• on dicembre 9, 2021

Campagna 070, un impegno concreto del nostro Paese che è banco di prova per una politica estera lungimirante e organica

Rafforzare la cooperazione allo sviluppo perché sia non espressione di una generosità superficiale, bensì “parte integrante e qualificante” della politica estera italiana, come previsto dalla legge 125 del 2014. È questo, nelle parole di Ivana Borsotto, presidente di Focsiv e portavoce dell’iniziativa, l’obiettivo cui punta la Campagna 070 “Il mondo ha fame di sviluppo”, alla quale aderiscono diverse sigle del mondo della solidarietà, presentata pochi giorni fa. La cifra allude alla quota – lo 0,70 % del Prodotto interno lordo – da destinare alla cooperazione internazionale e allo sviluppo equo e sostenibile, in ossequio a quanto sottoscritto dall’Italia 50 anni fa in sede Onu.
Attualmente l’Italia è ben lontana da tale traguardo: se in passato la quota di risorse per la cooperazione è cresciuta, pur con un andamento altalenante fino al 2017, da quell’anno invece è andata calando, per tre anni di fila. Risultato: nel 2020 il nostro Paese ha destinato 3,7 miliardi di euro, ossia il 0,22 per cento del Pil. Molto, molto meno di quanto hanno fatto la Germania (0,74) e la Francia (0,60). Pure Regno Unito e Giappone fanno meglio di noi, così come Olanda, Norvegia e Svezia.
Vero è – come ha rilevato Borsotto – che “nel testo all’esame del Parlamento c’è un’inversione di tendenza, con 99 milioni in più per il 2022 e poi fondi aggiuntivi fino al 2026, per un totale di un miliardo e 200 milioni”.

Ma questo non autorizza ad abbassare la guardia, anzi: troppe volte abbiamo assistito a tagli repentini di fondi e a farne le spese sono spesso stati gli ultimi. Per questo motivo, la Campagna 070 – che si avvale del patrocinio di Asvis, Caritas italiana, Forum nazionale del terzo Settore e Missio – vuole provare a influire sui contenuti della legge di bilancio all’esame del nostro Parlamento italiano e, in prospettiva, riaffermare l’importanza della cooperazione allo sviluppo in un mondo sempre più interconnesso.

Del resto, come ha spiegato Marina Sereni, viceministra degli Affari esteri e cooperazione internazionale: “Ci sono sfide mondiali che senza una cooperazione globale e strumenti multilaterali non possiamo risolvere. Non è possibile nemmeno per il Paese più potente e ricco del mondo. La cooperazione è dunque sì figlia di buoni sentimenti, ma anche di una scelta razionale: cooperare significa fronteggiare meglio minacce e pericoli”.

I promotori della Campagna avanzano due ulteriori richieste: costituire un fondo di emergenza da 200 milioni di euro che permetta di rispondere alle sfide globali, anche sul piano climatico; approvare un ordine del giorno che impegni il governo a rendere pubblici gli incrementi progressivi degli aiuti allo sviluppo rispetto all’obiettivo intermedio dello 0,50 nel 2027 e dello 0,70 nel 2030.
“In un mondo che è a rischio per le tre “I” di ingiustizia, di inquinamento e di instabilità, anche all’Italia è richiesto un rafforzamento delle sue responsabilità internazionali”,sottolinea ancora Borsotto, chiedendo al mondo politico italiano uno “sguardo lungo”. La cooperazione internazionale non è uno dei temi sui quali si vince o si perde alle urne. E, tuttavia, rappresenta un banco di prova per una politica estera lungimirante e organica. Una politica con la P maiuscola, insomma. Come ricordava De Gasperi: “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”.