• on luglio 13, 2021

Card. Collins (Toronto): “La Chiesa cattolica in Canada deve continuare a chiedere perdono”

Dare un nome ad ogni bimbo, conoscerne la storia e soprattutto la causa di morte, sarà un’impresa molto difficile.  Nelle tombe ritrovate attorno alle scuole residenziali dove erano stati portati con la forza i figli dei nativi canadesi, tutto è avvolto nel silenzio, nell’incuria dei registri, nel più assoluto anonimato. È quanto emerge da un Documento redatto dall’arcidiocesi di Toronto e inviato per mail il 9 luglio ai giornalisti personalmente dall’arcivescovo card. Thomas Collins. “Da un recente sondaggio – scrive l’arcivescovo – emerge che solo il 10% dei canadesi ha una conoscenza approfondita della storia delle scuole residenziali. Sappiamo anche che molti cattolici hanno chiesto informazioni aggiuntive”. Per questo motivo, l’arcidiocesi di Toronto ha preparato un documento, cercando di rispondere a 8 domande che frequentemente vengono poste alla Chiesa. L’arcivescovo invita tutti a leggere attentamente il rapporto ma prima ammette: “Riconosciamo la terribile sofferenza che ha avuto luogo e condanniamo il sistema, istituito dal governo federale e gestito da comunità di fede, che separava i bambini, spesso con la forza, dai loro genitori e tentava di privarli della loro lingua, cultura e identità. La Chiesa cattolica deve continuare a chiedere perdono per il nostro coinvolgimento in questa storia oscura. È innegabile che alcuni insegnanti cattolici (sacerdoti, religiosi e religiose e personale laico) incaricati della cura dei bambini nelle scuole residenziali hanno aggredito la dignità degli studenti attraverso maltrattamenti, abbandono e abusi”. L’arcivescovo Collins ricorda che dal 17 al 20 dicembre, una delegazione di popoli nativi del Canada farà  visita a Roma per parlare personalmente e tutti insieme con Papa Francesco e soprattutto fa sapere che attualmente, le diocesi di tutto il paese, inclusa l’arcidiocesi di Toronto, stanno discutendo per un rinnovato sforzo finanziario volto a raggiungere l’obiettivo di raccogliere 25 milioni di dollari canadesi.

Quante erano le scuole residenziali gestite dalla Chiesa cattolica e quale il loro obiettivo. Il sistema scolastico residenziale federale è iniziato intorno al 1883. Si stima che tra il 1883 e il 1996, 150.000 bambini di età compresa tra i 3 e i 16 anni siano stati costretti a frequentare le scuole residenziali federali. Delle 139 scuole residenziali individuate nell’Indian Residential School Settlement Agreement (IRSSA), il 46% (64 scuole) era gestito da enti cattolici; circa 16 delle 70 diocesi cattoliche del Canada erano coinvolte senza contare dozzine di comunità religiose. Per oltre un secolo, gli obiettivi centrali della politica aborigena del Canada era quella di eliminare i governi aborigeni; ignorare i loro diritti e, attraverso un processo di assimilazione, fa sì che i popoli aborigeni potessero cessare di esistere come entità. L’istituzione e il funzionamento di scuole residenziali erano un elemento centrale di questa politica. A costo di sottrarre con la forza i bambini dai loro genitori e “ricostruirli culturalmente e linguisticamente”.

Quali le cause di morte. La Commissione per la verità e la riconciliazione ha identificato 3.200 decessi ma il numero di bambini deceduti è stato aggiornato di recente ad almeno 4.100. A causa della scarsa tenuta dei registri da parte delle chiese e del governo federale – si legge nel Documento dell’arcidiocesi di Toronto -, sarà molto difficile conoscere il numero esatto delle vittime. Il governo e le scuole non hanno registrato il nome e il sesso dello studente morto. Nei casi in cui è stata segnalata, la tubercolosi è stata la principale causa della morte, pari al 48,7% (896 casi) dei decessi. Le altre cause sono state l’influenza (compresa l’epidemia di influenza spagnola del 1918-19) e la polmonite. D’altronde, denutrizione e malnutrizione rendevano particolarmente vulnerabili i bambini alle malattie. Nei registri risulta anche che almeno 33 studenti sono morti durante la fuga.

Esistono file segreti? Già da anni – si legge nel documento – la maggior parte delle istituzioni cattoliche che gestivano scuole residenziali, ha iniziato a condividere i propri registri. Il cardinale Thomas Collins, insieme ad altri vescovi canadesi, hanno pubblicamente invitato le istituzioni cattoliche a condividere le informazioni se ancora non l’hanno fatto. Non ci sono prove che in Vaticano siano nascosti file segreti relativi alle scuole residenziali. Purtroppo, la ricostruzione della verità si scontra oggi con il fatto che molti dei registri in possesso sono andati persi nel tempo se non addirittura distrutti. Tra il 1936 e il 1944, il governo federale distrusse 200.000 fascicoli.