• on settembre 9, 2021

Congresso Eucaristico Internazionale. Bagnasco e Hollerich: l’Europa chiamata ad essere “patrimonio e dono per il mondo intero”

“Il nostro amato Continente ha bisogno di ritrovare se stesso” e “riconciliarsi con la sua storia”. “Ne ha bisogno anche l’umanità che guarda all’Europa come alla terra dove il Vangelo ha fatto sintesi di diverse culture, giungendo ad una visione altissima della dignità umana e del diritto, visione che è patrimonio e dono non solo per l’Europa ma per il mondo intero”. Si parla di Europa e della sua vocazione nel mondo al Congresso eucaristico Internazionale di Budapest e ad animare il dibattito sono il card. Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e il card. Jean-Claude Hollerich, presidente dei vescovi Ue (Comece). Emerge il quadro di un’Europa – dice Bagnasco – alle prese con un secolarismo che ha tolto ai cristiani la gioia della fede, dando l’impressione di una “stanchezza interiore” e “sfiducia di fondo”. Un’Europa – ribatte il card. Hollerich – attraversata da varie crisi, che tenta di risolverle imponendo “una stessa ideologia per tutti”, mettendo così a rischio l’essenza stessa del progetto Europa che sorge sul “motto, unità nella diversità”.

Nel mondo contemporaneo – ha osservato il cardinale Bagnasco – si è insinuato il sospetto di una pretesa cristiana verso la società civile, come se in tema di democrazia, di giustizia, di diritti, di pace, di economia, ecc, il Vangelo non avesse nulla da dire”. Al riguardo, il presidente del Ccee, fa tre considerazioni. La prima è che “ogni credente, di qualunque credo, ha diritto di partecipare al dibattito pubblico”. Nella seconda, il cardinale ricorda che “il Vangelo contiene sia verità soprannaturali che realtà naturali”. Nella terza, si invita i cristiani a difendere e promuovere nella vita pubblica non solo i valori che sono un bene per l’umanità, ma anche “il loro fondamento, senza il quale la casa è come costruita sulla sabbia”. Bagnasco dà un’indicazione di fondo: non mettere a tacere nessuna pagina del Vangelo, “scegliendo ciò che suona più appetibile al sentire comune. Sarebbe ridurlo a un insieme di esortazioni edificanti che restano esterne alla vita perché non trasformano il cuore, un codice del buon vivere, un manuale di filantropia”.

Nel suo intervento, il cardinale Jean-Claude Hollerich ha parlato di un’Europa attraversata da tre crisi. “In primo luogo – dice – c’è la crisi migratoria, causata da persone, da fratelli e sorelle, che arrivano alle nostre frontiere sfuggendo da situazioni spesso per noi inimmaginabili, da guerre, persecuzioni, violenze e fame. Vengono e bussano alla nostra porta cercando un futuro migliore, un futuro di vita per loro e le loro famiglie; ma cosa trovano? Un’Europa chiusa e paurosa di perdere non si sa quale identità; un’Europa egoista che vuole mantenere il suo benessere, il suo tenore di vita, anche a scapito di altri; un’Europa che, in fondo, non riconosce in queste persone dei fratelli e delle sorelle. Un’Europa, in fin dei conti, che non vuole spezzare con loro il pane della fraternità e chiude le porte del cenacolo per paura”. Il cardinale lancia poi un appello alla Conferenza sul clima di Glasgow (Cop26) che affronterà la crisi ecologica e dalla quale si attende un “impegno chiaro da parte dei paesi per la sostenibilità e il futuro della nostra casa comune, anche per rispetto delle generazioni future”. Parlando poi della crisi d’identità che attraversa oggi l’Europa, il cardinale mette in guardia le istituzioni europee dal rischio di “imporre una stessa ideologia a tutti”. E spiega: “Oggi alcuni leader europei dicono apertamente che o si ammette l’ideologia gender e il suo modo di intendere l’essere umano, legato secondo loro in modo inscindibile con i diritti della comunità Lgtb, o non si può fare più parte dell’Unione Europea. Questo non è accettabile e va contro la stessa idea di rispetto per le diverse culture, di unità nella diversità, che sta alla radice dell’Unione europea”. “Non credo – ha quindi concluso Hollerich – che la soluzione sia entrare nella logica degli schieramenti, del noi contro loro, dei cristiani contro i laicisti, dei pro-life contro i difensori della cultura di morte, ma nel diventare una Chiesa più autentica, più fraterna, più accogliente, più misericordiosa, più aperta a chi cerca aiuto e a chi ci troviamo ai bordi del nostro cammino, anche se appartiene a un popolo diverso”.