• on marzo 4, 2022

Conflitto e rincari. Truzzi (Assoutenti): “Effetti economici per tutto il 2022”. Stangata da 1.750 euro annui per famiglia

Tra le ripercussioni che il conflitto tra Russia e Ucraina ha scatenato ci sono anche quelle sulle tasche degli italiani, per via dei rincari che dalla pasta al pane, dalle bollette di luce e gas alla benzina già si stanno registrando nel nostro Paese. Nei giorni scorsi Assoutenti, realtà che da 40 anni è impegnata per tutelare e promuovere i diritti fondamentali dei consumatori, ha quantificato l’impatto dei rincari pari a 1.751 euro annui per la famiglia “tipo”. Ovviamente va considerato che le ricadute dell’invasione russa si sommano ad un’inflazione che, a febbraio, l’Istat ha stimato pari al +5,7%. In questo solco, secondo l’associazione,

i prezzi al dettaglio di una moltitudine di prodotti potrebbero subire nel breve termine rincari tra il 15% e il 30%.

A “schizzare alle stelle” sarebbero, per esempio, il prezzo della pasta, che già a gennaio ha subito un rincaro del +12,5% e che potrebbe arrivare a quasi un terzo in più rispetto allo scorso anno; quello del pane, già cresciuto del +3,7% nel primo mese dell’anno, potrebbe toccare un +10%; ma anche biscotti, dolciumi e prodotti derivati rischiano di dover essere pagati di più rispetto a qualche tempo fa.
Ad una settimana dall’invasione russa dell’Ucraina in molti sono al lavoro per capire se ci siano già state ricadute significative sui prezzi e, quindi, nelle tasche degli italiani. “Non c’è dubbio che ci sia già stato un impatto”, spiega il presidente di Assoutenti, Furio Truzzi. “La gravità della situazione è evidente a tutti. E si tratta anche di una situazione complessa”. Il primo fattore è dato dalla “questione energetica” che, precisa Truzzi, “era già emersa prima dello scoppio del conflitto, certamente ora ci sarà una spinta al rialzo”. Si tratta di “un argomento molto delicato – prosegue – perché si presta ad una forzatura di tipo speculativo” considerato che il prezzo unico nazionale dell’energia (Pun) è balzato, nel giorno dell’invasione russa, a quota 284,29 €/MWh, contro i 218 €/MWh della mattina. “Il Pun si trasforma nel prezzo di tutta l’energia prodotta, non solo quella dall’Ucraina o dalla Siberia, ma anche da noi con le energie rinnovabili, il gas domestico, il petrolio…”. “Spiace rilevare che molte di queste imprese, le più grosse, sono aziende di Stato o di proprietà dei Comuni”, e aggiunge:

“Quello che noi consumatori temiamo è che il conflitto in Ucraina venga utilizzato come pretesto per sostenere un meccanismo di prezzo del gas che non ha ragione di esistere”.

Secondo Truzzi, “va studiato un sistema di calcolo di prezzo più aderente ai costi di produzione”, “spalmando gli extraprofitti in 10 anni”; una soluzione attraverso cui “le bollette verrebbero dimezzate”.
Non va meglio sul fronte dei carburanti. “L’aspetto più preoccupante”, spiega il presidente di Assoutenti, “è la speculazione nell’oscillazione di prezzo che non trova relazione temporale con il prezzo alla pompa”. Il barile di petrolio costava meno di 100 dollari il 23 febbraio, nell’ultima settimana è arrivato a sfiorare i 120. Ma “il barile prima di diventare benzina fa un processo lungo, il petrolio viene trasportato e raffinato…”. In alcune stazioni di servizio, ha rilevato l’associazione, si è registrato il record di 2,111 euro al litro per il servito; un litro di verde è arrivato a costare il 21,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2021, il gasolio addirittura il 23,6% in più. C’è anche un altro elemento che va considerato: “Siamo passati da un sistema di calcolo dei prezzi dell’energia nel quale il prezzo lo faceva il petrolio, riflettendosi su quello del gas, a quello attuale in cui il prezzo lo fa il gas. Un mercato di prezzo alto del gas oggi provoca una spinta a risalire sul petrolio, con grave danno per chi, per esempio, si muove nell’autotrasporto”. Truzzi condivide la proposta del viceministro Gilberto Pichetto Fratin di una “sterilizzazione dell’Iva” sul petrolio, “una misura da prendere non domani ma già l’altroieri”.
Infine,

“per quanto riguarda i generi alimentari, soprattutto quelli di prima necessità come la farina in tutta le sue modalità, stiamo assistendo ad una nuova fiammata che, peraltro, era già in corso e che la guerra ha aggravato visto che l’Ucraina produce una significativa quantità di grano”.

Per il presidente di Assoutenti,

“lo Stato dovrebbe bloccare la speculazione”

che anche in questi ultimi giorni si è registrata. Prendendo in considerazione altri generi alimentari, l’associazione ha rilevato a febbraio un aumento dei prezzi del 6,8% per la frutta fresca e del 16,8% per la verdura mentre il costo delle patate è cresciuto del 4,2% in un anno. Anche per questo, “bisogna valutare di realizzare un paniere di alcuni generi di prima necessità, con prezzi calmierati”. “Questa – spiega – al momento mi sembra la proposta più operativa per andare incontro a quelle fasce di popolazione che non riescono più a farcela” considerati i rincari su molti fronti.

“Il Governo adotti dei provvedimenti di calmieramento di alcuni generi di prima necessità al fine di tutelare i consumatori, quindi le famiglie, a basso reddito”,

l’appello di Truzzi. “Prima che si verificasse l’invasione russa dell’Ucraina – precisa – abbiamo valutato l’impatto di determinati costi pari a complessivi 38,5 miliardi, 1.480 euro a famiglia. Una stima che abbiamo prontamente aggiornato la settimana scorsa e che è salita di 300 euro”. Confidando in un conflitto non di lunga durata, il presidente di Assoutenti ritiene che

“gli effetti economici li sopporteremo per tutto il 2022: in proiezione, con i dati che abbiamo oggi, non si ridurranno. Sarà un anno molto difficile per le famiglie. Ed è per questo che fa bene il Governo a pensare ad ulteriori, urgenti provvedimenti per tenere fermi i prezzi”.