• on novembre 19, 2021

Confine Polonia-Bielorussia: come siamo arrivati a questo punto?

Attualmente mi trovo in Polonia, a Varsavia. A circa 250 km da qua si trova il confine Kuznica-Bruzgi con la Bielorussia, dove nei giorni scorsi almeno 4000 migranti provenienti soprattutto dal medio-oriente hanno cercato di attraversare la frontiera. Le persone sono accampate in territorio bielorusso, sorvegliate dai militari. Secondo le notizie di ieri, 18 novembre, pare che i migranti siano stati spostati in un luogo riparato, un magazzino per la logistica che di solito serve allo smistamento dei pacchi. Le informazioni e i primi video mostrano liti e tensione per cibo e acqua, sembra che non ci sia posto per tutti all’interno della struttura.
Dall’altra parte invece un muro umano di migliaia di militari, poliziotti e guardie di frontiera è stato schierato dalla Polonia per impedire l’ingresso nel Paese, operando respingimenti violenti e illegali secondo il diritto internazionale ed europeo.
Da una decina di giorni le notizie di quella che viene definita come l’ennesima “crisi migranti” si trovano nei maggiori quotidiani e telegiornali. Tutto inizia però questa estate, quando le compagnie aeree bielorusse hanno iniziato a collegare la capitale Minsk con voli in partenza da Beirut, Damasco, Istanbul, Iraq mentre lo stato Bielorusso ha iniziato a rilasciare visti turistici attraverso procedure semplificate. Per le persone che intendevano lasciare quei Paesi era davvero una grande occasione poter viaggiare fino al confine con l’Unione Europea in aereo, senza particolari rischi e con una spesa economica minore rispetto al resto delle altre rotte migratorie. Piano piano la diffidenza iniziale rispetto ad una nuova via per raggiungere l’Europa ha lasciato la strada alla speranza.

In estate un ragazzo siriano con cui lavoro in Grecia ha iniziato a ricevere numerose chiamate da connazionali per avere informazioni rispetto a questa nuova rotta. In agosto più di 4.000 migranti sono entrati in Lituania dalla Bielorussia e, in risposta a questi numeri, il Paese ha iniziato ad effettuare respingimenti e avviato la costruzione di un muro. Nello stesso periodo la Polonia ha iniziato a inviare al confine più guardie di frontiera, predisponendo reti con filo spinato.

A inizio settembre è stato introdotto lo stato di emergenza in un raggio che va dai 3 a 5 km dal confine con la Bielorussia.

Questo significa che ad oggi nessuno può entrare se non è residente, quindi dall’esterno giornalisti, ong, medici, non sono ammessi. Solo militari, polizia e guardie di frontiera possono entrare e non si possono avere informazioni dirette e indipendenti se non dalle persone che abitano lì o dai migranti stessi.

L’approccio del governo polacco, giustificandosi con l’obbligo di difendere il confine dall’ingerenza bielorussa, è quello di respingere o arrestare le persone che superano il confine, persone spesso stremate dopo giorni nelle foreste e settimane vissute in ripari di fortuna.

Nel mentre i leader europei supportano il governo polacco, Lukashenko minaccia di chiudere le tubature che conducono il gas in Polonia e le persone che fuggono da Stati come Siria, Afghanistan e Iraq sono bloccate davanti alle porte di un’Europa che sembra non volerli.

Intanto il confine uccide.

Due giorni fa c’è stato il funerale di Ahmad Al Hassan, siriano di 19 anni mentre oggi i soccorritori del Polskie Centrum Pomocy Międzynarodowej hanno soccorso una coppia di siriani che da un mese e mezzo si nascondeva nel bosco. La donna ha informato i soccorritori che il suo bambino di un anno era morto nella foresta.