• on settembre 3, 2021

Congresso eucaristico internazionale. Card. Erdő: “Dal Papa l’incoraggiamento a dare vita a forme di fratellanza vissuta”

“Stiamo lavorando. Sono arrivati già i primi ospiti. Dal 2 al 5 settembre, si sta svolgendo il simposio teologico. C’è un clima di grande attesa anche perché questo evento è stato preparato da anni ed è stato posticipato a causa della pandemia. Per questo, molti si aspettano una bella festa”. Raggiunto telefonicamente dal Sir, è il cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e primate della Chiesa cattolica di Ungheria, a descriverci il clima che si respira in città alla vigilia del Congresso eucaristico internazionale che si terrà a Budapest dal 5 al 12 settembre. L’evento era in programma per il settembre 2020 ma il dilagare della pandemia ha costretto gli organizzatori a rinviarlo di un anno. Con la diminuzione dei casi della malattia del Coronavirus nella regione e con il continuo aumento del numero dei vaccinati, sabato 5 settembre il Congresso finalmente avrà inizio e si aprirà solennemente in Piazza degli Eroi, con una celebrazione che sarà presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco, alla presenza anche di ospiti ecumenici. Dal 6 al 10 settembre – ci spiega il cardinale Erdő – il luogo primario degli eventi sarà l’HungExpo di Pest dove sono state allestite esposizioni e mostre speciali. “Ogni mattina ci sarà un ricco programma con testimonianze, relazioni, messe e nel pomeriggio ci saranno proposte culturali”. Sabato 11 settembre nella suggestiva “Isola Margherita” sul fiume Danubio, si svolgerà il “Festival delle famiglie”. Poi nel pomeriggio, in Piazza Kossuth, il card. Péter Erdő celebrerà la santa messa seguita da una processione fiaccolata fino alla Piazza degli Eroi. “Sarà presente come ospite ecumenico anche il Patriarca Bartolomeo che farà anche un saluto”, anticipa il cardinale. “Nell’anno 2000 – spiega – è stato il Patriarca a canonizzare il nostro primo Re cristiano Santo Stefano anche per la chiesa ortodossa. Santo Stefano è morto nel 1038 quando la Chiesa d’Oriente e la Chiesa d’Occidente erano ancora unite. Rappresenta pertanto un segno ecumenico molto bello. Domenica 12 settembre, poi aspettiamo il Santo Padre”.

Che “Paese” si ritroveranno i partecipanti e papa Francesco?

Il nostro Paese si sta risvegliando dopo un anno e mezzo di epidemia durante il quale molte attività hanno dovuto fermarsi. Adesso la vita riprende, ricomincia anche l’insegnamento nelle scuole e finalmente i bambini possono ritornare nelle classi e incontrare i loro compagni. Insomma, stiamo lentamente ritornando alla normalità anche se ci sono ancora delle preoccupazioni per la cosiddetta della quarta ondata. Una parte abbastanza grande della popolazione è stata vaccinata e quindi si spera che questa prossima ondata non sia così forte.

Quale messaggio quindi, in questo particolare e difficile momento storico per l’Europa e per il mondo, può dare un Congresso Eucaristico?

Non siamo soli. Dio ha creato il mondo e guarda al mondo con infinito amore. Ma proprio perché il mondo è così prezioso, l’uomo deve rispettare il creato. Come dice il Santo Padre nella Enciclica Laudato Si’, la fede chiama anche alla responsabilità per l’ambiente. L’altro messaggio che vuole emergere da questo congresso è che l’umanità ha uno scopo, non vive senza senso e senza contenuto. C’è un progetto di Dio per ciascuno e per tutti e questo progetto è benevolo. Dio vuole che siamo felici. Siamo stati creati per la vita eterna e per la felicità. In questo cammino nella storia e anche nella nostra vita personale, Gesù è con noi. E questo, per noi cattolici, si manifesta visibilmente nella adorazione e nella celebrazione eucaristica.

Il mondo sta gridando. Conflitti antichi e nuovi stanno mettendo a dura prova intere popolazioni. Dal Myanmar all’Afghanistan. Molti rappresentanti delle Chiese di questi paesi feriti saranno presenti in questi giorni a Budapest. Quale responsabilità ha la ricca Europa nei confronti di queste aree di conflitto e di sofferenza?

L’Europa è diversamente ricca. Dai Balcani all’Irlanda, ci sono differenze notevoli. Eppure, l’Europa sembra in grado di aiutare molti paesi dove ci sono i conflitti e povertà. Anche la piccola Chiesa in Ungheria sta cercando di aiutare la Nigeria, Nazione dove la popolazione sta combattendo contro siccità e malattie, dove la minoranza cristiana è minacciata. Abbiamo sostenuto in questi anni una diocesi dove c’era il pericolo reale di una carestia che rendeva molto difficile se non impossibile la coltivazione delle terre. Abbiamo inviato aiuti e la risposta dei nostri fedeli è stata ampia, immediata, generosa. Penso quindi ci sia una responsabilità di giustizia internazionale. Ma oggi c’è un’altra minaccia. Soltanto il 7% della popolazione nigeriana ha ricevuto il vaccino. C’è bisogno di una solidarietà internazionale anche per una distribuzione equa dei vaccini. Anche in questo ambito, l’Europa può aiutare, mettendo in campo una nuova generosità. Gli specialisti dell’economia ci stanno dicendo che se lasciamo indietro e per lungo tempo i paesi in via di sviluppo nel pericolo di questa epidemia, anche per il mondo cosiddetto ricco, ci potranno essere conseguenze di perdite economiche. La solidarietà è quindi doverosa sotto ogni aspetto.

Papa Francesco arriverà il 12 settembre per la celebrazione della Messa conclusiva. Quale “parola” si attende la gente dal Santo Padre?

Sicuramente parlerà di Cristo eucaristico, di questo grande mistero che è al centro della nostra fede e della nostra vita. Parlerà anche della responsabilità di lavorare per una rinascita della Chiesa e della disponibilità a dare vita a forme di fratellanza vissuta, alla luce anche delle sfide di cui abbiamo parlato prima. Sono convinto che il Santo Padre possa portare in questo senso un grande incoraggiamento.

Ma in un mondo secolarizzato, che fa fatica a credere in Dio, come raggiungere i cuori della gente?

Tutti hanno sete e fame dell’incontro con Gesù. Questo era chiaro anche quando durante il lockdown, le liturgie non potevano essere celebrate pubblicamente. È in Gesù che si può realizzare pienamente la nostra rinascita. Gesù è sempre giovane. È lui che ci rende giovani anche come comunità, anche come Chiesa. Non bisogna avere paura se in certi periodi della storia, sembra che siamo fisicamente deboli. Nei paesi ex comunisti, noi abbiamo fatto l’esperienza di estrema debolezza ma per grazia di Dio, è arrivata la possibilità di rinascita. C’è sempre quindi una possibilità. Ma la possibilità chiede responsabilità. Chiediamo allora la forza di rispondere alle sfide.