è, e lo avevamo detto già prima dell’estate, che era necessario muoversi per tempo per assicurarsi un numero di dosi adeguato alle maggiori necessità di questo autunno. La programmazione è fondamentale per un prodotto che si fa mesi prima. Per ora l’influenza non è arrivata, lo sarà a dicembre quindi abbiamo tempo per vaccinare”. E a dicembre ci sarà la circolazione dell’influenza oltre al Covid-19: “Se non avremo abbassato la curva del contagio la situazione potrebbe essere davvero difficile”.